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LE EPIFANIE TRA LE CORSIE DEL DISCOUNT NON FANNO MAI BENE

10 maggio 2015

Dopo più di un mese, l’urgenza di scrivere.
Così urgenza che per trovare il tempo ho mangiato di corsa e ho ancora una foglia di insalata in bocca.

Sono tornata stanotte da una breve vacanza greca, zaino in spalla e tenda in spiaggia, all’avventura e low cost, con due amici che non vedevo da (in media) un anno e un po’.
Sono tornata stanotte perchè Mr Late, sant’uomo, mi è venuto a raccattare all’aeroporto e tra un cosa e l’altra ci sono volute tre lunghissime ore di autostrada per arrivare a casa.
Stamattina mi son svegliata e ho fatto le lavatrici di routine del post-vacanza, ho steso, ho sistemato.
E’ stato poi tra le corsie del discount dove faccio la spesa che ho ricevuto forte e perentoria l’epifania. L’epifania che mi ha svelato che quel senso di disagio in cui sono immersa dal risveglio è malinconia.

Malinconia dei tempi in cui ero una giovane sbarbatella universitaria, in cui avevo tutte le possibilità davanti, in cui mi sentivo al passo, o addirittura davanti -in un impeto di malcelata percezione di superiorità- a chi era mio pari.
Malinconia di un oggi che preclude tutte le vite che avrei potuto vivere, e me ne fa vivere una, questa, di cui sono orgogliosa e talvolta felice, che mi fa circondare di persone che amo e che mi permette di usare al meglio il tempo, ma che, in modo banale e scontato, non mi permette tutte le vite che mi sono allontanata, scelta dopo scelta.
L’epifania della malinconia, con due litri di latte intero in mano, tra la corsia dei dolciumi e quella della pasta e del riso, mi ha colto impreparata, perchè fuori c’è il sole, e non si può avere questo peso sullo stomaco in un giorno di maggio in cui fuori c’è il sole e guiderò fino al lavoro con il finestrino abbassato e i capelli che danzando -che fa tanto film di libertà- si annoderanno -che fa molto bestemmie con la spazzola in mano-
L’essere fuori tempo massimo, di cui già parlai mesi e anni fa, si fa ancora più sentire con i secondi parti delle mie amiche del Paesello, con i lavori sicuri altrui, con le scelte già fatte, che àncorano e danno fermezza; d’altro canto la facilità di movimento e varianza di tutta quell’altra parte di persone che di àncore e fermezze non ne hanno nessuna, vuoi l’età, vuoi le loro scelte, e io mi sento così in bilico, con la voglia di fermarmi e ancorarmi saldamente da un lato, del prendere e partire dall’altro, che non è l’età anagrafica il problema ma il sentirsi fuori tempo, fuori ritmo, il volere fermarsi un attimo in più, e invece ora mi bevo un caffè e vado al lavoro, neanche ho avuto tempo di scrivere di Milano, il giorno che l’ho ripercorsa, di come mi sia sentita, una settimana di ferie non basta, il campeggio selvaggio mi lascia la schiena distrutta, eppure il tramonto, il tramonto a fourni è stato bellissimo.

20150507_193023

2 commenti leave one →
  1. 11 maggio 2015 10:00

    Bentornata!

    Sarò uno stupido disinformato ma per principio posso dirti e confermarti che la strada che uno sceglie, che si costruisce (e non si può dire che tu sia una persona che si lascia scorrere la vita addosso) è sempre la migliore.

    Stai tranquilla e scrivi più spesso!

    Un abbraccione!

    —Alex

  2. 12 maggio 2015 18:35

    sono d’accordo con Alex. Bello il campeggio, ne ho pure voglia….

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