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UPDATE PER DIRE SEMPRE LE STESSE COSE

22 agosto 2016

In questi giorni di introspezione e elucubrazione sono giunta a sintetizzare il mio più grande problema attuale

sono ancora innamorata di lui

Sono passati otto mesi e ancora lo sogno, ancora ci penso, ancora chiedo alle amiche di farmi sbirciare dal loro telefono il suo profilo di facebook, che io ho saggiamente bloccato, mimando un conato di vomito quando vedo le foto con la sua ex.non.più.ex.
Chiedo sue notizie, mi informo, ci penso, non riesco a guardare le foto, mi perdo nel pensare a cosa facevamo insieme un anno fa, mi faccio del male, cazzo, mi faccio così male.
Mi faccio del male anche considerando le brevi, e disastrose, storielle che ho avuto in questi pochi mesi, uno peggio dell’altro, ragazza facciamo qualcosa per affinare la ricerca, smettila di cercare nei repartini di psichiatria che non è il caso, ne vorremmo uno, uno solo, che non sia ossessivo, celatamente sposato, geloso, possessivo, noioso, ignorante, egoista, poliamoroso.

E di fatto, non so neppure più scrivere.

HO PERSO L’AMORE

5 luglio 2016

[E intanto un mese fa questo blog amato e bistrattato ha compiuto 10 anni!]

Sono stata in ferie e nonostante i più mi dicano che essere partita per tre settimane, da sola, sia da coraggiosi, io continuo a pensare che il coraggio sia cosa diversa.
Che il coraggio sarebbe seguire quella vocina interna che ti suggerisce di andare, di amare, di lasciare, di respirare a fondo e abbandonarti.
Ma questo coraggio non ce l’ho ancora, cerco di recuperarlo, di scovarlo in me, da qualche parte dev’essersi annidato, mi serve e mi serve subito.

In ferie ho sognato che l’attuale compagna di Mr Late, ovvero la sua ex precedente me, aveva una relazione con mio padre, andava a trovarlo in ospedale, tutta moine e carezzine, e io ero così triste, impotente, delusa, ferita, e mi arrabbiavo con mia madre che permetteva tutto, mi arrabbiavo con mio padre per essersi innamorato di una così, mi arrabbiavo con me per tutta la sofferenza che imputavo a questa donna, che oltre ad avermi portato via il mio uomo (questa la percezione, quantomeno), mi stavo portando via la famiglia, la serenità, il sorriso. Mi sono svegliata in un mare di lacrime e sconfitta.

Sono arida, ho il cuore e lo stomaco che non battono più.
Tanto posso essere entusiasta, e allegra, e bagnata là sotto, quanto sono desertica nel compartimento cardiaco. E se, come dice il mio saggio amico Smemorino, “bisognerebbe enucleare a fondo la situazione, per poi capire che ci inaridiamo, che pensiamo di aver capito come gestire certi problemi e invece siamo solo dei furbetti, maghi del dribbling, paurosi trentenni del cazzo. Mentre un ventenne attraverserebbe un continente per un bacio”, allora enucleiamo, perchè a me l’entusiasmo di dieci anni fa manca. Manca sentirmi viva, innamorata, disposta a tutto. I km in treno senza aver dormito neanche un’ora, le chiacchierate fino a che si chiudono gli occhi, pensare che tutto sia possibile, che ce la faremo.
E il ventenne in questione, per dire, esiste.
Lui attraverserebbe un continente per un bacio che io gli ho promesso di tenergli da parte, e io continuo a ripetere che no, che sarebbe un’ecatombe, che non ci sono possibilità, che ci faremmo solo male, che non ho più l’età, che abbiamo vite troppo diverse, necessità diverse, che l’amore non cambia il mondo, che è meglio di no.
Non attraversare un continente, non farlo per me, non ne vale la pena, io sono arida e non sento più nulla, ho perso la sensibilità, ho perso l’amore.

 

NO, DOMANI POMERIGGIO LAVORO

20 maggio 2016

Svegliatami dal mal di testa che mi affligge da tre giorni – nonostante la compressa di tachicaf, il brufen, le 60 gocce di toradol-, circa un’ora fa ho guardato il telefono, per scoprire che era solo mezzanotte e poco più, e ho trovato un suo messaggio. Anche se non ho più il suo numero memorizzato, la foto profilo della gallina, che lo contraddistingue da anni, non ha lasciato dubbi sul mittente.

IMG_20160520_004708Vorrei veramente contrassegnarlo come SPAM!, rimettermi a dormire e scoprire tra qualche ora se l’oki ha avuto migliori effetti di tutti gli altri farmaci presi, ma il criceto che alloggia nella mia scatola cranica si è messo in moto, e la ruota su cui corre cigola, e col cazzo che io mi posso rimettere a dormire.

La prima risposta che mi viene in mente è MUORI.
Muori, ma muori male.

Poi ci ripenso. D’altronde morire non è poi un augurio così originale. Arricchisco l’augurio di soggetti: morite tu, lei e la vostra futura progenie.
Già suona meglio.
Ma non è l’unica alternativa. Mi viene in mente una sequenza di risposte che vanno da “ammazzati” a “zitto tu stronzo”, rigorosamente in ordine alfabetico.

Poi rileggo il messaggio.
Salve. Salve un cazzo. Chiariamoci. Sono passati cinque mesi e una settimana da quando te ne sei scappato alla chetichella portandoti via gli ormai famosi calzini, di questi cinque mesi tre li ho passati nel vano tentativo di comunicare con te senza alcuna risposta a parte l’indifferenza totale, e te ne esci con salve.  Salve deriva dal latino ed era augurio di salute e benessere, ma se riesci a seguirmi fai con me un salto indietro di qualche riga e: muori. 

Bene. Bene cosa? Bene aggettivo? Bene sostantivo? Anche bene deriva dal latino bonus, buono, ma io qua di buono non vedo proprio alcunchè, neanche uno spiraglio di bontà, dimmi perchè scrivi bene, spiegamelo, che io di bene ne avrei voluto tanto in questi mesi, ma no, non mi pare proprio ci sia niente di buono, di positivo, di corretto nè di giusto.
La prossima volta usa dei sinonimi, che so, male, malissimo, pessimo, stomaco spaccato, cervello spappolato, cuore rattrappito, ma non usare più la parola bene, non in un messaggio che indirizzi a me, non in un pensiero che indirizzi a me, di bene non c’è nulla in tutto ciò, di bene non c’è proprio nulla.

Scusa se ti disturbo. Il mio disturbo, ti assicuro, lo conoscerà presto il mio psichiatra, non scusarti di questo. Scusati invece del fatto che non mi hai più risposto quando ti chiedevo, ti imploravo, di parlare e di chiarire. Scusati piuttosto di essertene andato senza neppure dirmi ciao. Scusati per avermi fatto scoprire che di nessuno mai, di nessuno nè mai, potrò fidarmi più. Scusati per aver ammazzato in silenzio la bambina allegra che albergava in me.

Come stai? Bene, non si vede?

E parliamo del basso, unica reliquia dimenticata a casa mia durante la fuga di dicembre. Il basso che mi hai chiesto più volte di lasciare presso il pub dove usavamo trascorrere piacevoli serate, per poterlo recuperare senza dovermi incontrare. Richiesta a cui io ti ho detto più volte, stocazzo, alzi il culo e porti la tua bella faccia davanti a me, e io ti darò educatamente il tuo basso e l’amplificatore e poi potrai andartene bellamente a morir suonare affanc in giro per la granda.
Beh, ora l’idea di lasciare basso e ampli al pub, o in panetteria, e scappare quatta quatta, non mi pare poi così una cattiva idea. Immaginare di reincontrarti mi stimola vomito e subbuglio intestinale, il che contemporaneamente diventa di difficile gestione.
Potrei farti avere il basso in comode rate mensili, cominciando con un tubetto di colla vinilica. In un patio d’anni potresti cimentarti nel ruolo del giovane liutaio e vedere come te la cavi a assemblare strumenti musicali. In tempi di crisi una competenza in più non va sottovalutata.

E smettere di rompere. Tesoro, ragazzo pieno di barba ma in fondo imberbe, giovine spensierato, tu non sai quanto hai rotto. Tu non hai idea di cosa si è rotto.
Il giorno che tutto tornerà al suo posto e a funzionare regolarmente, pur con le cicatrici sottolineate dall’oro di quei saggi dei giapponesi e dai fili chirurgici non riassorbibili, quel giorno, io e il mio psicoterapeuta andremo a fare il tour dei bar con le stelle filanti e i coriandoli colorati, le orecchie da coniglio e un vestitino da giullare di corte. Quel giorno, che ad oggi non vedo all’orizzonte, sarà il giorno in cui smetterai di rompere. E sarà un giorno di festa grande, di sole pieno, di serenità fatta di niente.

No, non puoi passare domani pomeriggio.
Domani pomeriggio lavoro.
Per fortuna lavoro.

IL TEMPO E’ GIUSTO

3 maggio 2016

Mi sono riletta i post degli ultimi mesi, in una vena autoreferenziale che non celo.
Madonnasacra quanta tristezza.
E dire che bastava venire a sapere che era tornato dalla sua ex, per darmi quella bastonata necessaria a resettarmi.
Perchè ora non ci penso (quasi) più, quando ci penso non mi intristisco, non mi arrabbio, non mi pento, non mi dispero, semplicemente penso meglio così, meglio allora che poi, meglio lontano da me che con me. Meno mille punti, partita chiusa, abbiamo perso, miseramente, ho perso e l’errore è stato a monte, di valutazione.

Ma ora basta, la primavera è avanzata, il tempo è quello giusto, per voltare pagina.

CHE IO NON CAPISCO UN CAZZO IN FATTO DI UOMINI

25 aprile 2016

Io non ve l’avevo detto, ma a dicembre ho cambiato lavoro. Certo, era ben più importante farvi sapere che Mr Late aveva alzato i tacchi compresi di calzini e maschera e boccaglio per sparire dalla mia vita, la notizia lavorativa è passata in ultima posizione nella mia agenda.
Ho cambiato lavoro e ne sono felice.

Tutto questo per dirvi che.
No, niente, perchè lo sappiate.

 

E invece, ben più denso di significati, Mr Late è tornato con la sua ex. Quella di cui io ho sempre avuto timore, che ho sempre pensato che forse non era chiusa davvero, checchè lui mi dicesse che non c’era più nulla. Appunto, così nulla che son tornati a frequentarsi. E sì che la minestra riscaldata blabla e che non durerà…ma stocazzo, secondo me tra un po’ mi verranno a dire che diventa padre e io così mi sparo un bel proiettile in fronte e via.
Comunque, che io non capisco un cazzo in fatti di uomini non solo sono le mie relazioni passate a confermarmelo, ma anche quelle future. O forse no, forse la chiudo qua.

HO TOLTO LA NOSTRA FOTOGRAFIA DAL MURO

11 aprile 2016

Ho tolto la nostra fotografia dal muro.
Ho preso i due scatoloni di ciò che in questi mesi di suo ho trovato sparso per casa, ciò che è sfuggito alla sua fuga dicembrina fatta in fretta e furia prima che io rientrassi in casa, e li ho portati in cantina.
Ho pianto coi singhiozzi per l’ora successiva, poi ho chiamato un mio amico ti prego parliamo di qualcos’altro, e mi sono calmata.

Che io da quattro mesi sia monopolizzata da questo pensiero, mi fa paura.

Ho smesso di scrivergli.
A tratti. Smetto, poi gli scrivo, poi smetto di nuovo. Per un po’. A volte mi assale questa urgenza di dirgli delle cose, e gli scrivo. Lui legge, non risponde.
Mi bloccasse, almeno, mi mandasse a fanculo. No. Indifferenza, che cristodio, è la cosa peggiore e lo dicevano già i filosofi della Grecia antica.

Mi sento molto sola, nonostante sola io non lo sia affatto. Mi sento sola perchè non c’è lui che pensavo fosse l’unica persona con cui sola non mi sarei sentita mai. E lo so che devo stare bene con me stessa, e perdonarmi e perdonarlo e andare avanti, e tutte queste cose che leggo compulsivamente su “huffington post” 10 regole per vivere senza rimpianti, 6 consigli per superare gli -enta, 4 must per volerti più bene eccetera che puntualmente compaiono come letture consigliate sulla mia pagina facebook.
A parte il capitolo sui test gravidici nelle pubblicità di youtube.

Mi sento sola e non sto male da sola. A volte vorrei essere sola davvero per poter piangere per sempre su questo fallimento. Poi tocca rispondere al telefono, andare a lavorare, vedere la gente al supermercato. Togliersi il pigiama, pulire il trucco sbavato, smettere di soffiarsi il naso nelle maniche della felpa.
Al lavoro se racconto qualcosa di questa -triste- storia, le mie colleghe ridono. Perchè la racconto così, da ridere. Tipo “quella sera in cui ha portato via i calzini e il mio caricabatterie”. La gente ride. Non capisco se per i calzini o per il caricabatterie.
Mi prendo in giro come vorrei riuscire a fare.
Poi lo dico anche, “guardate che a casa i fazzoletti non si son mai sentiti così utili, distilliamo centilitri di lacrime alla settimana”, ma no, loro ridono perchè io lo dico così, che ciò che pensavo ci fosse più bello nella mia vita non c’è più, non sanno mica che rischio la congestione emotiva ogni volta che il pensiero mi sfiora (sempre, mi sfiora a badilate sempre).

Che poi sto bene eh.
Sto persino facendo una dieta (la sto facendo da novembre, dai tempi non sospetti, quando a febbraio la dietista ha visto che non ero calata di un chilo a pagarlo, mi voleva abbandonare con un semplice forse non è il momento giusto per te, questo, per dimagrire, se vuoi ci rivediamo più in là, davanti al quale stavo per mettermi a piangere e implorarla ti prego non abbandonarmi anche te ti prego, e ci siamo accordate su un ultimo periodo decisivo, l’attuale, in cui forse impegnandomi a sostituire tutte le schifezze che mangiavo con carote crude, sto vedendo i primi risultati), sto facendo sport, sto dormendo molto, scrivendo poco, camminando e quelle cose lì amene.

Quando passerà, quando cazzo passerà.

FORSE CI SIAMO

22 marzo 2016

Forse ci siamo ragazzi, ok.

Lui mi ha mollata.
Mi ha mollata perchè io ho messo in dubbio noi, lui, la nostra relazione.
Mi ha mollata perchè invece di affrontare con me i nostri problemi, se n’è andato.
Mi ha mollata portandosi via pure i calzini e il costume e le pinne maschere e boccaglio. A dicembre. Dicendomi che era un allontanamento temporaneo. Temporaneo. A dicembre. Costume e pinne.
Mi ha mollata e non ha risposto alle chiamate, ai messaggi, alle lacrime, le implorazioni, i per favore, i vaffanculo, i ti prego, le foto, le canzoni.
Mi ha mollata.

E sticazzi.

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