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HO VISTO UN’AMICA COME ME

5 maggio 2017

Dopo che Mr Late mi ha lasciata con un paio di calzini in mano e lo spazzolino pendente dalle labbra, in pochi mesi anche una delle mie amiche più care è stata a sua volta lasciata dal ragazzo con cui conviveva. Stavo iniziando ad alzare lo sguardo da una avvenente depressione e lei mi faceva ricadere in 5 secondi netti in tutta la sofferenza che pensavo fosse ormai alle spalle (avrei saputo solo più tardi che ci vuole di più, molto di più, per liberarsi dall’angoscia e dalla rabbia).
Avevo smesso di piangere il mio abbandono da poco, e con lei ricominciai a piangere la tristezza, la sofferenza che avevo provato -che a tratti provavo ancora- e piangevo la visione retrospettiva che avevo di me, seduta a gambe incrociate sul pavimento, singhiozzante e stremata dalla stanchezza del non avere più vicino quello che pensavo essere il mio compagno. Soffrivo per aver sofferto tanto. Mi facevo pena in ritardo.

Ci siamo alzate insieme e da sole, io e la mia amica cara. Ora sorridiamo, e siamo donne più forti e nuove, anche se ancora non sempre è facile.

Un paio di mesi fa, un’altra mia amica, fidanzata da 8 anni e da 2 convivente, è stata a sua volta lasciata dalla sera alla mattina.
E’ arrabbiata, triste, sola, disperata. Non si dà pace, si chiede i se e i forse che non dovrebbero essere chiesti più, a posteriori. Scruta messaggi, accessi al cellulare, foto postate e frasi riportate. Si rovina la vita dando la colpa della sua vita rovinata a lui.
Non posso fare molto e piangere insieme non voglio, non posso e per fortuna non ne ho bisogno più. Posso ascoltare, annuire, condividere le sensazioni -in gran parte disfunzionali- che guarda caso ci accomunano tutte in questi casi.
E le dico che la tristezza non passa facilmente, che non creda che da un giorno all’altro si sveglierà senza un nodo alla gola, che non pensi che non ci saranno più notti piene di incubi e risvegli pieni di singhiozzi. Che non passa in pochi mesi, che a distanza di anni ancora ci penserà, che si chiederà se poteva andare diversamente -poteva andare diversamente?-, che nessuno ci sarà nei tramonti al buio, nelle notti insonni, che nessuno la vedrà quando consumerà rotoli di carta igienica per soffiarsi il naso, perchè noi ci siamo, gli amici, la famiglia, ci sono, ma non sempre. Che è da sola che deve salvarsi il culo, che è da sola che deve tirare fuori la forza di non deprimersi, che è così facile, così facile, deprimersi. Che deve decidere di fare cose, di spostare il suo corpo fuori di casa, di aprire la finestra far entrare il sole ascoltare musica allegra andare a camminare nel sole decidere di iscriversi in palestra andare a correre in piscina a fare un viaggio anche da sola, tirare fuori se stessa e credere di potercela fare, anche se è così difficile, perchè lo è.
Anche se è facile, dall’esterno, dire di darsi una mossa, anche se è facile dire di voltare pagina, di andare avanti.
NON LO E’.
Non è facile. E’ tremendamente difficile. Quando quello che credevi essere metà del tuo mondo se ne va.  Si cercano giustificazioni, spiegazioni, motivazioni, che anche se esistono -voglio credere che esistano- non ci riguardano più. Quello che ci resta, quello che abbiamo nostro, è il tempo, il corpo, la mente. Nutrirli e coltivarli e accarezzarli è il nostro compito. Talvolta anche darci un calcio in culo e metterci in moto.

Ascoltando lei, la sua sofferenza, guardando me e la mia vita oggi, a un anno e mezzo, sorrido. A volte fa ancora male, ma meno, incommensurabilmente meno. La mia vita è molto più ricca perchè io l’ho resa tale, mi sono messa in moto. Ho fatto, mi sono mossa, ho conosciuto, sono cambiata. E’ stato difficile? Sì, lo è stato e molto.

Ma guarda chi sono ora, guarda che forte sono, ho smesso di piangere da qualche tempo, la mia vita è bella, c’è il sole sempre, sempre anche quando piove.

MI HANNO DETTO TORNA A SCRIVERE

4 aprile 2017

Mi hanno detto torna a scrivere, ed io, che sono una brava bambina diligente e che rispondo agli ordini con premura e sottomissione (ehm), eccomi qua.

Ho cambiato lavoro, ve l’ho detto. La destinazione è stata quel paese raggiungibile in macchina che tanto bramavo, e bramavo perchè le altre possibilità includevano nel pacchetto un trasferimento di cui non avevo alcuna intenzione, dunque, sebbene io percorra ora circa 100 km al giorno per andare a guadagnarmi la pagnotta (uhm), sono comunque felice di tornare dopo ogni turno alla mia casetta, al mio paesino, alla mia pianura vista Alpi.
Rianimazione, per dirla con più precisione. Che sticazzi, direte voi, e un po’ anche io.
Sono ormai più di due settimane che ho cominciato con l’affiancamento, e mi piace. Mi piace proprio proprio tanto.
Anche se anche se anche se, ma poi magari in futuro.
Comunque sono stanca. Tanto tanto tanto stanca. Ma tanto che tipo zzz.

La torta salata intanto cuoce in forno, il minestrone, che non è primaverile ma ne avevo tanta voglia, si sta raffreddando un po’.

Ho comprato una bici. Una bicicletta da corsa. Una bicicletta da corsa che ho pagato con il mio ultimo stipendio pieno. Porca troia. Chi l’avrebbe mai detto che una cosa con due ruote un manubrio e un sellino potesse costarmi uno stipendio. Chi.
Ebbene ho fatto questo investimento per seguire un po’ la passione del Giovine a cui mi accompagno, appassionato di bici. Che scelta sciocca, direte voi, e un po’ anche io. E invece no, perchè, contro ogni previsione, questa cosa di scorrazzare su e giù pedalando, senza emettere scorie inquinanti, andando abbastanza veloce, bruciando chilometri e vedendo i paesaggi avvicinarsi e allontanarsi ad una velocità che a piedi mai sarebbe possibile, ebbene, mi piace.
E dunque ho pedalato i miei primi 500 chilometri in queste settimane, e vado particolarmente fiera dei miei miglioramenti, dell’incremento di velocità, della sensazione di stanchezza e libertà.

Il Giovane sopraccitato ed io circumnavighiamo i 4 mesi di frequentazione e io sono contenta, e quando mi sveglio alle 5.30 per andare a lavorare e lui dorme ancora salgo in macchina e non riesco a staccare il mio pensiero da lui, dai suoi abbracci e dai suoi modi belli e attenti e dal suo sorriso e dalla sua voce, la sua voce soprattutto e le sue mani, e dalle attenzioni che io non ho verso me stessa e che lui ha.
Fatico comunque ancora a staccare la testa, a lasciarmi andare e volare a centimetri da terra, fatico ad affidarmi, fatico a credere che l’amore esista e che il prendersi cura e l’esserci possa ancora esistere, esista. Lui non colpevole paga la mia razionalità, il mio cinismo e talvolta il distacco, che no, non vorrei, ma che c’è, e fa ancora male, e ancora se ci penso mi arrabbio, mi arrabbio tanto, troppo, e penso che forse tutta questa rabbia che c’è ancora mi sia di impedimento a creare qualcosa, o che forse non sono abbastanza follemente perduta adesso da dimenticare i torti o fregarmene solamente, eppure voglio giustificarmi e mi dico che il male che ho sofferto, che non credevo possibile esistere, quel male sfumato ora, ma contro cui ho combattuto, contro cui mi sono impegnata fortemente ma che avrebbe potuto portarmi lontano, in basso, ha lasciato lividi profondi e ci vorrà tempo, tanto tempo e tante carezze lenitive, prima di dimenticarlo, prima di lasciarmi ancora scoperta del tutto, all’altro, alla cura, alle tenerezze che ho scoperto a mie spese possono diventare da un giorno all’altro pugni.
Non penso al futuro, ma il presente è dolce e molto bello.

SI GIRA UN’ALTRA PAGINA

5 marzo 2017

Cambio lavoro.
Oggi sarà il mio ultimo turno, pomeriggio.
Per una volta non cambio lavoro perchè hanno sorpassato il limite, perchè mi sono scazzata, perchè non mi piaccia. Cambio lavoro come le persone adulte, per andare là dove le condizioni sono migliori.
Lascio colleghi con cui rido e scherzo e collaboro, un luogo che adesso conosco e in cui mi muovo bene, un’organizzazione che sebbene strida in alcuni momenti, non è male e a cui mi sono abituata.
Lascio tutto questo per il boh.
Una strada più lunga, un ospedale più grande, un reparto più tecnico.
Un tempo indeterminato che sapete quanto prurito e voglia di partire mi faccia venire.
Colleghi nuovi e mille mille cose da imparare.
Ma va bene.
La mia vita va avanti.
Un altro cambio, un altra pagina da voltare.
Tante persone da custodire, tanti momenti da ricordare.

DEI TRASFERIMENTI E DEL FORNO CHE SFORNA COSE

3 febbraio 2017

Era un sacco di tempo che non facevo una torta.
In forno sta cuocendo, alle nocciole, complici nocciole in avanzo, tempo in avanzo, amore.
Quello non avanza mai.

Il pane, nella macchina del pane, lievita prima della cottura.

Il pesce è in attesa delle patate e dei pomodorini prima, del forno poi.

Oggi qua piove, in montagna c’è il sole, ho preferito mettere freno alla mia voglia di andare a sciare, devo studiare devo, il 10 c’è l’orale del concorso, devo studiare devo, non ne ho voglia, ho così poca voglia di rimettermi sui libri, li sfoglio e penso questononloso questononloso questolodovreisaperemanonloso. Che depressione. E che senso di colpa!

Nel frattempo mi hanno chiamata da Torino, avevo fatto un concorso, l’anno scorso, posizionatami 74esima, su 350 in graduatoria, e su più di 3000 partecipanti al concorso (numero questi numeri solo per tirarmela, va mo là che brava sono stata), mi hanno chiamata dicevo, e non sono troppo contenta perchè con buona probabilità questo significherà che devo trasferirmi e io di trasferimenti non ho alcuna voglia.
D’altro canto sarebbe da sciocchi rinunciare al posto fisso nello statale (brividi di raccapriccio) e rimanere con l’agenzia interinale che un giorno ci sei, il giorno dopo chissà.
Sono in attesa che mi comunichino la destinazione, e le preghiere si sprecano, vi prego, ti prego gesù, fai che mi mandino al paesino raggiungibile in auto, ti prego, ti prego, non farmi andare via da Rootscity che io amo così tanto.
Ti prego.

Sforno la torta, sforno il pane, inforno il pesce e poi, magari, nel pomeriggio, studierò anche un po’.
Magari, invece magari dormo.

DELLA MIA VITA ULTIMAMENTE, APPUNTI SPARSI

18 gennaio 2017

Mi sono data alla montagna. O meglio. Agli acquisti per la -.
Ho speso davvero tanti soldi, in questi mesi, per materiale tecnico, che non se ne ha mai abbastanza, per la sicurezza, per essere pronta a qualcosa in più. Solo che poi, per esempio oggi, faceva un freddo tale che, no, non si poteva proseguire, e il vento, il vento mi buttava giù, e non si vedeva nulla di tracciato, e di fare il canalino non se ne poteva neanche parlare, siamo scesi e al ristorante ci hanno servito dell’ottimo, ottimo!, agnello.
Lo sci, lo sci sono proprio incapace, certo iniziare a sciare a più di 30 anni mica è facile, mi giustifico, sono una schiappa, ma mi piace, e continuo ad andarci, e ho appena comprato casco e maschera quindi sabato forse si scia, e anche martedì.
In realtà possiamo dirlo chiaramente che gli sport invernali non mi piacciono, ma in attesa dell’estate che fare, se non sciare e camminare con i ramponi, e le ciaspole, e la neve e tutto è bianco e puro e fottutamente freddo.
E il concorso. Preselezione: done. Prima prova: done. Punteggio di merda, ma done. Domani prova pratica. Ho studiato? Vorrei tanto dire di sì e sentirmi a mio agio e in pace con la mia coscienza, ma no, non ho studiato proprio per nulla e il voto di merda me lo merito e nonostante io speri davvero domani di sbalordirmi con effetti speciali, temo tanto che no.
Insomma, quest’ansia che questo possa essere, anzi, è, il concorso che può stravolgere la mia vita lavorativa, e dunque la mia vita tout court, mi sfiora ma non mi spinge a darmi una mossa. Insomma, provo ad andare avanti di rendita, ma a quanto pare rendo poco. Il fatto che entrando in questa graduatoria potrei forse smettere di fare 80 km/die in auto dovrebbe incentivarmi, e invece di studiare sono qua che scrivo, dopo mesi proprio oggi. Sì, proprio oggi, embè?
Ah, un’altra cosa. Al concorso ovviamente c’era. Come chi? Lui c’era, l’ex. E ci sarà pure domani. Ma il punto non è questo. Il punto è che mi giunge voce, forse fallace e misericordiosa?, che lui, l’ex, avrebbe commentato, parlando di me, “è sempre bella”.
Egrazieastograncazzo, rispondo io con un sorrisetto da stronzetta arrogante. Ma hai visto la tua ex.non.più.ex? Ovvio che io sono bella, sono BE:LLI:SSI:MA! E ci vuole pure poco, aggiungerei, ad essere bella se sei abituato a svegliarti con quella lì di fianco, che pensa, sono anche arrivata a pensare di poter concederle di essere una bella persona. No, non bella, quello oggettivamente no. Ma come persona. Ci credo davvero? No. Ma lo posso mettere nell’insieme delle possibilità possibili in questo mondo fatto di eventi casuali ed entropici. Magari, da qualche parte in qualche galassia, lei può anche essere brava e buona e simpatica ed avere una bella voce. Magari. Forse.
Anyway.
Vorrei andare in palestra, ma ho la scusa del raffreddore, quindi finito e pubblicato questo post farò un po’ di stretching sul tappetino caro come il fuoco (16€) comprato in un momento di verve per lo yoga, momento passato circa in 10 giorni (1,6 €/die per seguire tutorial yoga su youtube, caruccio m’è costato questo momento di verve).
Il giovine, beh, il giovine. Il giovine mi fa stare bene, ma così bene che eviterò di scriverne per ora.

Yoga time. Ammortizzare i costi del tappetino!

2017, BEGINNING

11 gennaio 2017

Tra febbre e vomito ho scavallato il 2016. Ed eccoci qua.
Sto uscendo con un giovane ragazzo. Da poco più di un mese.
Sto molto bene.
Sono molto preoccupata. Di non essere più in grado di provare cose. Di non provarle più tanto intensamente quanto.
Ma sto bene.
Al bando il passato.

VA TUTTO BENE

5 dicembre 2016

Sto bene.
Mancano 10 giorni a che i 365 si chiudano a cerchio sulla serata che l’anno scorso ha decretato la fine di me come mi conoscevo.
Pensavo che sarei arrivata a questo periodo distrutta dalla mancanza e dal senso di colpa, dai se, dai congiuntivi, dalla tristezza. Ero convinta di stare vivendo un lutto disfunzionale, e, forse, invece, no.
L’ho visto, da lontano, giorni fa, ad un concorso. E non mi ha fatto alcun effetto, non mi ha mosso alcun viscere. Non ho avuto voglia di parlargli, nè di piangere, nè di chiedergli come stesse. Va bene così, strade diverse, vite diverse, è passato un anno e ho fatto molte cose, molte esperienze, conosciuto molte persone, pianto tanto, tantissimo, intensamente come mai avevo pianto prima. Ho consolato e son stata a mia volta consolata. Ho corso e la corsa mi ha indubbiamente aiutato, ho camminato, scalato, nuotato, parlato.
Sono in piedi e sorrido e va bene, va tutto bene. Ho la schiena dritta e non sto piangendo più. Non sento più il senso di colpa, il fallimento, l’impotenza.
Va tutto bene, è passato quasi un anno, va tutto bene.