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NO ES LO QUE QUIERO

12 maggio 2010

Son stanca.
Stanca di troppe cose.
Stanca del lavoro, in primis.
Dell’ambiente e delle persone, del fine ultimo del lavoro che ho.
Di non fidarmi di nessuno, in ufficio.
Di avere lontane le persone che mi sono care.
Di vivere metà settimana qua, metà settimana altrove.
Di prendere un treno il venerdì per andarmene da questa città e tornare con un altro treno il lunedì all’alba in tempo per timbrare entro le 9.
Di spendere metà del mio stipendio tra affitto e bollette.
Di fare la spesa e lasciare andare a male le verdure.
Di non vedere mai facce conosciute quando cammino per strada.
Di sentire sempre e solo al telefono i miei amici. E raramente.
Di cenare da sola.
Di conoscere persone ma di non riuscire ad avere nuovi amici.
Di lamentarmi.
Di ridere per finta.
Di voler vivere da un’altra parte.
Di non trovare il bandolo della matassa in questa mia vita che sto vivendo ogni giorno.
Senza soddisfazione.

Perchè poi, alla fine di tutto, si muore.

7 commenti leave one →
  1. 13 maggio 2010 00:20

    Lascia chiudere gli occhi al giorno che ci ha fatto solo compagnia, tornerà di nuovo il sole e comincerà l’allegria.
    Sii felice come lo sei sempre stata e non fermarti mai.
    e quando volerai, pensami.. sempre in alto ti troverai.
    Maurizio

  2. 13 maggio 2010 07:45

    Sulla stanchezza da pendolarismo sentimentale non sai quanto ti capisco… per il resto, coraggio.

  3. 13 maggio 2010 10:21

    diventa ad un certo punto frustrante avere nella propria vita troppe cose negative,o che non piacciono. Io ti auguro di poter sbrogliare questo intreccio di negatività, di trovare il capo del filo, quello giusto, di seguirne il percorso, e iniziare ad essere soddisfatta,se non per tutto, almeno per un pò di cose…e leggerlo poi qui sul tuo blog.
    un caro abbraccio
    Mary

  4. 13 maggio 2010 10:32

    Tieni duro, saranno parole scontante ma, dopo le tempeste ci sono sempre gli arcobaleni, e alla fine degli arcobaleni, folletti con pentole d’oro.
    E’ quello che ripeto sempre a me stessa, ogni volta che tibro il cartellino, ogni volta che mi sento distrutta e frustrata, ogni volta che la vita non va come vorrei che andasse.
    Ci saranno giorni migliori. Dobbiamo solo saper aspettare e nel frattempo, stringere i denti.
    Verremo ricompensate.
    Un abbraccio 🙂
    Eristelle

  5. 13 maggio 2010 11:04

    mi ricorda la mia situazione fino all’Agosto scorso… Ora “pendolo” ancora il fine settimana, ma tra città molto più vicine, ho trovato colleghi con cui mi trovo bene e un lavoro che mi da’ soddisfazioni, e per quanto ultraprecario, sottopagato e privo di qualsiasi garanzia sono molto più contenta così… Fatti coraggio, tutto cambia!!

  6. 13 maggio 2010 14:39

    Quanto ti capisco! Il pendolarismo è stancante. Ma soprattutto è stancante il sensodi preacarietà perenne, come anche il lottare ogni giorno , lottare anche per avere il frigo pieno. Non ho consigli, ti dico solo che ho passato dei momenti così anche io, probabilemente li ripasserò.
    Una cosa è certa: non smettere di fare sport! 🙂

  7. 13 maggio 2010 18:32

    L’arte è per tre quarti coraggio, diceva qualcuno.
    Forse bisogna rischiare anche un po’, non trovi?

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