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PERSEMPRICITA’: IL TEMPO INDETERMINATO

2 agosto 2014

Ieri sera abbiamo fatto le 4 e il detto “non ho più l’età” si sta facendo sentire in tutta la sua drammatica veridicità.
Ho dormito fino alle 11.30 questa mattina, mi sono trascinata ad un pranzo scroccato ad una zia per poi gattonare fino a portare il mio stanco corpo nel letto di mia cugina -e con mia cugina- dove mi sono addormentata come un sasso gettato in un lago per ben ulteriori due ore di pisolino pomeridiano. Quando mi sono svegliata è stata solo la pietà per Mr Late che aspettava il mio risveglio con pazienza che mi ha fatto -faticosamente- alzare.
Camminare fino a casa è stato un supplizio, interrotto solo da una fermata al Bar Graziano dove -causa sonno malcelato e scoordinazione dei movimenti- ho rovesciato il bicchiere pieno di latte di soia che avrei voluto sorseggiare con noncuranza e che con noncuranza è caduto, innaffiando nell’ordine il mio smarpho, il tavolino, il muro ed il pavimento amen.

A proposito, poi, di persempricità, ovvero di quel fenomeno che gli studiosi ancora non hanno decidere se immettere nella categoria del reale o del fantastico, due giorni fa ho firmato il mio primo contratto a TEMPOINDETERMINATOCAZZO.

Innanzitutto è strano notare come la stessa parola “contrattoatempoindeterminato” che sette-otto anni fa avrebbe fatto luccicare gli occhi di molti miei coetanei e trentenni di allora, oggi suscita perplessità da quelle stesse persone.
Ma non ti sentirai in gabbia?
Ma non hai paura?
Ma sei sicura di volerlo?
La parolina magica, invece, rimane un barlume di speranza per i vecchi, genitori, nonni, zii e parenti quarantenni che ancora vagano con sostituzioni maternità e cocopro e cattedre settembre-giugno. La notizia data a loro è stata accolta come un pargolo venuto alla luce dopo anni di tentativi non andati in porto. Ci mancavano le bomboniere e i pianti di commozione. Non escludo che in qualche anfratto della famiglia ci siano state candele accese per la Madonna (complemento, non bestemmia).

E io. Io credo di non aver ancora ben capito quello che ho firmato. Oppure ho capito benissimo e non mi scompongo affatto.
Dopo anni e anni con l’ansia della scadenza di contratto, del chenesaràdime, forse avevo imparato a vivere alla giornata, senza troppe paranoie, con un buon metodo di risparmio per gli eventuali giorni neri e di disoccupazione e ad apprezzare l’inapprezzabile precarietà.

E comunque sarà strano lavorare pensando che no, non sono in prova, che no, non devo tutti i giorni tutti i momenti tutti i secondi rendere conto di cosa faccio per una possibile ripercussione contrattuale.
Sarà dura pensare che l’unica che può decidere di andarsene sono io, e che non c’è più il dubbio della “scadenza a fine mese”.
E’ difficile immaginare i diritti di un tempo indeterminato, semplicemente perchè non li ho mai goduti. Ferie che non vengono liquidate a fine contratto, tfr che si accumula, maternità senza paura, possibilità di prestiti, e altri, che sicuramente non immagino neppure.

Il tempo indeterminato vale fino a quando vorrò andarmene io. E questo è meraviglioso.
O fino a che la cooperativa non perderà l’appalto per la struttura per la quale lavoro, e questo è meno meraviglioso, ma ci penserò a tempo debito.

2 commenti leave one →
  1. 2 agosto 2014 21:05

    Beh due rivoluzioni nel girondimpochi giorni; la convivenza ed il contratto!
    Congratulazioni.

    Ora, è pure vero che ormai “indeterminato” non ha più il significato che aveva per i nostri genitori; questi contratti, come hai detto tu, durano il tempo che durano gli appalti o altri cazzi e mazzi che possono avere queste imprese, sempre più fragili.

    Alla paura della scadenza del contratto, che era una cosa certa che avveniva in un momento ben definito, si sostituisce quella del tracollo aziendale e della inutilità di quel pezzo di carta con la scritta “indeterminato”.
    Ma è solo per persone super apprensive o mega pessimiste. Son sicuro che tu starai OK.

    Un abbraccione !!!
    —Alex

  2. 11 agosto 2014 11:00

    Ommammasantissima, la Frasia sta veramente diventando grande… Mi commuovo.

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