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LUNEDI’ DI LAVORO

28 giugno 2010

Mancano solo 4 lunedì, 5 martedì, 5 mercoledì, 5 giovedì e 5 venerdì prima della pausa estiva dal lavoro, comunque essa sarà concepita.

Mi sembra di non potercela fare. Dopo due giorni passati in casa tra cazzeggio e studio e cibo e divano e film, stamattina entrata al lavoro mi sarei messa a piangere.

Sono stanca, non mi interessa nulla, vado avanti per inerzia a fare cose nelle quali non credo neppure un pochino, a usare i miei stanchi neuroni per sfornare idee, interpretare dati, creare presentazioni che nulla hanno a che fare con me.
Vorrei saltellare in corridoio cantando che tanto io tra un mese me ne vado, che io ho la mia vita da vivere, che me ne batto il culo di tutti loro e dei loro farmaci e dei loro budget e dei forecast e delle pianificazioni e dei materiali e delle giacenze e degli ISF e dei medici e dei prodotti e del brand e del positioning e del mercato di riferimento e dell’aggredire mercati più grandi e dei competitors e dei supporti multimediali rispetto a quelli cartacei e dei prontuari e dei simposi internazionali e dei principi attivi e delle concessioni e delle revisioni. Che me ne strafotto del fatturato, del premio, delle ferie retribuite e della mensa e delle piccole soddisfazioni di impiegatucci frustrati che si attaccano al saluto del capo come se fosse ostia benedetta e consacrata da dio-in-persona.
Vorrei camminare per la MCF a testa alta e sorriso a mille denti scintillanti per dire a tutti che grazie tante, arrivederci. Io saluto tutti e me ne vado via, torno a casa, abbandono l’affitto da pagare e le inferriate alle finestre, il badge e gli sconti aziendali, che pulisco la mail dalle scaramucce tra colleghi, che stacco la mia creatività dai muri del mio (ex) ufficio, metto tutto in uno scatolone e arrivederci. Grazie e arrivederci. Son stati 3 anni lunghi, lunghissimi, praticamente una vita di speranze e inculate, speranze e inculate. State pure voi qua, a farvi rodere il fegato dall’aria malsana delle falsità ed ipocrisie, degli obiettivi e della voce mussoliniana che ogni lunedì chiede quanto stiamo vendendo.

Ed invece.
Entro in ufficio stamattina e mi vien da piangere.
Mille cose da fare, la contabilità semestrale da chiudere, le fatture da approvare, le spedizioni da preparare, i congressi da organizzare, i file da rivedere, i fornitori da intrattenere, gli ordini da rivedere, la riunione a cui assistere, il file del tuo capo da aggiornare e rivedere (che devi imparare prima o poi a fare il lavoro del PM).
Che devi assolutamente uscire alle 17 che mezz’ora dopo hai un appuntamento telefonico con la professoressa dell’università e non puoi assolutamente fare quella telefonata dalla MCF.
Nessuno sa, nessuno può ancora sapere.
E avresti voglia solo di scappare, staccare la spina, mettere in stand-by il cervello, andare al mare, arrampicare mezza giornata, chiedi ferie e ti dicono che no, le ferie no.
VAFFANCUUUULO.

Ma poi pensi che mancano solo 4 lunedì, 5 martedì, 5 mercoledì, 5 giovedì e 5 venerdì.
Il conto alla rovescia verso Il Boh è cominciato.
E immediatamente è tutto molto, molto, molto più leggero.

3 commenti leave one →
  1. 29 giugno 2010 03:15

    Un abbraccio può essere di aiuto!? 🙂

    dicono che io porti bene (agli altri, io sono sfigatissima) 🙂

  2. 29 giugno 2010 11:13

    Ti siamo tutti vicino!!!

    Grazie mille per il commento, CIAO!!!

  3. 29 giugno 2010 11:19

    Beh, in fondo mancano solo 4 lunedì, 5 martedì, 5 mercoledì, 5 giovedì e 5 venerdì… 😉

    ps: sono venuto a trovarti e vado a fare un giro.

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