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CASA E’ QUEL POSTO CHE TI PORTI DENTRO

23 aprile 2011

Ascolto la stessa musica di quando qua ci vivevo e questo era il mio mondo di ogni giorno, sapendo che, molto probabilmente, non lo sarà mai più.
Non mi sento a casa là, né qua, oramai. In quella città a metà strada, poi, a casa non mi ci sono sentita mai.
Apro cassetti a caso e ritrovo la mia vita di allora, tutte le parole scritte, lette, sottolineate. Apro armadi e mi cadono addosso i libri che anni fa studiavo e che mi sembravano così attinenti al mio futuro. Trovo vestiti che non pensavo di aver avuto mai, annuso una crema ormai scaduta e scaduti ritornano i ricordi. Alla mia età di oggi, allora, chissà dove mi vedevo. Mi sento in ritardo. In ritardo e fuori tempo, completamente aritmica.
Non riesco a riprendere il passo, fuori fase ovunque vada, lontana da chi era vicino qua, e anche da chi lo è là. In una sorta di mondo di mezzo che non mette radici e non è completamente sradicato.

Sono al Paesello da due giorni, e ho perso i tempi dei miei momenti qua. Riconosco sempre meno persone, e i miei amici dall’adolescenza in pantaloncini corti e bicicletta girano ora con carrozzine e fedi al dito. Lavori a tempo indeterminato, mutui e vacanze al lido. Sabati sera con gli amici di sempre che senza esagerare io non conosco più. Se i profumi sono ancora quelli di qualche anno fa, io non lo sono più, e penso che forse ho perduto la bussola, forse non è il caso, forse c’è qualche bivio dove ho sbagliato e dimenticato. Mi sento come se tutti avessero preso una corsa accelerata e io invece fossi andata avanti con un lento regionale.
Mi sento vecchia, e ridete voi ridete, ma mi sento vecchia davvero. Come se fosse ormai tardi per qualsiasi cosa. Sono vecchia e ormai ho perso il treno, mi vien da pensare. Anche se mi risulta che i treni io li abbia presi proprio tutti, talvolta senza pensarci abbastanza, talvolta invece ponderando ogni coincidenza. Sembra che i treni presi mi abbiano portato così distante che non mi ritrovo più. Non so più da dove son partita né giustificare il viaggio che mi ha portato dove sono ora.
So che qua non tornerò, e che dove sono sto bene ma non sto come si sta a casa. Potrei andare da qualsiasi parte. Mi sento libera più che mai, e spaesata.

4 commenti leave one →
  1. 24 aprile 2011 00:07

    Forse sono loro che hanno perso i loro treni e sono mestamente rimasti sul marciapiede ad aspettare, vivendo non la vita che avrebbero voluto ma quella che altri hanno voluto per loro.
    Forse addirittura non hanno mai avuto una volontà propria ed hanno solamente seguito la corrente, andando dove andava il resto del gregge.

    —Alex

  2. Any permalink
    26 aprile 2011 17:08

    di quanto tu, ORA, sia giovane, e di quanto le strade per te siano ancora aperte, di quante carte anocra coperte, e quanti giochi ancora da fare, i dadi per lo più ancora da lanciare, e quante svolte ancora da sbagliare, e prima di sembrare sembrare ivano fossati è meglio che mi vado a fermare, te ne accorgi tra un 10 anni.
    è inutile che ora te lo facciano notare, ma da vegiàsa che son ti prego di tenerlo in un angolo del cranio e di riesumarlo se ti senti tipo quando arrivi nella stazione di cambio quando l’ultimo regionale è già passato da 20 minuti.
    sentirsi spaesati credo sia un effetto collaterale di sentirsi frì. non è poi un brutto sentirsi..
    (per ricordarmi che ivano fossati si chiama ivano fossati ho dovuto cercare rocco tanica su wikipedia, ecco che cosa può fare l’età avanzata)

  3. 4 maggio 2011 15:52

    non arrabbiarti ora che ti scrivo questa cosa, ma leggendoti non so se ho provato più tenerezza o più invidia. c’è uno spaesamento che è il sublime passare del tempo, ed è meraviglioso, visto da qua. un abbraccio

  4. Cristina permalink
    30 aprile 2012 23:57

    Ho letto queste tue parole per caso durante questa breve vacanza di pochi giorni al “Paesello” e mi sono ritrovata in molti dei tuoi pensieri. Non avrei trovato le stesse parole profonde, ed a volte crudeli, per esprimere quello che spesso sente chi, nei propri percorsi di vita, sradica le proprie radici per andare altrove a cercare chissà cosa…
    Ogni volta che torno a “casa”, ogni volta che vedo il mare, ogni volta che vedo quello che prima era il mio mondo sento come un senso di vertigine. Poi un aereo fa tornare ogni cosa al proprio posto e la vita frenetica di tutti i giorni non lascia più spazio alla malinconia.

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