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STORIA DELLA MIA VITA

22 luglio 2018

E’ domenica mattina ed è quasi un anno che non scrivo qua sul blog.
Ne ho avuto spesso, e molta, voglia. Problematiche pragmatiche mi hanno tenuta lontana da questi lidi, e in particolare:
la mancanza, per lunghi mesi, di una rete wifi domestica
la difficoltà di scrivere lunghi post dallo schermo di uno smarphone
ultimo, ma non ultimo
la dimenticanza della mia password wordpress, per cui svariate volte ho tentato l’accesso senza successo, e solo stamani mi sono incaponita tanto da passarci due ore e averla vinta, alla fine. La mia amata paginetta è tornata in mio possesso, ed ho subito aggiornato la password, l’indirizzo email e il numero telefonico per il recupero perchè davvero ho sudato 7 camicie/ce per ritrovarmi qua, davanti a questo foglio bianco, con le dita che scorrono sulla tastiera.
Finalmente.

E’ il 22 luglio 2018, l’estate va finendo, alle 21.30 quando esco dal lavoro è già praticamente buio pesto, e di questa stagione vacanzuola non ho ancora fatto nulla, la lascio srotolarsi pigramente tra lavoro (che ho cambiato a febbraio), e giorni di riposo. Giorni di riposo che riempio di montagna, mare, passeggiate, sport, lettura e noia. Le ferie ancora devono arrivare.
Oggi è il 22 luglio 2018 ed è domenica, nel pomeriggio lavorerò, sono a casa da sola e ancora in pigiama, sul letto, mi chiedo come stia andando la mia vita.

Convivo, non convinta.
Il giovane vecchio è il mio compagno da quasi due anni, una relazione tranquilla che non prende il volo ma neppure s’affossa. Senza deciderlo e senza parlarne ci siamo trovati a vivere a casa mia, a volte vorrei tanto, tanto, essere da sola, come questa mattina, non dover dividere niente, non dover scendere a nessun patto, a volte sono così annoiata. A volte invece no, insomma, io dopo due anni sono sempre annoiata, non so se devo imparare a convivere con queste storie et relazioni et imperfezioni, che la perfezione non esiste, oppure se sono destinata a fallimentari amoreggiamenti a breve scadenza. Di certo al momento non ho la forza nè la voglia di interrompere nulla, e posticipo decisioni che, se ci saranno, saranno più in là nel tempo.

Il fantasma del mio ex, mr Late, si fa via via più trasparente. Non scompare, questo no. Raramente lo sogno ancora, e ancora duole. Ma è una presenza sottile con cui ho imparato a convivere, che non ascolto più di tanto e che in fondo si deve fottere, nel mio cervello. C’è ma non vi bado troppo perchè cazzo non ho scelto io se se ne è andato, e son passati quasi tre anni, dunque basta.

Ho cambiato lavoro, dicevo, o meglio, ho ottenuto il trasferimento tanto bramato, lavoro a Rootscity e in ospedale ci vado in bicicletta. Bene, no?
No. Perchè sono in un reparto che non mi piace granchè e perchè le colleghe son gentili ma, e soprattutto la caposala porcatroia.

E niente. Ora che ho recuperato la password cercherò di scrivere più spesso.
Ho 33 anni, tra pochi giorni 34.
Non son più una baby, come mi disse una volta una vecchia in casa di riposo. Quasi 100 anni, “non son più una baby”, mi disse. Come ti capisco, cara, come ti capisco.
Come ogni volta che scrivo su queste pagine, sono contenta, e contemporaneamente insoddisfatta.
Storia della mia vita.
Vado a fare la seconda colazione.

 

 

 

 

 

2 commenti leave one →
  1. Ramingo permalink
    23 luglio 2018 01:45

    Bentornata!!!

  2. 23 luglio 2018 11:15

    A parte il bentornata sul blog, sarai sempre una baby; almeno fino a quando ti sentirai tale.

    Se è vero che la perfezione non esiste (e lo dico per convincermi visto che “perfezione vo’ cercando” con il risultato di essere ormai da sempre irrimediabilmente solo) non mi pare “igienico” portare avanti stancamente qualcosa di cui non si è convinti oppure in cui non ci si trova.
    Immagino però che la tua sia solo paura della normalità, della quiete di una relazione ben iniziata che, ormai naturalmente priva delle scintille dell’innamoramento, si srotola ormai nella bellezza e sicurezza della quotidianità.

    I fantasmi del passato, belli o brutti, ahimè non svaniscono, si impara solo a conviverci.

    Un abbraccione (ma da quanti secoli sono che non ci vediamo?)

    —Alex

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