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PAROLE A CAS(a)O

1 giugno 2013

Stamattina mi sono svegliata e il sole era troppo bello per stare a casa a studiare, anche se giovedì ho un esame, anche se non ho ancora incominciato a leggere gli appunti, anche se so a mala pena di cosa tratti.
Il sole era troppo bello e allora siamo andati a comprare dei fiori e ora i miei balconi sono tutti colorati.

Sto vivendo sopra le mie possibilità, sto spendendo più di quello che potrei permettermi. Il conto è agli sgoccioli, i mesi che mi separano dalla possibilità di cercare un lavoro almeno 6, io spendo in fiori colorati e il cibo migliore per le due bestiole che mi fanno compagnia, le cene, i voli aerei.
Si vive una volta sola, cosa stiamo a guardare i 10 euro, io voglio vivere bene. Senza esagerare, ma senza privarmi di avere una macchia rosa di fianco alla seggiolina del mio angolo al sole.

Che poi questo post era partito con tutt’altro proposito.
Volevo dirvi di come mia cugina sia tornata dall’Erasmus, e subito ripartita per un giro per l’Italia con un amico canadese, poi lui torna in patria, lei rimane qua ancora due settimane e poi riparte per tre mesi negli USA.
Volevo dirvi di come in quest’ultimo periodo io stia cercando di ragionare sul fatto di fermarmi. Fermarmi qua, a Rootscity, di come io mi stia chiedendo, stentando a trovare risposta, come mai non appena mi ambiento in una città, in una casa, in un gruppo di amici, non appena tutto è ben rodato per iniziare a funzionare da solo a me venga l’incontenibile desiderio di partire e di andarmene. Perchè, mi chiedo, non mi viene la voglia infinita di restare, mai?
Anche quando sono via, in Erasmus per esempio, andava bene, perchè sarebbe finito.
Il pensiero di qualcosa di poco mutabile mi urta tanto da farmi progettare sempre nuove ansie da trasloco.
Ho bisogno forse di morire metaforicamente e rinascere in altri luoghi, di espiare qualche non precisato peccato con mesi di solitudine?

Perchè in fondo, qua a RootsCity sto bene.
Mi piace. Ci cammino tranquilla contenta che in pochi mi conoscano, ma godendone la tranquillità, il silenzio, il verde. Mi piace andare in piscina e conoscere la cassiera, mi piace vedere i monti e sapere di essere così vicina al mare, mi piace il pensiero di essere a mezz’ora da Torino, ma contemporaneamente lontana dalla metropoli.
I parenti vicini sono noiosi e rassicuranti.
La mancanza di un giardino qualcosa che in futuro si potrebbe risolvere.
Mi piacciono questi posti che per la prima volta sento davvero come casa.
Sto meglio di quando vivevo a Bologna, di certo, ma anche di quando ero al Paesello, forse complice anche un clima molto più solidale con l’essere umano.
E allora perchè, perchè continuo a ripetere come un mantra che io me ne andrò.

Perchè questa cosa dell’andare e del restare fa così tanta leva su di me, mi chiedo.

6 commenti leave one →
  1. 1 giugno 2013 23:32

    Fai bene a non precluderti la possibilità di andartene e cambiare aria.
    In realtà fai bene a non escludere alcuna possibilità e mantenere una mentalità aperta.

    La voglia di cambiare è originata dalla curiosità e la curiosità è il bene più prezioso che una persona possa avere. Chi non è curioso è come morto, anche se respira e mangia.

    —Alex

  2. valeriascrive permalink
    3 giugno 2013 08:33

    credo si nasca cosi’. Lo sono anche io.
    e non e’ facile. Perche’ poi tutto il mondo si aspetta di vederti sempre uguale e sempre nello stesso posto. e tu invece pensi che palle! 🙂
    valescrive

  3. ondalunga permalink
    4 giugno 2013 11:37

    sono d’accordo con Valeria. E comunque che noia sempre gli stessi posti. E comunque questo è l’effetto erasmus ( di cui vado molt oma molto fiera) 🙂

    • mantiduzza permalink*
      4 giugno 2013 18:02

      effetto erasmus mio, effetto erasmus di mia cugina, effetto partenza canadese, effetto eternainsoddisfatta.

      🙂

      • 5 giugno 2013 08:41

        Badate che io ho le stesse pulsioni eppure non ho fatto l’Erasmus (anche se ho la mia piccola dose di vita lasciata all’estero)

  4. widepeak permalink
    6 giugno 2013 11:12

    Vai, quale che sia il motivo. C’è tempo per restare.

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