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PARLO MALE DEL PAESELLO. NOVITA NOVITARUM.

6 dicembre 2009

Ebbene si, miei venticinque fedeli lettori, dopo 2 anni e 3 mesi e qualche giorno di lodi ininterrotte alla provinciacampagnaPaesello, mi sentirete parlare male della cittadina noiosa e piccola e stressante che mi ha fatto correre a Bologna dopo un breve soggiorno nella mia vecchia casa natale.
Ebbene.
Necessari sono dei nonostante.
Nonostante la cena al cinese con Sil,
nonostante gli amici rivisti,
nonostante la piccola G. che mi ha sorriso nei suoi quarantacinque giorni di vita e con gli occhi blu e mi ha stretto le dita e fatto pensare maternità?,
nonostante le lasagne di mamma
nonostante i cd masterizzati di papà
nonostante il brother con la patente che mi recupera in stazione
nonostante le strade che conosco e gli odori di terra che amo

son scappata dal Paesello a gambe levate, tornata a *casa*.

Intanto, arrivi al Paesello e ti accoglie la nebbia l’umidità il grigio lo squallore di un meteo insolente e depresso e istigante il suicidio. Tempo zero e ho i reumatismi, tutto è bagnato, le ossa si inzuppano come le macine nel latte caldo.
Eppoi gli amici che pretendono la tua presenza. SMS: “se non esci stasera devi venire domani”. Ah.ah.ah. Furbino, devi a me non me lo dici eh? capitomihai? Che io, di doveri, mi pare di averne già a sufficienza, ok? Quindi, tesoro caro, io non devo proprio un bel niente. Riformula la frase: se stasera non hai voglia di passare, che ne dici di domani? Casomai non fosse di tuo gradimento la data e l’orario proposto, non preoccuparti, faremo la prossima volta.
Ecco, molto meglio.
Eppoi la famigghia, la madre, che questa casa non è un albergo, torni esci mangi e dormi e non mi aiuti a far le pulizie.
Ora. Ora. Ora.
Respirare. Contare. Training autogeno. Controllarsi.
Torno una volta ogni 2 mesi e devo fare le pulizie? Whaaaat? Cheeee? Scusanonhocapito?
Eppoi. Tornare e ciucciarmi i litigi di mumdadbrother, ugualiuguali a quelli lasciati più di due anni fa con il trasloco a Bologna, ripiombarci dentro con tutti i malcontenti di allora, a piè pari che mi chiedo sonomaiandatavia?

Ma mi chiedo, mi. Ma chi me lo fa fare?
Ma io me ne torno in terra bulgnais. Sisi, treno regionale che ferma anche nei paesi di 5 abitanti, due ore e più di lento procedere nella pianura, e poi autobus verso casa.
Che è triste, eh, non crediate, miei fedeli venticinque lettori (che poi, venticinque a voler essere ottimisti).
E’ triste perchè il Paesello era il mio rifugio peccatorum, era il mio ritorno alla patria natia, era la consolazione dalla solitudine, era l’abbraccio dei genitori e della fratellanza, era il mio letto, i miei libri, i miei angoli. E invece, ogni volta di più che torno a casa dei miei, ogni volta è meno casa mia e più casa loro, ogni volta è meno rifugio e più punto di appoggio, possibilmente appoggio leggero.
Ogni volta è meno il piacere e più l’insofferenza, ogni volta sono meno le ore che mi trattengo.
Non amo più il clima, meteorologico e metaforico, non reggo i malumori lunatici di mia madre, non accetto le pretese di chi non viene a trovarmi ma poi mi vuole sempre presente quando torno.
E quindi son qua.
Bologna.
Che poi non sento casa neppure questa. Eppure è ciò che più si avvicina a casa. Ormai.
Tristezza e solitudine.

Letto mezzo sfatto mezzo vuoto
libro aperto a pagina 142
tesi in non-divenire
piatti lavati
il trolley aperto e mezzo svuotato

Chiave di volta
questo non sentirmi (non sentirmi più – non sentirmi ancora) a casa.

3 commenti leave one →
  1. 7 dicembre 2009 09:58

    E vuoi sapere l’ultima? Sarà così anche quando avrai cinquant’anni: sempre più casa loro, sempre meno casa tua. Sempre più malumori e lune finchè non deciderai dove stare con i piedi.
    Poi il cuore sarà libero di stare dove vuole….no? (anzi: ne?)

  2. cicala permalink
    8 dicembre 2009 04:43

    Cara mantidina mantiduzza, ti leggo da un po’ zitta zitta. Mi sembra di leggere me, 5-10 anni fa. Sorrido, un po’ a te e un po’ a me, mentre penso “ah gia, si proprio cosi'”. E ti direi tante altre cose, ma tanto non c’e’ bisogno. E’ questione di tempo e le dirai tu.
    Un abbraccio, piccola.

  3. mantiduzza permalink*
    8 dicembre 2009 13:17

    @ Cicalì: mi spaventi un po’, sai?

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