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FATTI UN PISOLO CARRE’ BIONDO!

29 gennaio 2010

Son qua a casa sul divano con il cappuccio della felpa tirato su, in forno una torta cioccolato e amaretti a cuocere per deliziare le colazioni del fine settimana, sul tavolo l’altro computer su cui stamattina ho scritto un mezzo capitolo di tesi, sul balcone la gatta indecisa tra la libertà gelata o la prigionia a riscaldamento centralizzato, tra qualche ora darò il via libera alle farfalle con l’arrivo di un treno a BolognastazionediBologna.

Sono lavorativamente confusa. O forse è solo una scusa per fare la pace con la la bambina bionda che mi sta fissando da ieri, come per dirle “giuro, son confusa, non ho ancora deciso, devo ancora trovare dei buoni motivi; non guardarmi arrabbiata! sono grande e devo fare i conti con la realtà, non solo con i desideri e le utopie e i sogni”. Ecco, forse è solo perchè quella bambina mi sta fissando con occhi accusatori e io non riesco a sostenerne lo sguardo, e allora mi dico di essere confusa, quando forse invece confusa non lo sono affatto, semplicemente brucia il fatto di dover dire alla marmocchia che ha fottutamente ragione, ma che i compromessi ogni tanto bisogna saperli accettare.

Questa è la mia postazione, la mia scrivania, il mio angolo di mondo aziendale.
O almeno, lo era fino a sei mesi fa; ora è tutto uguale, ma il monitor si è evoluto in uno superspaziale monitor piatto.
Il bruco rimane, e anche i foglietti, e le etichette per i gelati. Rimane la pace, e si è aggiunta una vignetta di Linus che dice più o meno “non sai cosa fare? fai un pisolino!”

Sono lavorativamente molto confusa.
Sono arrivata a Bologna che non avevo un euro da parte, autonomia per un mese scarso, decisa a fare qualsiasi lavoro, dalla lavapiatti al mcdonald passando per baby e dogsitting. Dopo 28 giorni di bolognesità firmavo il contratto con la MegaCasaFarmaceutica. Un mese di contratto. Poi un altro contratto di 3 settimane. Poi uno per 2 mesi. Dai due mesi siamo passati al contratto di 4 mesi. E poi a quello di sei. Era passato un anno e più. Altri due contratti di 6 mesi. Ed eccomi qua. Ulteriore contratto di 7 mesi, fino al 31 luglio 2010. Ottavo contratto in due anni e tre mesi, con la promessa che il prossimo sarà il contratto che mi renderà eterna.
Poco male, via.
Che a lungo andare ci si abitua alla precarietà, ci si scherza, si eliminano i regali di natale perchè le ferie non le pagano, ma il dolore rimane quasi solo economico.
Alla fine non son contenta di non fare hamburger da McDonald in via Indipendenza? Di tornare a casa senza puzzare di frittura?
Eravamo in 226 ad avere risposto all’annuncio, per un unico posto disponibile.
Non sono contenta?
Cercavo un lavoro per mantenermi all’università, lontano da casa, convivenza e vita e libri.
Ho trovato un lavoro vero, serio, non un lavoretto da studentessa fuori corso, azienda in cui su 200 persone ero la più giovane, 23 anni appena compiuti e quasi nessuna esperienza. Stipendio che supera le 3 cifre virgola zerozero, un lavoro vero, full time, con il badge, la mensa, le colleghe, le responsabilità, la mail aziendale e tutto il resto. Ed eccomi qua.

Da circa un anno mi si chiede cosa voglio fare da grande.
Cioè dopo la laurea.
Me lo si chiede di continuo. Il mio capo, il capo del mio capo, il capo del capo del mio capo.
E la mia risposta è sempre stata non lo so, vedremo.
Fino a dicembre, quando il capo del capo del mio capo, il Mussolini de noaltri, mi ha chiesto, voce impostata e sguardo fisso nei miei occhi miopi ed astigmatici: Cosa vuole fare da grande, dr.ssa Mantiduzza? O meglio. Cosa vorrebbe fare in questa azienda dopo la sua laurea?
Son stata onesta, per una volta, anche se dopo 3 giorni mi sarebbe scaduto l’ennesimo contratto.
Di preciso non so. Sono arrivata qua con una buona dose di fortuna, ma se avessi trovato un posto da cameriera in un bar in stazione sarebbe stato uguale. Questo è il lavoro che mi ha permesso di studiare. Da grande non so. Mi sembra di essere grande da anni. Vorrei fare qualcosa per la quale i miei neuroni siano utili nel mio cervello e non debbano solamente rincorrersi in un infinito saltare gli stessi ostacoli. Vorrei fare qualcosa per cui io debba imparare sempre qualcosa. E detto fra noi, se dopo la laurea il mio ruolo in azienda non dovesse cambiare, beh, sempre detto fra noi, sono certa che cercherò qualcosa di meglio.

E così ieri son stata chiamata a rapporto.
Sull’attenti, al cospetto del capo del mio capo.
Che mi ha comunicato che, da ieri, il mio lavoro è stato dimezzato. Metà di tutto quello di cui mi occupo viene passato ad una collega. In cambio, però, comincerò ad occuparmi più da vicino della parte gestionale e organizzativa di tutto quello di cui finora mi sono solo occupata a livello operativo (schiava). Per fare questo sarò sempre più vicina al mio capo, che mi insegnerà il suo lavoro. Sempre senza smettere di fare il mio, di lavoro.
Le piace come idea?
Si, mi piace, grazie.

E qua spunta la bambina bionda che voleva salvare il mondo dalle ingiustizie.
Che mi fissa con due occhi incazzati e serra le labbra in un rimprovero muto.
Perchè io volevo fare un lavoro utile. Utile al mondo. E mi si additi pure come utopista ideologista stolta sognatrice, ma era davvero quello che sognavo per me. E ammetto di non aver fatto di tutto per raggiungere il mio obiettivo. Potevo giocarmi meglio le mie carte, ma questa mano l’ho giocata così. Per ora.

E quindi eccomi qua, con un futuro probabile di piccola carriera in una multinazionale del farmaco, terza solo dopo le armi e il petrolio sul podio dei cattivoni del mondo occidentale.
Da missionaria caritatevole a ingranaggio per far soldi.

Eppure.
Eppure le possibilità alternative ci sono, ma non so se le voglio prendere in considerazione. Ho una fottutissima paura di pentirmene.
C’è la possibilità di mollare tutto e mettermi a fare la globetrotter senza fissa dimora.
C’è la possibilità di declinare l’offerta e continuare a fare la schiava nella MegaCasaFarmaceutica.
C’è la possibilità di tornare a casa di mamma e papà a fare la mantenuta alla ricerca di un lavoro che, al momento, non c’è.
C’è la possibilità di ricominciare tutto da qualche altra parte, di vincere un’altra selezione tra uffici di human resources e dirigenti vari, di farmi conoscere, di far vedere che dietro la faccia da ragazzino (si, maschio) e la giovine età anagrafica so lavorare e mi piace lavorare bene, sperando che prima o poi la condizione di schiava si trasformi in qualcos’altro.

Oppure c’è questa possibilità che, al momento, cercando di non degnare di uno sguardo il carrè biondo che continua a fissarmi immobile, avrei deciso di seguire: è la possibilità del prendere tutto quel che c’è e di farne bagaglio, come dice il proverbio sull’arte da mettere da parte. Intanto che sto ballando continuo a ballare e imparare nuovi passi, e poi si vedrà. Proprio perchè fare progetti a lungo termine non ha alcun senso. Proprio perchè a volte se non sai cosa fare la cosa migliore è farsi un pisolino.

24 commenti leave one →
  1. 29 gennaio 2010 19:10

    “la possibilità del prendere tutto quel che c’è e di farne bagaglio, come dice il proverbio sull’arte da mettere da parte. Intanto che sto ballando continuo a ballare e imparare nuovi passi, e poi si vedrà. Proprio perchè fare progetti a lungo termine non ha alcun senso.”

    Ecco. Brava 🙂

  2. b.a. permalink
    29 gennaio 2010 19:26

    io la penso come te, non è questo un tempo in cui si possano fare progetti a lungo termine.
    Carpe diem e fare tesoro di quello che ci capita volontariamente o meno

  3. 29 gennaio 2010 19:50

    è pur sempre una stradda sicura quella che un caso fortuito ti ha messo davanti..fai tua questa sicurezza,specialmente in questo periodo di smarrimento totale..

  4. mantiduzza permalink*
    29 gennaio 2010 19:55

    uè, mucchettadettailbambi, volevo solo sottolineare che lo smarrimento totale non mi appartiene nè io appartengo a lui, in questo momento.
    sono solo un po’ confusa…

    ma forse non ti riferivi a me in particolare..

    Anatroccolo, grazie.

    Offender, approvo la sua approvazione. E pure la sua foto da cattivo.

  5. GuidoC permalink
    29 gennaio 2010 22:01

    Beh, benvenuta nel mondo adulto. Bello il sogno del globetrotter, ma ricordati che il 99.9% dei globetrotters finisce a fare l’homeless.

    Quindi, per favore, tieniti il lavoro che non solo paga il presente, ma sembra interessante dal punto di vista di prospettive (a 23 anni apparentemente ti avviano al lato manageriale???).

    E guardati le spalle, che quando la cosa si saprà in giro non saranno poche le persone che ti guarderanno in modo diverso… e certo non più amichevole.

  6. 29 gennaio 2010 23:01

    No, non dovevi scrivere un post del genere. Non adesso. che poi comincio ad invidiarti, eh? Lo so che sei confusa, tu che hai tanto, come me che non ho niente. Quindi, credimi, anche se ti mettessi a fare una vagabonda per il mondo, ti sentiresti – confusa. Isoddisfatta. Con la sensazione che altrove c’è qualcosa di più bello, di più buono. E rassegnati: non puoi salvare il mondo. Ma il tuo sì. 😉
    Un bacio e metti questi pensierini nella dispensa. O nel congelatore. Eppure il tempo è un gentiluomo.

  7. 30 gennaio 2010 00:10

    Beh, come per tutte le belle occasioni sicuramente c’è del merito mischiato alla fortuna. La persona giusta al momento giusto. Non è fantastico?! Hai 23 anni, diavolo, mica 90! Puoi salvare il mondo anche dopo aver messo da parte un po’ di stabilità economica, cosa alquanto esotica per il momento. Non sbattere la porta in faccia ad una bella occasione, e fai una pernacchia alla coscienza, almeno per adesso. In bocca al lupo!

  8. 30 gennaio 2010 02:25

    La foto è da cattivo ma io sono buonissimo 😉

  9. 30 gennaio 2010 13:22

    solo un appunto rapidissimo: ho 25 anni, 23 ne avevo quando mi hanno assunta 🙂
    grazie a tutti i passaggi/pensieri, davvero grazie.
    GuidoC, in particolare, grazie del benvenuto nel mondo dei grandi 😉

  10. mantiduzza permalink*
    31 gennaio 2010 18:14

    e grazie a Selene, ho pensato anche a te, mentre scrivevo, ed è vero, non si può cambiare il mondo, ma il nostro mondo un pochino si.

    offender, machivuoichetticcreda?!?!? 😀

    clara v. grazie anche a te, attribuirò a te la colpa del fatto che la mia coscienza giace in una montagnola di neve sporca!! 🙂

  11. 1 febbraio 2010 15:53

    ma uffa…ho pure dato ascolto ai vostri reclami sul blog 🙂

  12. mantiduzza permalink*
    1 febbraio 2010 17:55

    ho visto Offender, non sei contento di avere un pubblico ‘sì attento?!
    🙂

  13. 1 febbraio 2010 21:03

    il lavoro di questi tempi è una fortuna. per i sogni aspettare il principe azzurro..:)

  14. laura permalink
    2 febbraio 2010 18:45

    Um dunque. Soprattutto quoto l’Anatroccola per la questione dell’inutilità di tracciare piani quinquennali in questo momento, un solo grido un solo idioma, prendiamo i soldi e scapoma 🙂
    Da collega delle multinazionali del farmaco.
    Ecco… Er.
    Premesso che si può essere o favolosamente utili o terribilmente dannosi al mondo pressoché in ogni tipo di nicchia ecologica, e che la prima cosa non si espleta necessariamente operando in una ONG cambogiana né la seconda facendo i passacarte.
    Prossimamente ti laurei, gaudeamus! fino ad ora gli sforzi notevoli che hai fatto (studio, lavoro pagnotta) erano mediamente rivolti al conseguimento di un fine (laurea) che vedevi prossimo e raggiungibile e di cui soprattutto possedevi chiaro il know-how ad raggiungiendum.
    Questo potrebbe non essere altrettanto vero per i progetti che speri di realizzare nel futuro e questo potrebbe essere un problema merdoso.
    Ora.
    Mentre mi unisco al peana delle genti che ti consigliano di prendere ‘sto lavoro e non farti paranoie, vorrei solo rilevare un particolare… il sistema di pensiero “io a questi gli ciuccio solo il sangue, faccio quello che devo fare e non mi importa niente, penso solo a mettere da parte un po’ si stabilità economica e quando capita l’occasione li lascio con un palmo di naso” è profondamente sbagliato.
    1. perché tanto quanto tu pensi di ciucciare a loro solo il sangue, loro ovviamente pensano di ciucciare solo il sangue a te. Se all’inizio potevi permetterti di usare solo due o tre dei tuoi bellissimi neuroni (anche il tuo capo del resto ma lui ne HA 2 o 3 quindi non fa testo) per fare fronte al lavoro, man mano che sali nella catena alimentare di questi posti l’impegno dilaga occupando gran parte del cervello e anche del tempo, se non ci stai attenta.
    2. perché “non mi importa niente di questo lavoro” è una bella frase. Riesci a metterla in pratica solo se sei completamente stronzo o se hai appena partorito. Tertium non datur.
    3. perché “mettere da parte un po’ si stabilità economica” di questi tempi è un concetto immateriale. È una meta rara e agognata avanzare 100 leuri alla fine del mese il che è del tutto diverso dal concetto di “mettere da parte un po’ si stabilità economica”. Ma questo lo sai meglio di me.
    4. perché le multinazionali, le grandi aziende (e anche qui lo saprai bene) sono realtà imbozzolanti, singolarmente pervasive, in qualche modo spingono all’assimilazione, anche perché sono rassicuranti e in un certo senso protettive (soprattutto in momenti storici del cazzo come questo… Ah tra l’altro: quando cadi nel tranello di ritenerti una privilegiata perché lavori, ti pagano, e se ti viene il cagone hai la mutua sei PERDUTA ). Se decidi che ti va benissimo lavorare che so per la Beagle imaging… va benissimo! Sicuramente avrei molte possibilità di carriera e molti benefici salariali e contrattuali. Avrei meno probabilità di finire per terra in caso di andamento dal culo della ditta perché ci son cassa e mobilità. Inoltre, cosa ben più importante, nelle grandi realtà c’è la concreta possibilità di fare lavori interessanti, appaganti, dove si possa imparare un sacco, girovagando tra i vari settori e le varie filiali. Se decidi che per te la Beagle imaging è soltanto una tappa intermedia verso altri lidi… va benissimo! Ma ricordati che in questo caso dovrei tenere gli occhi aperti e avere le idee decisamente ben chiare, o rischierai di finire invischiata nella melassa quotidiana dei compiti e dei progetti che si accavallano senza nemmeno renderti conto del tempo che passa. E se, pur pensando in un primo momento che la Beagle imaging non sarebbe stato altro che una breve fermata sulla via di Yaounde, pian piano ti dovessi accorgere che invece ti piace e puoi pensare di fermarti più a lungo… va benissimo! non vuol dire che hai calato le braghe o chissà, ciascuno ha le proprie inclinazioni e nessuno ha mai detto che dobbiamo per forza essere masochisti (salvo il papa vabbè ma NON CONTA).
    In pratica brava cara, sono proprio contenta. Finalmente vedo che che la sincerità alias facies culi paga ^__^ e non ho dubbi che presto le tue idee saranno più chiare 🙂

  15. mantiduzza permalink*
    2 febbraio 2010 22:53

    Laura, touchè.
    Su tutta la linea.
    Concordo.
    Ho il terrore di guardarmi un giorno attorno, e trovarmi invischiata in una vita che non ho scelto ma che mi è, bene o male, cascata addosso. E’ questo di cui ho paura.

  16. laura permalink
    3 febbraio 2010 09:13

    be’ ma evitarlo è nelle tue mani… ogni scelta comporterebbe questo stesso rischio! esserne consapevoli è già essere a metà dell’opera. dalla tua parte c’è la giovane età che aiuta a risucchiare senza essere risucchiati 😉
    (in realtà da come vanno le cose in questo paese non credo che riusciremo a rimanere melassati nelle nostre vite a lungo…se continua così ci autoespelliamo, come i tappetti di grasso rancido, cellule cornee e cadaveri di propionibacterium acnes in cima ai comedoni, quando i globuli bianchi sacrificandosi per la collettività hanno creato quelle 3 – 4 atm di essudato… )

  17. mantiduzza permalink*
    3 febbraio 2010 10:56

    cheffìgo non capire (quasi) una cippa di quello che scrivi!!

  18. laura permalink
    3 febbraio 2010 11:08

    ehm… è l’influenza, scusa…

  19. 3 febbraio 2010 11:46

    Laurita, soprattutto sono le sostanze che assumi per combatterla 😉 (non tutte, scommetto, prescritte dal medico) 🙂

  20. mantiduzza permalink*
    3 febbraio 2010 12:53

    ne voglio anche io!!!
    🙂

  21. laura permalink
    3 febbraio 2010 16:20

    no no, dovevate laurearvi in intrugli anche voi, cicca cicca 😛

  22. 18 febbraio 2010 01:18

    Sì insomma, sono un po’ di volte che passo di qua e non commento mai… però leggerti me gusta un sacco!

    saluto!

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  1. E’ COME SE URLASSE « ALBERIERBAARBUSTIeFIORI

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