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CIELO GRIGIO IN GOLA

2 luglio 2014

Capita, no, quando lavori tanti giorni di seguito, o perlomeno hai tanti giorni impegnati di seguito, ed aneli a quel giorno, quel giorno che sarà tutto tuo, libero, vuoto, quando potrai dormire a lungo, fare due tre quattro colazioni, tornare a rotolarti nelle lenzuola fino all’ora di pranzo inoltrata, spizzicare foglie d’insalata e biscotti mescolando tutto in latte di pessima qualità, chiudere con albicocche per metà troppo mature e per l’altra ancora acerbe, e ti immagini quel giorno come per-fet-to.

E poi quel giorno arriva, ed è oggi, e ieri sera la tua collega ti ha chiesto un cambio quindi niente rotolarsi nelle lenzuola fino all’ora di pranzo inoltrata, che all’ora di pranzo inoltrata dovrò essere già attiva sul loco del lavoro. Quel giorno arriva e un velo grigio chiaro copre il cielo, la gente gira con l’impermeabile e l’asfalto è ancora bagnato-asciutto dalla pioggia della notte. Quel giorno arriva e ti sveglia con gli incubi delle 6 del mattino, e anche se li scacci poi tornano e allora alle 8 sei seduta sul divano con il caffelatte tiepido e la domanda insistente che bussa alla testa checazzofaccioora. 

Le piante bagnate dalla pioggia restituiscono fiori che non ho più il tempo di guardare, con due mesi di ritardo -i fiori, non il tempo.
La cucina che non utilizzo mai è sporca come se ci avessi cucinato per mesi, le tazze riempiono il lavello, ditate unte in controluce adornano i cassetti. Quali dita, mi chiedo.

Che poi quando mi sveglio così, il grigio chiaro in cielo è lo stesso che ho nella gola, non capisco e non mi rispondo, forse era meglio lavorare, non pensare, non trovare che ci sia così tanto vuoto, a parte il lavello, pieno di tazze. Riordinare rassettare pulire lavare e piegare. Riempire queste ore, quelle che mi separano dal timbrare e preparare terapie, controllare ferite, rassicurare menti vaganti, fornire ossigeno, ossigeno per me non c’è?

Ma ora basta sciorinare parole autocommiseranti, ho due ore per sistemare questa casa, le tazze nel lavello devono sparire, e così le ditate, e il letto è da rifare, il pavimento da spazzare, le piante da bagnare, che i fiori, per loro stessi, devono vivere.

3 commenti leave one →
  1. 2 luglio 2014 10:31

    Che discesa d’umore, dal post del 23 giugno…. 😦

  2. 2 luglio 2014 17:41

    Capita che il cielo grigio ci entri dentro.
    Però dai, un sole ce l’hai per disperdere le nuvole (anche se arriva sempre in ritardo)

    😉

    —Alex

  3. 18 luglio 2014 00:51

    Ciao Manti, ogni tanto passo di qua, spero che i colori cambino nel mentre 🙂

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