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Posted 9 febbraio 2010 by mantiduzza
Categories: Senza Categoria

Non ho nulla da dire, nè di interessante, nè di non interessante.

Ma into the blogland qualcosa di interessante si muove.
Pertanto in questa serata piena solamente di dr. House, pane e cioccolato (e stavo scrivendo pene al cioccolato – ora. parliamone.), e divano, e copertina e telefonatina di Shirley Temple blogrollo un po’ di amici.

E linko qualche post interessante:
SELENE, oggi mi lascia senza parole
LEUCO
OFFENDER
LARIO

Vabbène, buona serata.

HO DEI PROBLEMI CON IL CONDIZIONALE SPAGNOLO. MMM.

Posted 6 febbraio 2010 by mantiduzza
Categories: Senza Categoria

Despuès de dos horas mirando al vacìo, me dì cuenta que mi texis no se hubiera escrito sòla, y que no servìa a nada pensar fuerte y màs fuerte en lo que hubiera tenido que escribir, porque lo ùnico para que compariese algo escrito era escribir. Sin pensar en nada, sino escribir y escribir y dejar los dedos correr sobre el teclado hasta que pàginas y pàginas se riempiesen de letras y palabras y sentido.

Sto davanti al fuckingfile denominato TESI.doc, sessantottesima pagina, compreso frontespizio, indice, pagine bianche, biblio e sitografia. E non mi esce una sola parola.
Che poi so che basta iniziare, scrivere le prime due frasi del capitolo e via, dammi quattro o cinque ore e il capitolo l’ho terminato, previa rilettura e correzione refusi/parole doppie/parole mancanti.
Devo solo scrivere due frasi. Solo due frasi del capitolo intitolato “Committenti, ricercatori, diffusori”. Perlamordellamadanna che noia.

Per sollevarmi il morale da questo mio sabato foriero di maltempo, noia, freddo, tesi e serata in divenire, posto questa canzone che già postai un paio di anni fa su questo webspazio, ma che amo e riascolterei in loop per giornate intere.
Ualà.

POST LAMENTEVOLE CHE SON STANCA

Posted 4 febbraio 2010 by mantiduzza
Categories: Senza Categoria

La cosa che mi spaventa di più in questi giorni sono le mie occhiaie.
Il mattino mi sveglio, faccio colazione, vado in bagno, incrocio il mio sguardo nello specchio, tra capigliatura stile punk e pigiama stropicciato addosso, e mi chiedo come possa il colore della mia pelle essere così simile a quello di un foglio Fabriano. E poi le occhiaie. Livide, profonde, enormi, che sembrano dense come un buco nero e dentro le quali io debba scomparire interamente.

Sono stanca.
Son davvero stanca in questo periodo.
Il lavoro, la tesi, gli allenamenti, le telefonate di mia madre nel momento esatto in cui entro in casa, il cibo nel frigo da cucinare prima che vada a male, la spesa da fare che è finito il latte, l’affitto da ricordarsi di pagare, i jeans a cui far fare l’orlo, i documenti da far firmare e consegnare in segreteria, una coinquilina con cui intrattenere rapporti umani, dei riccioli biondi con cui coltivare una conoscenza interessante (farfalle), amici da non dimenticare, parenti da sentire.
Son stanca.
La sveglia suona e non la sento, accendo la luce a 1000 watt, mi scaravento la lampada direttamente negli occhi, e continuo imperterrita a dormire. Arrivo al lavoro ormai perennemente in ritardo. La sera mi addormento a tempo record immediatamente dopo aver toccato con la testa il cuscino.

Non vedo l’ora che finisca questo periodo.
Ma per non vederne l’ora dovrei scrivere pagine e pagine di tesi, cosa che riesco a fare di rado, vuoi per la stanchezza, vuoi per il tempo che scarseggia, vuoi per le idee che mancano.

Insomma.

E ora mi tocca chiamare mia madre, che offesa per averle chiesto di cambiare orario delle sue chiamate, che non è mica possibile che ancora il giubbotto addosso squilla il telefono ed è lei,
-ok fra, sentiamoci domani
-no, mamma, no, non hai capito proprio: sentiamoci fra una settimana
mi ha chiuso il telefono in faccia.
Ma io sono STANCA.
STOP.
FINE.
Vado a dormire.
Tra sei ore.

FATTI UN PISOLO CARRE’ BIONDO!

Posted 29 gennaio 2010 by mantiduzza
Categories: Senza Categoria

Son qua a casa sul divano con il cappuccio della felpa tirato su, in forno una torta cioccolato e amaretti a cuocere per deliziare le colazioni del fine settimana, sul tavolo l’altro computer su cui stamattina ho scritto un mezzo capitolo di tesi, sul balcone la gatta indecisa tra la libertà gelata o la prigionia a riscaldamento centralizzato, tra qualche ora darò il via libera alle farfalle con l’arrivo di un treno a BolognastazionediBologna.

Sono lavorativamente confusa. O forse è solo una scusa per fare la pace con la la bambina bionda che mi sta fissando da ieri, come per dirle “giuro, son confusa, non ho ancora deciso, devo ancora trovare dei buoni motivi; non guardarmi arrabbiata! sono grande e devo fare i conti con la realtà, non solo con i desideri e le utopie e i sogni”. Ecco, forse è solo perchè quella bambina mi sta fissando con occhi accusatori e io non riesco a sostenerne lo sguardo, e allora mi dico di essere confusa, quando forse invece confusa non lo sono affatto, semplicemente brucia il fatto di dover dire alla marmocchia che ha fottutamente ragione, ma che i compromessi ogni tanto bisogna saperli accettare.

Questa è la mia postazione, la mia scrivania, il mio angolo di mondo aziendale.
O almeno, lo era fino a sei mesi fa; ora è tutto uguale, ma il monitor si è evoluto in uno superspaziale monitor piatto.
Il bruco rimane, e anche i foglietti, e le etichette per i gelati. Rimane la pace, e si è aggiunta una vignetta di Linus che dice più o meno “non sai cosa fare? fai un pisolino!”

Sono lavorativamente molto confusa.
Sono arrivata a Bologna che non avevo un euro da parte, autonomia per un mese scarso, decisa a fare qualsiasi lavoro, dalla lavapiatti al mcdonald passando per baby e dogsitting. Dopo 28 giorni di bolognesità firmavo il contratto con la MegaCasaFarmaceutica. Un mese di contratto. Poi un altro contratto di 3 settimane. Poi uno per 2 mesi. Dai due mesi siamo passati al contratto di 4 mesi. E poi a quello di sei. Era passato un anno e più. Altri due contratti di 6 mesi. Ed eccomi qua. Ulteriore contratto di 7 mesi, fino al 31 luglio 2010. Ottavo contratto in due anni e tre mesi, con la promessa che il prossimo sarà il contratto che mi renderà eterna.
Poco male, via.
Che a lungo andare ci si abitua alla precarietà, ci si scherza, si eliminano i regali di natale perchè le ferie non le pagano, ma il dolore rimane quasi solo economico.
Alla fine non son contenta di non fare hamburger da McDonald in via Indipendenza? Di tornare a casa senza puzzare di frittura?
Eravamo in 226 ad avere risposto all’annuncio, per un unico posto disponibile.
Non sono contenta?
Cercavo un lavoro per mantenermi all’università, lontano da casa, convivenza e vita e libri.
Ho trovato un lavoro vero, serio, non un lavoretto da studentessa fuori corso, azienda in cui su 200 persone ero la più giovane, 23 anni appena compiuti e quasi nessuna esperienza. Stipendio che supera le 3 cifre virgola zerozero, un lavoro vero, full time, con il badge, la mensa, le colleghe, le responsabilità, la mail aziendale e tutto il resto. Ed eccomi qua.

Da circa un anno mi si chiede cosa voglio fare da grande.
Cioè dopo la laurea.
Me lo si chiede di continuo. Il mio capo, il capo del mio capo, il capo del capo del mio capo.
E la mia risposta è sempre stata non lo so, vedremo.
Fino a dicembre, quando il capo del capo del mio capo, il Mussolini de noaltri, mi ha chiesto, voce impostata e sguardo fisso nei miei occhi miopi ed astigmatici: Cosa vuole fare da grande, dr.ssa Mantiduzza? O meglio. Cosa vorrebbe fare in questa azienda dopo la sua laurea?
Son stata onesta, per una volta, anche se dopo 3 giorni mi sarebbe scaduto l’ennesimo contratto.
Di preciso non so. Sono arrivata qua con una buona dose di fortuna, ma se avessi trovato un posto da cameriera in un bar in stazione sarebbe stato uguale. Questo è il lavoro che mi ha permesso di studiare. Da grande non so. Mi sembra di essere grande da anni. Vorrei fare qualcosa per la quale i miei neuroni siano utili nel mio cervello e non debbano solamente rincorrersi in un infinito saltare gli stessi ostacoli. Vorrei fare qualcosa per cui io debba imparare sempre qualcosa. E detto fra noi, se dopo la laurea il mio ruolo in azienda non dovesse cambiare, beh, sempre detto fra noi, sono certa che cercherò qualcosa di meglio.

E così ieri son stata chiamata a rapporto.
Sull’attenti, al cospetto del capo del mio capo.
Che mi ha comunicato che, da ieri, il mio lavoro è stato dimezzato. Metà di tutto quello di cui mi occupo viene passato ad una collega. In cambio, però, comincerò ad occuparmi più da vicino della parte gestionale e organizzativa di tutto quello di cui finora mi sono solo occupata a livello operativo (schiava). Per fare questo sarò sempre più vicina al mio capo, che mi insegnerà il suo lavoro. Sempre senza smettere di fare il mio, di lavoro.
Le piace come idea?
Si, mi piace, grazie.

E qua spunta la bambina bionda che voleva salvare il mondo dalle ingiustizie.
Che mi fissa con due occhi incazzati e serra le labbra in un rimprovero muto.
Perchè io volevo fare un lavoro utile. Utile al mondo. E mi si additi pure come utopista ideologista stolta sognatrice, ma era davvero quello che sognavo per me. E ammetto di non aver fatto di tutto per raggiungere il mio obiettivo. Potevo giocarmi meglio le mie carte, ma questa mano l’ho giocata così. Per ora.

E quindi eccomi qua, con un futuro probabile di piccola carriera in una multinazionale del farmaco, terza solo dopo le armi e il petrolio sul podio dei cattivoni del mondo occidentale.
Da missionaria caritatevole a ingranaggio per far soldi.

Eppure.
Eppure le possibilità alternative ci sono, ma non so se le voglio prendere in considerazione. Ho una fottutissima paura di pentirmene.
C’è la possibilità di mollare tutto e mettermi a fare la globetrotter senza fissa dimora.
C’è la possibilità di declinare l’offerta e continuare a fare la schiava nella MegaCasaFarmaceutica.
C’è la possibilità di tornare a casa di mamma e papà a fare la mantenuta alla ricerca di un lavoro che, al momento, non c’è.
C’è la possibilità di ricominciare tutto da qualche altra parte, di vincere un’altra selezione tra uffici di human resources e dirigenti vari, di farmi conoscere, di far vedere che dietro la faccia da ragazzino (si, maschio) e la giovine età anagrafica so lavorare e mi piace lavorare bene, sperando che prima o poi la condizione di schiava si trasformi in qualcos’altro.

Oppure c’è questa possibilità che, al momento, cercando di non degnare di uno sguardo il carrè biondo che continua a fissarmi immobile, avrei deciso di seguire: è la possibilità del prendere tutto quel che c’è e di farne bagaglio, come dice il proverbio sull’arte da mettere da parte. Intanto che sto ballando continuo a ballare e imparare nuovi passi, e poi si vedrà. Proprio perchè fare progetti a lungo termine non ha alcun senso. Proprio perchè a volte se non sai cosa fare la cosa migliore è farsi un pisolino.

IL SUCCO DEL DISCORSO

Posted 27 gennaio 2010 by mantiduzza
Categories: Senza Categoria

Son qua, file word aperto, capitolo 4 da cominciare, si inizia a parlare del vero lavoro (vero estenuante alienante distruttivo) di reperimento e compilazione e analisi dati. La metodologia della ricerca. Questo il titolo del capitolo. Che lo so che se fossero le 8 di mattina e avessi appena fatto colazione le parole verrebbero fuori anche abbastanza facilmente, ma son le 20.21 di sera, son stata in ufficio 8 ore e più, ho passato circa un’ora in autobus leggendo un libercolo piacevole, son tornata a casa, ho sistemato qualche tabella, ho fatto un paio di telefonate, ho mangiato due uova in tegame e buttato i piatti nel lavello perchè prima o poi li laverò e poi mi son seduta qua, davanti al foglio word, alla mia destra un foglio scritto disordinatamente con una mappa concettuale che dovrebbe aiutarmi nella scrittura, a non farmi perdere idee e a non incasinarle in gomitoli inintellegibili.
Ma proprio non esce nulla. Non ne ho voglia, forze, energie.
E dire che son anche rimasta a casa dall’allenamento del mercoledì, per scrivere un po’ di tesi.
Ma proprio non esce nulla.
Credo che rimanderò a venerdì. Che mi son presa un giorno tutto intero di permesso per dormire un pochino di più, scrivere scrivere scrivere, fare la spesa, cucinare, e preparare le farfalle a svolazzare libere per un intero week end.

Che poi, il succo del post sta proprio, precisamente, lì.

OTTO FRANK e ANNA FALCHI

Posted 26 gennaio 2010 by mantiduzza
Categories: Senza Categoria

Domani saranno 65 anni dalla liberazione di Auschwitz.

Oggi a pranzo ho ho detto ad Otto che il suo nome era anche il nome del padre di Anna Frank, Otto Frank, appunto.
- Ah tal degh, l’ho vista l’altra sera alla televisione, non sta mica poi tanto in forma quell’Anna Falchi lì
-Anna Frank, Otto, ho detto Anna Frank
-Ma che non conosco mica ’ste cose lì da extracomunitari, io, vè. Che l’altro giorno, poi, ve lo dico io cos’è successo, in stazione un negro ha attraversato i binari e zaccc. Schiacciato. Che dico, tutti i giorni attraversava quel negro lì, si vede che oltre che negro l’era anche un po’ sordo, che come si fa a non sentire il treno mi chiedo. Beh, è finito sotto il locomotore. Beh, uno in meno, via.

Ma è Auschwitz ogni giorno.
In ogni angolo di strada.

TONO DA PSEUDO-STUDENTESSA SERIA (mission impossible)

Posted 23 gennaio 2010 by mantiduzza
Categories: Senza Categoria

Sono le 10 di sabato mattina, ho fatto colazione con caffèlatte toast marmellata di fragole, ho recuperato i testi da cui trarre le idee per il terzo capitolo della mia tesi in divenire, ascolto Anthony che è sempre una carezzina benevola ai miei pensieri incasinati, e tra poco mi metto a scrivere della legislazione sulla diffusione dei sondaggi.

Dovrei anche fare le pulizie, che la casa urla vendetta e la polvere complotta un golpe.

Ho voglia di andare in montagna, ho voglia di primavera, di portare il giubbotto in lavanderia, di tirar fuori i pantaloni di lino, di abbandonare questo pallore che ormai ha preso la residenza sulla mia pelle, ho voglia di mangiare frutta estiva e di tenere la finestra aperta di notte.
Ma già le giornate iniziano ad allungarsi, e una settimana fa il mio naso da segugio ha captato un leggerissimo profumo di calycanthus, segno che la primavera non dista poi molto da qua, è in dirittura d’arrivo. Un po’ di pazienza e saremo tutti qua a lamentarci del gran caldo e umidità.

Ma ora la tesi. Unico impegno non prorogabile di questo 2010.
Assolutamente necessario terminarla in un mese e mezzo (‘azz), assolutamente necessario averla stampata e rilegata e autografata dall’italoammereggano entro 2 mesi, assolutamente necessario averla riposta accuratamente in uno scaffale irraggiungibile per i posteri entro 2 mesi e 10 giorni.

Vi saluto, bestiole, devo assolutamente darmi un tono da pseudo-studentessa seria e mettermi a studiare.

I NEED RELAX

Posted 19 gennaio 2010 by mantiduzza
Categories: Senza Categoria

Devo rilassarmi.
DEVO RILASSARMI.
DEVO.
RILASSARMI.

Dopo solo quattro e dico quattro giorni lavorativi sono tornata ad essere com’ero prima delle vacanze natalizie.
Sepolta sotto troppe cose da fare, sempre di corsa, a metà tra l’incazzato e il burlesque.
Giovedì scorso mi stupivo di quanto fossi affabile e gentile e bendisposta verso chiunque mi chiedesse qualsiasi cosa, e mi sono chiesta quanto sarebbe durata. Presto svelato il mistero. Quattro giorni.
Che oggi avrei preso la testa del mio capo e l’avrei sbattuta ripetutamente contro uno spigolo vivo, a lungo, molto a lungo.
Mi ha letteralmente fracassato i coglioni, metaforicamente createmi al fine di una distruzione minuziosa e perfetta.
Ore 16.45 ero davanti alla timbratrice col badge che fa tanto carcere, pronta a saltare sul 13 e tornare a casa. Lontano, il più lontano possibile, dal mio ufficio e dal mio capo.
Casa. The. Musica. Un biscotto di quelli tutti fibra per fare tanta cacca (sono i biscotti della mia coinqui, sottolineiamo).

E ora.

Quattro giorni lavorativi e necessito già almeno una settimana di ferie.
Andrò a Cracovia, sapete?
E andrò anche a Parigi, sapete?
E andrò anche a Lisbona, sapete?
E chissà, magari faccio un salto in Spagna, sapete?
E tutto nella prima metà dell’anno.

Ah.
Mi laureo.
Tra poco.
Non so quando.
Non so se ce la faccio entro Marzo, ma l’Italoammeregano ha detto SI, ci proviamo, cazzocene del voto dato che la sua media è una media infame?
E così finalmente finirò questa lieve tortura che sono stati gli ultimi mesi di università.
Prossimo week end dedicato ad amiche bolognesi e tesi.
Quello dopo chissà. Che poi, un’idea ce l’avrei. Consta di un divano, carriolate di baci tipo che poi ti devi fare una protesi mandibolare (si, come i ragazzini a 15 anni), un uomo e un paio di libri. Questo potrebbe bastare, no?
Che poi, quante cazzo di farfalle ci stanno in uno stomaco?

CIT.

Posted 18 gennaio 2010 by mantiduzza
Categories: Senza Categoria

“oggi ci siamo fermati davanti alla vetrina di un’agenzia viaggi, per sognare di partire e ridere un po’…e dietro le proposte di partenza a 500€ all inclusive, tra i cartelli per il mar rosso e quelli del messico, c’era uno specchio, la nostra figura ci tornava indietro, lui dietro di me che mi abbracciava e mi dava piccoli baci sulle orecchie e sulle guance, io che leggevo i viaggi e con la coda dell’occhio ci guardavo riflessi fra egitto e tunisia…e mi veniva da sorridere da quanto stavo bene.”

(citazione mia)

HAPPY ANNIVERSARY ( = BUON ANNIVERSARIO)

Posted 15 gennaio 2010 by mantiduzza
Categories: Senza Categoria

Hey, tu, proprio tu, sisi, tu che leggi in silenzio e non commenti mai, tu che chiacchieri con me ogni giorno tutto il giorno da circa…ehm…365 giorni…
Si, ce l’ho con te
te l’avevo promesso, no?, tra mezz’ora esatta scade il nostro anniversario, oh, che teneradolceromantica che sono, vero?

Promesso. Niente nome. Niente cognome. Niente fotografie di te tutto tatuato con in mano una birra davanti a quella famosa fontana…okok, non la descrivo neppure. Come vuoi.

Oh.
Oh, dico. Ti rendi conto? Un anno. Un anno di chiacchiere. Un anno in cui tutti i santissimi giorni lavorativi, ore 9, 9.30 massimo, ci diamo il buongiorno, ci chiediamo della serata, ci raccontiamo. I sogni, metaforici e non, le cene, le serate, le uscite, i concerti, i film, i libri, le incazzature, i flirt (miei), i viaggi. Un anno è proprio tanto, un anno a distanza poi, con un mare a dividere la voglia dalla possibilità di andare a fare un giro insieme, bere una cosa, fumare una sigaretta (tu), una pizza seduti su un marciapiede, due scalini ed un parco con panchina. Un anno, dalla tua voce e te in carne ed ossa. Un anno in cui sono passata dal non capire più un cazzo* di quello che volevo da me e dalla mia vita, e non capivo cosa c’entrassi tu in questo, in cui non capivo perchè tu mi stessi aiutando a capire, perchè tu?, che forse proprio non volevi entrare a far parte dei pro e dei contro delle mie decisioni, al sentirmi a mio agio nella mia pelle, abbastanza al mio posto, alla ricerca sempre, ma decisamente più serena. Chissà quanto ci avrei messo senza di te, catalizzatore enzimatico delle mie decisioni.
Che poi, non hai detto una parola.
Solo, c’eri.

Minchia*, Rib(ellegentileetuatuato), direi che ad occhio e croce sei la più bella scoperta del 2009. Un regalino di una befana ritardataria che ti ha depositato nella mia vita come un sacchetto pieno di pietre preziose, il 14 gennaio scorso.
-Ciao, io sono quell’impiegata seria e professionale che fino a due minuti fa ti parlava al telefono di camere d’albergo e transfert.
-Ciao, io sono un figo.
Se mi avessi risposto così sarebbe stato perfetto.
Perchè sei un figo. Checchè tu ne dica, e ti dirò, sei molto più figo ora di 10 anni fa, con quel ciuffo alla Brandon di Beverly Hills e la maglietta nei pantaloni, anni Novanta rules!
Merda*, quanto ti amo.
Dai, scherzo. (ah.ah.ah)

E’ bello sapere che ci sei, vedere il pallino verde accanto al tuo nome, immaginarti un po’ più a sud e un po’ più a ovest, sicuramente più al caldo, a lavorare, e scriverti ogni volta che vado in bagno, e raccontarti del mio bioritmo e di ogni mio singolo pensiero, dai più triviali e volgari e stupidi a quelli più seri e incazzerecci e cambieròilmondoperchèso’rivoluzionaria,io.
Sai cosa leggo, che film ho visto, cosa sogno, cosa mangio, a cosa penso quando mi masturbo (ops), con chi ho fatto l’amore, chi sento, cosa dico, cosa non sopporto, cosa adoro.
Una storia fra noi non avrebbe mai futuro (autoconvincimento autoconvincimento autoconvincimento) perchè sai tutto di me.
Conosci la mia casa, la mia famiglia, i miei amici, la mia via, la mia città, i miei programmi. I miei nei.
Cosa non sai di me? Cosa ti posso dire, qua, in diretta mondiale, davanti a miliardi di telespettatori che inferociti si scannano per avere un mio autografo, che già non sai?

Son proprio fortunata ad averti incontrato, come dici tu (sei proprio fortunata ad avermi incontrato).

Non ci avrei mai scommesso 20 centesimi.
-Signorina Mantiduzza, scommettiamo 20 centesimi che tra un anno lei e il Ribellegentileetatuato vi starete ancora sentendo?
-Manco per il cazzo*

Ti voglio bene tesorillo, questo davvero.

*licenze poetiche.