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DELLA MICRO-ECONOMIA

16 settembre 2013

Ieri sera ho fatto un piccolo parallelismo fra me ed una persona che conosco. Circa coetanea.
Ora, lo so benissimo che questi paragoni non solo sono emotivamente scorretti ma bensì anche ontologicamente errati poiché mettono a confronto due vite totalmente differenti dagli albori.

Ciò nonostante.

Lui ha una moglie e un figlio. Un mutuo. Un lavoro. Due automobili. Uno stipendio. Un conto corrente che presumo in comune con la moglie. Dei risparmi, credo. Magari pochi, ma dei risparmi.

Ecco, di tutte queste cose ciò che più mi ha fatto riflettere è il vil –micatantovil- denaro.
Due automobili. DUE. Automobili.
Un mutuo.

Mi sembra assurdo. E non assurdo per la cosa in sé, ma assurdo perché io mai e poi mai potrei permettermi né di comprare né di mantenere un’auto. Perché per me il concetto mutuo è simile al concetto di dio, non esiste.

Talvolta penso che alle soglie dei 30 anni avere un conto corrente che pericolosamente si avvicina verso la somma 0,00 €, non avere un lavoro e dunque tantomeno uno stipendio, non avere prospettive per averne sia profondamente bacato. Ci dev’essere un bug nella mia vita. Da qualche parte. Qualcosa che è andato storto. Un file di sistema che ha smesso di girare. Una falla. Un buco da cui entra acqua. A fiotti.

Se sto lentamente superando l’idea che figli e compagni rendano la vita degna di essere vissuta [idea da me da sempre sbandierata ma solo da poco presa seriamente in considerazione], tuttavia faccio ancora fatica a vedermi nel mio trentesimo anno di età senza un soldo, senza un risparmio e senza illusione di averne in futuro. Eppure è proprio così: sono senza un soldo, senza un risparmio e senza illusione di averne in futuro.

Credo che il mio sistema nervoso rilasci in segreto un qualche ormone stordente per cui non percepisco neppure la preoccupazione e l’ansia che dovrebbero derivare conseguenzialmente da questa situazione. Devo avere qualche recettore sinaptico addormentato, perché normalmente in un  contesto microeconomico tale (e micro intendo sia perché relativo a me sola sia perché si parla davvero di MICRO-economia, di spiccioli), dicevo, normalmente in un contesto microeconomico tale la mia innata ansia mi avrebbe fatto già correre ai ripari da tempo, facendomi dapprima piangere e poi bussare ad ogni porta di magazzino, bar, negozio o ristorante per cercare lavoro.

E invece no. Sono qua. Tranquilla. Incosciente. Totalmente inebetita che prelevo, quasi ignara, dal mio conto corrente il cui saldo corre inarrestato verso un mare di sangue rosso.

Altro che macchina.
Altro che risparmi.
Altro che mutuo.

Qualcuno ricorderà come a 22 anni, aspettando di partire per la vacanza studio in Inghilterra, io scrivessi su questo blog pressochè le stesse cose. L’incertezza per il futuro, i dubbi, la mancanza di denaro.

Ora io mi chiedo. Che cazzo è cambiato in questi 7 anni. Che cosa è cambiato.
Niente.
Nessuna evoluzione.
Stallo.
Permanenza.
Quieto navigare in tondo.
Niente soldi, niente futuro, niente di niente.

 

7 commenti leave one →
  1. 16 settembre 2013 18:52

    Fatta eccezione per il tuo amico e pochi altri credo che la tua situazione sia quella più comune di tutti i 30enni di questa generazione. Purtroppo. Angosciarsi e preoccuparsi serve a ben poco questo è quello che ho imparato io. Agire invece sono certa che aiuterà, infatti ora ti stai prendendo una laurea utile, vedrai che nel giro di poco tutto si stabilizzerà!

    • mantiduzza permalink*
      16 settembre 2013 21:18

      spero davvero!
      vorrei, tra 7 anni, scrivere post diversi!

  2. 16 settembre 2013 19:23

    Anche io ho avuto per tanto, tantissimo tempo la sensazione di essere in uno “stallo”. Credo che il mondo moderno ci porti a sentirti così… ma che si debba sforzarsi comunque di trovare uno scopo nella vita.

    • mantiduzza permalink*
      16 settembre 2013 21:17

      cerco di ripetermi come un mantra che “ci sarà un posticino nel mondo che mi vorrà, no?”

  3. 16 settembre 2013 19:52

    A parte che la tua situazione è comune a quelli nati intorno alla metà degli anni 80 e che sarebbero dovuti entrare nel mondo del lavoro in coincidenza con l’avvento della grande recessione (che in Italia, che lo si dica o no, è stata una vera depressione, altro che)

    A parte che nel frattempo hai (quasi) preso due lauree, se non mi ricord omale, di cui la seconda potenzialmente apre prospettive in quello che sarà uno dei settori di punta del futuro italico (l’infermiera-badante professionista o, più politically correct, l’assistenza specializzata alla terza età)

    A parte ciò, suggerisco di leggere questo: http://www.waitbutwhy.com/2013/09/why-generation-y-yuppies-are-unhappy.html

    • mantiduzza permalink*
      16 settembre 2013 21:16

      grazie GC, carino il post!
      e veritiero!

  4. 18 settembre 2013 16:37

    anche io a trent’anni uguale. A 43 meglio ma non potrei fare un mutuo a causa del lavoro precario. Fossi in te non mi dispererei, a 30 anni mutuo e figli mi viene un pò da rabbrividire…..

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