Vai al contenuto

CALDO, MICOSI, CAMBIAMENTI.

7 agosto 2018

Fa un caldo porcello.
Anche il mio pc, che povero vecchio fa quel che può, si lamenta non poco con la ventola a mille il cui rumore copre la musica che spotify sta generando random dal mio cellulare.
Sudo anche da ferma, e poi mi lavo, e mi è uscita una micosi sulla pelle, circoscritta, per carità, ma il medico da cui sono stata stamattina (smontante notte, dopo due ore di sonno e due di attesa) mi ha detto “lei si lava troppo, in realtà ci laviamo tutti troppo, si metta questa crema due volte al dì per 15 giorni e si lavi meno). Che poi a lavarmi meno ci metto anche poco, che a me lavarmi non è mai piaciuto molto, ma per la carità dei miei colleghi, i miei pazienti e i miei amici, talvolta un po’ di bagnoschiuma me lo passo sotto le ascelle.
Comunque, spalmerò la crema antimicotica 2 volte die per 15 giorni, e vedremo se tornerò sana come prima.

Ho appena comprato la guida della Slovenia. E’ lì che andremo, in ferie, tra due settimane.
Se sopravvivo, ad altre due settimane di lavoro.
Quest’anno ho proprio faticato.
Il trasferimento, la sala operatoria che mi faceva CA.GA.RE., il perfavorecambiatemirepartoviprego, poi andato a buon fine, e l’attuale ginecologia che insomma, ecco, io non vorrei essere proprio una stracciamaroni, ma ecco, ecco, faccio tanta fatica.
Mi manca la rianimazione, mi manca il gruppo di lavoro dove ero prima, a volte mi mancano addirittura i 100 km di auto da e per (non è vero), mi mancano gli intubati, i monitor, la morte, il fine vita, gli anestesisti, il propofol e tutto quel mondo.
Non tarderò a cercare una via di fuga.
Che come sanno i pochi lettori di queste pagine, stare troppo ferma a me non riesce e dunque il cambiamento unica via.

Vado a preparare lo zaino.
Stasera notte, domani dormirò e poi mi sposto in montagna. Due giorni. Al fresco. Senza lavarmi. Così il mio medico è contento.
Sono così        DILIGENTE.

STORIA DELLA MIA VITA

22 luglio 2018

E’ domenica mattina ed è quasi un anno che non scrivo qua sul blog.
Ne ho avuto spesso, e molta, voglia. Problematiche pragmatiche mi hanno tenuta lontana da questi lidi, e in particolare:
la mancanza, per lunghi mesi, di una rete wifi domestica
la difficoltà di scrivere lunghi post dallo schermo di uno smarphone
ultimo, ma non ultimo
la dimenticanza della mia password wordpress, per cui svariate volte ho tentato l’accesso senza successo, e solo stamani mi sono incaponita tanto da passarci due ore e averla vinta, alla fine. La mia amata paginetta è tornata in mio possesso, ed ho subito aggiornato la password, l’indirizzo email e il numero telefonico per il recupero perchè davvero ho sudato 7 camicie/ce per ritrovarmi qua, davanti a questo foglio bianco, con le dita che scorrono sulla tastiera.
Finalmente.

E’ il 22 luglio 2018, l’estate va finendo, alle 21.30 quando esco dal lavoro è già praticamente buio pesto, e di questa stagione vacanzuola non ho ancora fatto nulla, la lascio srotolarsi pigramente tra lavoro (che ho cambiato a febbraio), e giorni di riposo. Giorni di riposo che riempio di montagna, mare, passeggiate, sport, lettura e noia. Le ferie ancora devono arrivare.
Oggi è il 22 luglio 2018 ed è domenica, nel pomeriggio lavorerò, sono a casa da sola e ancora in pigiama, sul letto, mi chiedo come stia andando la mia vita.

Convivo, non convinta.
Il giovane vecchio è il mio compagno da quasi due anni, una relazione tranquilla che non prende il volo ma neppure s’affossa. Senza deciderlo e senza parlarne ci siamo trovati a vivere a casa mia, a volte vorrei tanto, tanto, essere da sola, come questa mattina, non dover dividere niente, non dover scendere a nessun patto, a volte sono così annoiata. A volte invece no, insomma, io dopo due anni sono sempre annoiata, non so se devo imparare a convivere con queste storie et relazioni et imperfezioni, che la perfezione non esiste, oppure se sono destinata a fallimentari amoreggiamenti a breve scadenza. Di certo al momento non ho la forza nè la voglia di interrompere nulla, e posticipo decisioni che, se ci saranno, saranno più in là nel tempo.

Il fantasma del mio ex, mr Late, si fa via via più trasparente. Non scompare, questo no. Raramente lo sogno ancora, e ancora duole. Ma è una presenza sottile con cui ho imparato a convivere, che non ascolto più di tanto e che in fondo si deve fottere, nel mio cervello. C’è ma non vi bado troppo perchè cazzo non ho scelto io se se ne è andato, e son passati quasi tre anni, dunque basta.

Ho cambiato lavoro, dicevo, o meglio, ho ottenuto il trasferimento tanto bramato, lavoro a Rootscity e in ospedale ci vado in bicicletta. Bene, no?
No. Perchè sono in un reparto che non mi piace granchè e perchè le colleghe son gentili ma, e soprattutto la caposala porcatroia.

E niente. Ora che ho recuperato la password cercherò di scrivere più spesso.
Ho 33 anni, tra pochi giorni 34.
Non son più una baby, come mi disse una volta una vecchia in casa di riposo. Quasi 100 anni, “non son più una baby”, mi disse. Come ti capisco, cara, come ti capisco.
Come ogni volta che scrivo su queste pagine, sono contenta, e contemporaneamente insoddisfatta.
Storia della mia vita.
Vado a fare la seconda colazione.

 

 

 

 

 

NON CI SARA’ MAI GUARIGIONE

26 agosto 2017

Ho sentito il mio ex. Proprio adesso, 5 minuti fa.
Perchè? Perchè lo penso spesso, perchè lo sogno, perchè non ci siamo mai parlati dopo il suo andarsene, perchè due anni fa eravamo in vacanza insieme, l’ultima vacanza, e facebook me lo ricorda, perchè mi sembra di non avere più quei sentimenti così nitidi, perchè sento il cuore cauto e in sordina, perchè volevo, sì.
Mi sarebbe andato bene anche se non mi avesse risposto, invece l’ha fatto e sono state, le nostre, parole lievi, dolci e vere. Parole piene di lacrime e sorrisi e carezze. Senza scavare nei se e nei perchè, solo ci siamo detti che ci siamo nel cuore, stampati nel cervello.

Non ci sarà mai più Francesca come era prima del suo addio. Non potrò mai più amare come ho amato lui, non voglio più soffrire come ho sofferto. Il mio cuore è rotto. Ha imparato a battere anche spezzato, funziona, ha rallentato il battito ma mi tiene viva.
Non ci sarà mai guarigione totale.

QUESTA ESTATE NON E’ UNA VERA ESTATE

21 luglio 2017

Questa estate non è un’estate vera perchè non la sento come tale.
Sarà che lavoro sempre, che la settimana di ferie è V O L A T A, che non è stata neppure niente che, che se vi devo proprio dire, in Romania, non andateci che mica c’è tanto da vedere.
Stasera faccio la notte e quando faccio la notte ho l’ansia da deprivazione del sonno e quindi dormo ininterrottamente tutto il giorno anche se sonno non ne ho.
Stasera faccio la notte, ho comprato i biscotti da spartire con i miei collegucci notturni e speriamo passi veloce e indenne.

Come va la mia vita? Come va?
Cazzo, sto dimenticando di farmi un periodico esame di prospettive e ambizioni, mi lascio portare là dove la corrente spinge, non mi impegno per degli ideali, non mi impegno per dei progetti.
Lavoro, e il lavoro mi piace, nonostante i km.
Vado in montagna, che adoro, adoro.
Ho ripreso a nuotare.
Ho smesso di correre.
Amo. Amo? Amo.
Diversamente, ma amo, direi. Il giovine anziano del mio cuor, che siamo abbastanza diversi e un po’ simili, che ci ho messo quasi 7 mesi per definire fidanzato, che insomma, nonostante tutto fa ancora male quello che è stato in passato, ma lui non ne può ed è davvero una bella persona e il passato, cazzo, è passato,
Insomma, vado a cucinare cena.

PRE PARTENZA

29 giugno 2017

Quindi stasera faccio l’ultimo turno prima di una settimana di ferie. Sembrava lontanissimo luglio ed invece è già qua. Sono quasi troppo rilassata per andare già in ferie. Non mi sto godendo l’estate come vorrei, troppi turni e troppe cose da fare che poi non faccio.
Sto bene, comunque.

HO VISTO UN’AMICA COME ME

5 maggio 2017

Dopo che Mr Late mi ha lasciata con un paio di calzini in mano e lo spazzolino pendente dalle labbra, in pochi mesi anche una delle mie amiche più care è stata a sua volta lasciata dal ragazzo con cui conviveva. Stavo iniziando ad alzare lo sguardo da una avvenente depressione e lei mi faceva ricadere in 5 secondi netti in tutta la sofferenza che pensavo fosse ormai alle spalle (avrei saputo solo più tardi che ci vuole di più, molto di più, per liberarsi dall’angoscia e dalla rabbia).
Avevo smesso di piangere il mio abbandono da poco, e con lei ricominciai a piangere la tristezza, la sofferenza che avevo provato -che a tratti provavo ancora- e piangevo la visione retrospettiva che avevo di me, seduta a gambe incrociate sul pavimento, singhiozzante e stremata dalla stanchezza del non avere più vicino quello che pensavo essere il mio compagno. Soffrivo per aver sofferto tanto. Mi facevo pena in ritardo.

Ci siamo alzate insieme e da sole, io e la mia amica cara. Ora sorridiamo, e siamo donne più forti e nuove, anche se ancora non sempre è facile.

Un paio di mesi fa, un’altra mia amica, fidanzata da 8 anni e da 2 convivente, è stata a sua volta lasciata dalla sera alla mattina.
E’ arrabbiata, triste, sola, disperata. Non si dà pace, si chiede i se e i forse che non dovrebbero essere chiesti più, a posteriori. Scruta messaggi, accessi al cellulare, foto postate e frasi riportate. Si rovina la vita dando la colpa della sua vita rovinata a lui.
Non posso fare molto e piangere insieme non voglio, non posso e per fortuna non ne ho bisogno più. Posso ascoltare, annuire, condividere le sensazioni -in gran parte disfunzionali- che guarda caso ci accomunano tutte in questi casi.
E le dico che la tristezza non passa facilmente, che non creda che da un giorno all’altro si sveglierà senza un nodo alla gola, che non pensi che non ci saranno più notti piene di incubi e risvegli pieni di singhiozzi. Che non passa in pochi mesi, che a distanza di anni ancora ci penserà, che si chiederà se poteva andare diversamente -poteva andare diversamente?-, che nessuno ci sarà nei tramonti al buio, nelle notti insonni, che nessuno la vedrà quando consumerà rotoli di carta igienica per soffiarsi il naso, perchè noi ci siamo, gli amici, la famiglia, ci sono, ma non sempre. Che è da sola che deve salvarsi il culo, che è da sola che deve tirare fuori la forza di non deprimersi, che è così facile, così facile, deprimersi. Che deve decidere di fare cose, di spostare il suo corpo fuori di casa, di aprire la finestra far entrare il sole ascoltare musica allegra andare a camminare nel sole decidere di iscriversi in palestra andare a correre in piscina a fare un viaggio anche da sola, tirare fuori se stessa e credere di potercela fare, anche se è così difficile, perchè lo è.
Anche se è facile, dall’esterno, dire di darsi una mossa, anche se è facile dire di voltare pagina, di andare avanti.
NON LO E’.
Non è facile. E’ tremendamente difficile. Quando quello che credevi essere metà del tuo mondo se ne va.  Si cercano giustificazioni, spiegazioni, motivazioni, che anche se esistono -voglio credere che esistano- non ci riguardano più. Quello che ci resta, quello che abbiamo nostro, è il tempo, il corpo, la mente. Nutrirli e coltivarli e accarezzarli è il nostro compito. Talvolta anche darci un calcio in culo e metterci in moto.

Ascoltando lei, la sua sofferenza, guardando me e la mia vita oggi, a un anno e mezzo, sorrido. A volte fa ancora male, ma meno, incommensurabilmente meno. La mia vita è molto più ricca perchè io l’ho resa tale, mi sono messa in moto. Ho fatto, mi sono mossa, ho conosciuto, sono cambiata. E’ stato difficile? Sì, lo è stato e molto.

Ma guarda chi sono ora, guarda che forte sono, ho smesso di piangere da qualche tempo, la mia vita è bella, c’è il sole sempre, sempre anche quando piove.

MI HANNO DETTO TORNA A SCRIVERE

4 aprile 2017

Mi hanno detto torna a scrivere, ed io, che sono una brava bambina diligente e che rispondo agli ordini con premura e sottomissione (ehm), eccomi qua.

Ho cambiato lavoro, ve l’ho detto. La destinazione è stata quel paese raggiungibile in macchina che tanto bramavo, e bramavo perchè le altre possibilità includevano nel pacchetto un trasferimento di cui non avevo alcuna intenzione, dunque, sebbene io percorra ora circa 100 km al giorno per andare a guadagnarmi la pagnotta (uhm), sono comunque felice di tornare dopo ogni turno alla mia casetta, al mio paesino, alla mia pianura vista Alpi.
Rianimazione, per dirla con più precisione. Che sticazzi, direte voi, e un po’ anche io.
Sono ormai più di due settimane che ho cominciato con l’affiancamento, e mi piace. Mi piace proprio proprio tanto.
Anche se anche se anche se, ma poi magari in futuro.
Comunque sono stanca. Tanto tanto tanto stanca. Ma tanto che tipo zzz.

La torta salata intanto cuoce in forno, il minestrone, che non è primaverile ma ne avevo tanta voglia, si sta raffreddando un po’.

Ho comprato una bici. Una bicicletta da corsa. Una bicicletta da corsa che ho pagato con il mio ultimo stipendio pieno. Porca troia. Chi l’avrebbe mai detto che una cosa con due ruote un manubrio e un sellino potesse costarmi uno stipendio. Chi.
Ebbene ho fatto questo investimento per seguire un po’ la passione del Giovine a cui mi accompagno, appassionato di bici. Che scelta sciocca, direte voi, e un po’ anche io. E invece no, perchè, contro ogni previsione, questa cosa di scorrazzare su e giù pedalando, senza emettere scorie inquinanti, andando abbastanza veloce, bruciando chilometri e vedendo i paesaggi avvicinarsi e allontanarsi ad una velocità che a piedi mai sarebbe possibile, ebbene, mi piace.
E dunque ho pedalato i miei primi 500 chilometri in queste settimane, e vado particolarmente fiera dei miei miglioramenti, dell’incremento di velocità, della sensazione di stanchezza e libertà.

Il Giovane sopraccitato ed io circumnavighiamo i 4 mesi di frequentazione e io sono contenta, e quando mi sveglio alle 5.30 per andare a lavorare e lui dorme ancora salgo in macchina e non riesco a staccare il mio pensiero da lui, dai suoi abbracci e dai suoi modi belli e attenti e dal suo sorriso e dalla sua voce, la sua voce soprattutto e le sue mani, e dalle attenzioni che io non ho verso me stessa e che lui ha.
Fatico comunque ancora a staccare la testa, a lasciarmi andare e volare a centimetri da terra, fatico ad affidarmi, fatico a credere che l’amore esista e che il prendersi cura e l’esserci possa ancora esistere, esista. Lui non colpevole paga la mia razionalità, il mio cinismo e talvolta il distacco, che no, non vorrei, ma che c’è, e fa ancora male, e ancora se ci penso mi arrabbio, mi arrabbio tanto, troppo, e penso che forse tutta questa rabbia che c’è ancora mi sia di impedimento a creare qualcosa, o che forse non sono abbastanza follemente perduta adesso da dimenticare i torti o fregarmene solamente, eppure voglio giustificarmi e mi dico che il male che ho sofferto, che non credevo possibile esistere, quel male sfumato ora, ma contro cui ho combattuto, contro cui mi sono impegnata fortemente ma che avrebbe potuto portarmi lontano, in basso, ha lasciato lividi profondi e ci vorrà tempo, tanto tempo e tante carezze lenitive, prima di dimenticarlo, prima di lasciarmi ancora scoperta del tutto, all’altro, alla cura, alle tenerezze che ho scoperto a mie spese possono diventare da un giorno all’altro pugni.
Non penso al futuro, ma il presente è dolce e molto bello.