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DA CONSUMARSI PREFERIBILMENTE ENTRO IL: VEDI RETRO.

10 febbraio 2009

Giuro che scrivo poco e mi metto a studiare.

Ieri abbiamo parlato, io e BlueEyes.
Ha iniziato lui, a cena, a parlare di futuro, del fatto che adesso la sua priorità è il lavoro, ma solo perchè più avanti possa non esserlo più e possa diventarlo la famiglia, me e eventuali piccoli altri.

Io sono stata zitta fino a che non ha finito.

E poi ho detto che non so se sarò proprio io la sua priorità, quando la sua priorità smetterà di essere il lavoro e diverrà la famiglia.
Non so se ci sarò ancora. Ho capito di aver sbagliato io quando ho messo il NOI come priorità. Avevo 23 anni e ho lasciato la possibilità di essere mantenuta e quindi di cercare di trovare il lavoro che volevo per mantenermi con il lavoro che ho trovato. Ho lasciato la possibilità di frequentare la facoltà universitaria che mi interessava di più per accontentarmi del miglior compromesso universitario bolognese. Ho lasciato tutta la rete di salvagente che avevo per venire a vivere con lui.
E nonostante non me ne penta e sia convinta che mi sia comunque servito a crescere, non so se lo farei ancora.
E credo di essere scesa a compromessi che a 23 anni non si dovrebbe conoscere.
A 23 anni le priorità dovrebbero essere altre. Che i sacrifici per amore c’è tempo per farli.

Anche se lui non mi ha obbligata, nè cercato di convincere: ho fatto tutto da sola, come sempre, da testa dura di leone ascendente toro.
Mi rendo conto che ho abbandonato i miei sogni.
E ora che vedo la fine del mio percorso universitario non troppo lontano, sentire parlare di un futuro a lungo termine condizionato dal SUO futuro, dai SUOI piani, mi fa sentire terribilmente in gabbia.
E gli ho detto che non so se ci sarò. Che voglio vivere giorno per giorno tutti i giorni che mi separano dalla laurea, e poi si vedrà, deciderò cosa fare, e probabilmente quello che sceglierò non sarà comprensibile a lui, così sempre attento a vedere il lato razionale delle cose e delle azioni, che forse quello che sceglierò di fare non sarà finalizzato a migliorare il mio curriculum, a implementare skills, a posizionarmi sul mercato del lavoro. Perchè non voglio che sia la mia priorità adesso.
Ho pensato che lo fosse, nei mesi passati, forse anche influenzata giornalmente dalla sua visione del mondo. Che non è la mia, però.
Voglio sentirmi felice, voglio ridere. Voglio sentirmi utile.
E non so, non credo, che stare qua ad aspettare (lui? un lavoro migliore? un corso di yoga per principianti?) possa risolvere questa mia voglia di vivere.
Penso che adesso ne ho 24, di anni, e che forse è proprio ora che posso ancora permettermi di tentare e sbagliare e di cambiare le carte in tavola. E che non voglio pentirmi di scelte non fatte, decisioni non prese.
Ho paura di tradirmi. Di diventare grande e rimproverare la me stessa di quando avevo 24 anni di non aver seguito i sogni, i castelli in aria, i binari, anche fossero morti, senza sbocco, anche se fosse stato seguire una strada circolare per trovarsi allo stesso punto di partenza. Ho paura di deludermi. Di deludere la me stessa bambina, la me stessa che vuole fare qualcosa oltre che guadagnarsi di che vivere tornare a casa e lavare i piatti di ieri sera.

E ci siamo guardati, e lui mi ha abbracciato e mi ha detto lo sai che sarò il primo ad incoraggiarti se è quello che vuoi e mi ha detto io voglio che tu sia felice, con me o senza di me.
Ma lo sai che una storia a distanza, con te, non la voglio, non la posso sopportare.
Lo so, ma preferisco finire la nostra storia che saperti non felice.
Quindi se decido di partire, con la mia laurea ci lasciamo.
Si, abbiamo una data di scadenza. Però fino ad allora cerchiamo di stare bene.

Sto male perchè sono riuscita a dire quello che voglio. Sto male perchè mette in crisi tutto quello che ora ho. Sto male perchè anche se è un futuro non prossimo, non è comunque neppure lontano.
Sto male perchè ho tutto talmente chiaro che ho paura che in un secondo tutto possa intorpidirsi e io non capire più cosa voglio, e ho paura di scambiare per soluzioni paure assopite e di accantonare ancora una volta i progetti in cambio di sicurezza.

5 commenti leave one →
  1. Elena permalink
    10 febbraio 2009 21:13

    Quando ti leggo io sento un’immensa forza.
    E penso che non è il tuo destino stare in gabbia. Rinchiusa, limitata, quieta.
    Un giorno, l’uomo che mi ha permesso di salvarmi la vita, mi ha presa per mano e portata davanti ad una scalinata. E mi ha chiesto di salire con lui, gradino dopo gradino, giorno dopo giorno. Lì ho capito che ero diventata NOI.
    Ora, io penso che tu sei una donna molto intelligente, sensibile e determinata. Sei stata bravissima a lasciare il paesello, la rete di salvataggio, i tuoi affetti e confini. Lavorare e studiare, prenderti cura di te e di lui, senza affogare. Sei stata bravissima. Io te lo riconosco.
    Non credo sia giusto restare in gabbia, scendere a compromessi così alti, così pesanti, così lontani da te. Sei in tempo. Lo sarai sempre, quindi respira. Ascolta. Difendi. E non pensare a quello che succederà domani. Cosa vuoi oggi, per te? Cosa ti rilassa, ti fa sentire in pace, bella, potente? Secondo me questa è la tua strada ora… il piacere di te e con te. Se lui ci sarà sarà bellissimo, perchè condividerete il piacere. Se lui domani non ci sarà, però, tu hai il dovere di prenderti cura di te perchè nessuno lo farà mai come desideri tu.
    E tu ne sei capace. Anche ora.
    Qual è la tua sicurezza oggi? Sapere che quando torni a casa trovi lui? Sapere cosa? La sicurezza/alienazione di un lavoro che non ti appartiene più?
    Non giudico, incoraggio. Ci provo.
    Sento che non puoi stare in gabbia. Non è il tuo destino.

  2. tyche permalink
    11 febbraio 2009 15:10

    ti dirò, per tutti gli sforzi che costa una convivenza credo che sia necessario essere prima di tutto soddisfatti di se e di ciò che si è costruito… prima costruire il proprio io poi il noi…
    per me è dura ora che ne ho 30, ma a 24 sarebbe stato davvero impensabile… e infatti anch’io fuggiiiiiii
    fu doloroso, ma inevitabile per poter essere felice oggi 🙂

  3. 12 febbraio 2009 12:29

    questa stazioncine della vita un po’ così, dove trovi il Bar chiuso, il controllore che dice che non hai obliterato il biglietto, il treno in ritardo…e ti siedi sulla panchina di pietra e senti freddo, che proprio quel giorno hai messo la gonna con le calze sottili.
    Però c’è del tempo.
    Per scrivere due righe e mantenere la visione lucida e parlare col tuo vicino…decidendo se lo vorrai poi durante il viaggio. Oppure no.
    Tu, comunque sia, a destinazione -credimi- ci arriverai.
    E nel frattempo, guarda che panorama, signorina mia.

  4. 13 febbraio 2009 13:25

    un abbraccio. forte. come te.

  5. 20 febbraio 2009 13:30

    E’ tutto vero.
    Quel che ti si dice è tutto vero. Hai buoni amici e buoni consiglieri, sei giovane ma sei anche forte.
    E sei onesta.
    Non ci conosciamo, anche se è da un po’ che leggo il tuo ‘diario’.
    Piacere, toro ascendente capricorno.
    Vai così che vai alla grande, questo è un luogo dove puoi trovare un po’ di te non senza dolore.
    Ma ne vale la pena.
    Ciao

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