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COSA RESTERA’ DEGLI “ANNI ZERO” – para mì

19 dicembre 2009

2000-2009
15 anni e mezzo – 25 anni e mezzo

Dieci anni son davvero tanti, eh.
Più o meno, tralasciando gli anni bisestili, trattasi di 3650 giorni.
[Il fatto che io abbia utilizzato la calcolatrice del cellulare per fare quest’operazione mi lascia sgomenta, NdM]
15 anni e mezzo.
Cosa ricorderò di questi anni zero? Cosa ricorderò dei miei 15-16-17-18-19-20-21-22-23-24-25 anni?

Beh, il liceo. La PVof. Di Matematica e quello di Filosofia, pace all’animaccia ubriaca sua, e a quella di Biologia, Franca, che è grazie a lei e solo a lei se so cosa vuol dire stare le notti sui libri, fanculo alla chimica. E Rachi, e le margherite, e le merendine, e le ore di ginnastica a giocare a “muro”, la puttan-Rolla e i suoi 3 canti dell’Inferno, ci finisse lei all’inferno. Il liceo. La bicicletta per 9 mesi all’anno, dai guanti alle magliette senza maniche. Le studiate in aula CIC. Lara che sapeva sempre tutto e sempre meglio degli altri, A. che cercava la formula della caduta delle foglie, Roby che beveva vodka alle 8 di mattina nel bicchierino del caffè. La maturità. La tesina. La terza prova corretta. Matematica passata alla più secchiona della classe. Son soddisfazioni.

E Christian-l’ex, ovvio. Le trasferte a Savooona, le sue al Paesello. Tre anni e mezzo di primo amore.
La prima volta in macchina parcheggiata sul sagrato di una chiesa (ehssì), il giorno dopo che lui era vestito imbarazzantemente e io non riuscivo a guardarlo perchè con quella maglietta mi sembrava in pigiama. Le telefonate ore 19. I sabati partenza in treno ritorno domenica sera. Le vacanze al mare insieme, in roulotte. E Barcellona. E la montagna a capodanno. E Firenze.
E Luilostronzo; la prima convivenza, BlueEyes, due anni di intensa e stranissima storia d’amur. E una serie imprecisata di omini di secondaria importanza che hanno orbitato poco o tanto nel mio diametro vitale. Tutti senza lasciare quella gran traccia. Nè cicatrici bianche.
Insomma, scoperta della sfera cuore e distruzione della stessa e ricostruzione, e tradimenti, e pianti, e ristrutturazione e barriere protettive in cemento armato fino ad arrivare all’attuale situazione in cui “fredda” è il complimento che mi si fa più spesso.

E la Spagna, Salamanca, Barcellona, Granada, Sevilla. La notte passata nei giardini di Salamanca a parlare di film e libri. E Norimberga, e Parigi, e Londra, e Calcutta, e Varanasi, e la Sicilia, il Cammino. Le vacanze i viaggi le persone conosciute. Soprattutto le persone conosciute.

L’università. La prima laurea. La seconda, in via di definizione.
Il primo trenta, con Diletta a comprarci un bracciale di fronte a Festa del Perdono per festeggiare. E le lezioni in S. Sofia, e Sesto, e la metro, e il Duomo e il pendolarismo, tutti i libri letti in treno, gli amici del viaggio.
Il Pròffico, come dimenticarsi di quegli occhi fantastici? (eh-eh). E la tesi. E l’esame d’inglese.
I test d’ammissione alla specialistica. Ottava, siore e siori, mica cazzi, eh. Lo studio la sera post-lavoro. Gli esami.
Il sentire che non serve assolutamente a nulla. La stanchezza, il “non-ce-la-faccio-più”. Dai che è quasi finita.

Il lavoro. Cameriera all’enoteca, cameriera al pub, impiegata in un’ong, cameriera al locus orribilis (!), impiegata nella casa editrice (brrrrividi), impiegata nella MegaCasaFarmaceutica. La babysitter aggratis. (do you remember il bimbino J.?). L’operaia (eggià, eggià). La cameriera a capodanno (santissiminnumi!).
La pulisci culi-canta canzoncine aggratis a DayaDan, Kolkata del mio cuor.
I dubbi, il cocopro, gli stage, il tempo determinato. I contratti, le incazzature.
I capi, i colleghi.
Il primo stipendio. I turni.
Le notti che finiscono alle 5 con piadina e coca cola, le ossa rotte, gli occhi che bruciano che ancora non c’era la legge sul fumo nei locali pubblici.
Il treno da Rogoredo che fa già buio, e un freddo porco.
Il lavoro rende liberi. Ohssì, ohssì.

E i concerti, MCR, Guccini con Teuz, Bruce e i Rolling Stones con mio padre, Anthony & the Johnsons, twice in Milan, i Cure (!) primo concerto a 15 anni, Tori Amos, Bersani con Sil quando avevo 2 occhi da triglia causa troppo pianto, Leonard Cohen, Davide Van de Sfroos, twice. E vari vari altri.
E il teatro, e il cinema.
E i libri, tanti tanti libri.
L’amore per Oriana Fallaci, Haruki Murakami, Grossman, Calvino. Tutti amori nati in questi fantastici anni zero, forse perchè sono tutto quel che mi ricordo, prima c’era solo bambinitudine.
La mostra di Kandinskji. E di Gauguin e Van Gogh, e di De Chirico, e il Tate, il Pompidou, l’Alhambra, il tempio di Kalì, il sacrificio delle capre, Camden Town, Piccadilly Circus, Trafalgar, Piazza S. Stefano. Le foto del Fotografo. E tutta l’arte di una montagna innevata, e di una corda annodata bene sfondo mare.

E i miei genitori e chi non c’è più. I lutti, le amiche da consolare.
Mio fratello.
I rapporti ritrovati, quelli ricostruiti, il diventare adulti.

Gli amici quelli veri, anche a distanza di anni di chilometri di silenzi.
Gli amici conosciuti online. Il blog. Facebook nato usato e chiuso fino a data da destinarsi.
Bologna.
Il Paesello.
La voglia di fare.
La voglia di cambiare.
Le promesse.
Le litigate.
Le urla e i balletti.
Gli abbracci.
I capelli a zero.
Il piercing al naso.
Gli anelli lasciati nel cassettino degli anelli.
Una casa mia.
Le chiavi.
Tutte tutte le persone.
E me, con il sano egocentrismo che mi caratterizza.

Uh, quanta strada ancora da fare..

4 commenti leave one →
  1. 20 dicembre 2009 04:44

    I capelli a zero?! Questa non me l’aspettavo! Poi sei brava, bravissima… sei riuscita a fare un resoconto dei tuoi ultimi 10 anni, ed in questo caso vale la mia frase preferita: “La vita è una tela. Riempila più che puoi.” Mi sa che dovrei farlo anch’io, che poi è un buon metodo psicologico per alzare il livello dell’autostima. Ed e’ una sfida per la memoria.

  2. mantiduzza permalink*
    20 dicembre 2009 19:17

    Sicuro ho dimenticato mille e mille cose importanti che mi torneranno in mente nei momenti più disparati!
    Capelli a zero…si! Per lunghissimi 6 mesi…e talvolta penso che è proprio ora di darci un taglio e tornare alla comodità della macchinetta…

  3. 23 dicembre 2009 13:50

    gli ingredienti ci sono tutti.
    Consiglio sempre un buon aiuto-chef e il mattarello per castigare, quando serve.
    Baci!
    🙂

  4. 28 novembre 2010 02:48

    Grande per aver chiuso Facebook, che fa molto anni zero.
    E soprattutto bei concert 🙂
    Sarà che io sono fan della musica anni zero 🙂
    Un bacio, Daniele

    http://goodbyezero.wordpreess.com

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