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DEPRESSIONE POST-PARTUM

7 aprile 2010

Banalizziamo, siòre e siòri:

mi sento
malinconica
insoddisfatta
un po’ triste

Tutto nacque da un discorso mattutino con il mio collega magazziniere quarantenne, in merito alle aspettative e ai modi di vivere. [Certo, direte voi, facile fare il gayo col culo degli altri. Dire parti tu che hai 25 anni, se no ti riduci come me a 40. Se vuoi cambiare è ora il momento di fare i bagagli. Facile dire agli altri cosa fare con il culo ben poggiato su morbidi cuscini di raso.]

Chiusa la parentesi quadra, giunge ora la mia domanda del giorno:
come vivo io E’ effettivamente come vorrei vivere?

La risposta, siòre e siòri, è….rullo di tamburi…no.
No-no-no.

Guarda-caso-guarda, queste domande esistenziali e segaiole giungono proprio dopo 4 giorni passati in mezzo ai campi, a camminare, parlare, senza troppi pensieri, sotto la neve, in montagna, guarda-caso-guarda, queste domande esistenziali e segaiole giungono proprio dopo 4 giorni passati con Shirley, parenti, famiglia…
Guarda-caso-guarda, queste domande esistenziali e segaiole giungono quando mi ritrovo a Bologna, in un palazzo dalla cui finestra vedo altri palazzi
senza famigliari vicini
senza veri amici vicini (di quelli che non si deve neppure parlare e ci si capisce al volo)
senza strade conosciute (di quelle che dici “quand’ero piccola passavo i pomeriggi su e giù in bici in queste strade…”)

E poi mi rispondo che effettivamente sono qua per una serie di eventi che mi ci hanno portato (la cosmogonia mi è oscura, ma un cazzo di zampino ce lo porrà pure), ma il motivo per cui ora devo/voglio rimanerci è perchè sto imparando un lavoro, perchè se mollassi ora, ovunque andassi dovrei ripartire da zero, dal farmi conoscere al farmi dare fiducia. Non ho una qualifica da utilizzare ovunque io vada. Non sono niente. Cazzo, tanti anni di studio e non sono niente! E quindi mi dico che forse è meglio se rimango qua fino a che avrò le possibilità di andare via con un bagaglio di conoscenze professionali un po’ più fitto di quello che ho ora.
Certo, potrei sempre mollare tutto e andare a fare la cameriera a Londra, la segretaria a Milano, la distribuisciCity in metropolitana a Parigi (hanno City a Paris?). Proprio ora che qua iniziano a darmi un po’ di fiducia. E’ sensato?

Però poi mi chiedo se effettivamente vale la pena. Vale la pena stare qua per un lavoro?
Perchè ora è questo che mi tiene a bologna.
Prima c’era BlueEyes, ok.
Poi c’era l’università, ok.
Ora c’è il lavoro. Ma è sufficiente?
Cosa perderei andandomene? Cosa avrei in cambio?

Che poi, in ultimo, magari è solo un po’ di depressione post-partum. Partorita la laurea, la tesi, la festicciola e le non-foto, ora son qua spaesata, senza un obiettivo chiaro e netto all’orizzonte, senza bussole che indichino il nord, senza un miraggio da seguire o una mappa ben definita da studiare.
Forse mi manca solo un obiettivo.

Detto ciò.

7 commenti leave one →
  1. 7 aprile 2010 14:57

    “Ora c’è il lavoro. Ma è sufficiente?”
    Assolutamente si

    “Cosa perderei andandomene?”
    Un posto con delle prospettive, ma ancora più importante una possibilità di fare esperienze da usare in futuro da un’altra parte, ovvero una possibilità maggiore di scelta

    “Cosa avrei in cambio?”
    Se le opzioni sono quelle da te citate, nulla che ne valga la pena. anche quel vago sentimento di “ho cambiato, ho dimostrato di poter cambiare se voglio” svanirebbe alla svelta, sostituito da un “ma che ca**o ho fatto?”

    E il post-partum da laurea è assolutamente normale.

  2. mantiduzza permalink*
    7 aprile 2010 15:16

    Carissimo GC: lo sapevo che mi cazziavi!!!! ahahah! contavo su di te!
    grazie grazie…
    🙂
    intanto butto via la placenta…

  3. 7 aprile 2010 18:55

    Benvenuta nel club. Anch’io sono in depressione post parto della mia libertà. Completamente disorientata. E sempre all’eterno inizio. In più, ieri stavo guardando i ponti a Milano sotto quali dormire. Non ho scelta nemmeno in quello.

  4. 8 aprile 2010 08:15

    E’ importante che il lavoro sia il TUO lavoro, credi,
    altrimenti le domande che ti sei posta ora saranno le domande che ti perseguiteranno poi….

    non sottovalutare gli affetti, credo contino più di un lavoro stabile, anzi, certamente di più.
    In bocca al lupo.

  5. 9 aprile 2010 12:46

    Per me è invece importante la risposta che ti sei data, ovvero ‘no’.
    Però se nonostante il motivo principe che ti spinse a Bologna, ci sei rimasta, se nonostante altre mille quotidiane (e condivise dai più) amenità quotidiane, ci sei rimasta_2…qualcosa significa, stai certa.
    Ragionerei su quello, tirerei un po’ di somme e valuterei se sia il caso di aggiungere altri addendi per far aumentare il totale oppure no.

  6. 10 aprile 2010 17:57

    “Cosa perderei andandomene? Cosa avrei in cambio?”

    Il quesito cruciale è questo…

  7. aless permalink
    10 aprile 2010 19:05

    Sei libera di scegliere, mantiduzza, e questa è una grande fortuna che le madri di bimbi e non di tesi di laurea a volte non hanno. Il tuo parto non vincola altre vite alla tua, ma ti da una possibilità in più per rendere la tua vita più soddisfacente, subito o in futuro. Io sarei solo orgogliosa di me per questo ennesimo traguardo, e valuterei le opportunità alternative solo se concrete e migliori della attuale. In linea di massima sono d’accordo con michela e approfitto per farti le mie congratulazioni per la laurea qui sul tuo blog, che mi è sempre tanto caro..

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