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EPILEPCY IS DANCING

9 febbraio 2009

Tolto un altro dente del giudizio. Mi sembra che stavolta l’iter sia meno traumatico. La guancia si sta già sgonfiando, dopo due giorni e mezzo.
Spero di riuscire a mangiare e parlare a lungo e a saltellare in breve tempo.

Intanto l’Italia va peggiorando. Ma mi fa talmente schifo che non ne parlo e mi rifugio nel mio particolarismo.

Sono stata al Paesello, questo week end appena concluso. Ho rivisto Silvi, Ric, i miei. Mancavano molto. Soprattutto le chiacchierate con Silvi. E’ come se il mio pragmatismo l’aiutasse nelle scelte difficili, come se la sua dolcezza e la sua empatia mi aiutassero a capire quello che non riesco a dire. Bella l’amicizia. Davvero.

Sto leggendo l’ultimo libro di Grossman, A un cerbiatto somiglia il mio amore. E continuo a chiedermi come si possa vivere così. Come si può?

Sono stanca, ho studiato tutto il giorno, ho pensato al mare, al profumo di sodio, ad aerei che atterrano e a isole che hanno mare e montagne in pochi metri quadrati. Ho pensato a ribelligentilietatuati. A popolazioni legate alla propria terra come mai io mi sono sentita legata alle mie. Ho pensato ai miei geni, al desiderio di maternità che vaga irrazionale dentro me, alle mie radici che affondano nel basso cuneese e al mio futuro che si srotola tra sogni paure e necessità. Ho cercato di ascoltarmi, ma quello che avevo da dirmi non mi piaceva, non ancora, non adesso.
Ho alzato la musica a tutto volume.

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