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CHI E’ FRANCESCA?

24 settembre 2008

Ci sono periodi così. 

MA.

Io non sono COSI’. I blog non sono NOI. Non per me, almeno.
Io non sono Mantiduzza. Non sono Mantidù, Grilla, Mantide. No-no-no. IO NON SONO IL MIO BLOG.

Il mio blog è il libro nero di parte di me. Il blog sono soprattutto i momenti più bui tristi freddi, perchè quandoo sono meravigliosi, i momenti, li vivo e non li scrivo. Il blog sono i miei pensieri che non fanno ridere. Sono le mie fisime, sono le mie paranoie, sono il mio cuore strappato e cucito e ristrappato, sono il vomito la solitudine la noia la stanchezza la pigrizia. Il blog è il mio bisogno di fare schifo. Di piangermi addosso. Di autocommiserarmi. Di prendermi cura di me e di autoanalizzarmi e autoassolvermi. Il blog è il contenitore delle mie sfighe, dei miei pianti, delle mie crisi isteriche. Il blog sono io che piango che troieggio che urlo che in pigiamaeciabatte mi abbruttisco guardando il mondo srotolarsi nei minuti e nelle ore.

Ma non sono io.

Perchè io sono tutto questo, sono egoista lunatica piagnona brutta e abbruttita annoiata e noiosa cellulitica e con le occhiaie, assonnata e svogliata triste. Io mi piango addosso e mi fa tutto schifo.
Ma io sono soprattutto una che porta la spesa a casa della vecchina con 4 borse e troppi anni da dividere per 4, sono quella che ride scherza e ride di nuovo, che ha le amiche più anziane nella MegaCasaFarmaceutica, sono quella che conosceva tutta Sudder Street, che ha amici in tutto il mondo, che si fa volere bene anche da Eri a cui ha rubato il posto di lavoro, che è testarda e se le cose non le capisce s’incazza. Sono quella “con i coglioni”, quella che ascolta e parla e che alla fine chissenefregadituttoquesto alla fine si sta bene comunque. E dopo le lacrime chissenefrega se gli occhi sono rossi. Sono quella che le piace la montagna e il mare e il mangiare bene le compagnie in cui ci si capisce a sguardi e starsene con i piedi sotto il sedere di mio fratello mentre si guarda la tv sul divano. Quella che tira su la squadra, quella che non molla. Sono quella che regala un teddybear a suo padreorso, e che incoraggia la madre nei suoi esami universitari. Sono quella che si fa un gran culo sui libri e ce la fa. Che se abitualmente faccio spallucce e dico che si, che ce vo’, oggi no, oggi voglio dirmi che non è da tutti. E se sono una che a volte ha solo bisogno di scrivere e pensare e urlare tutto lo schifo che sente, allora menomale che c’è questo spazio. Che rinchiude tutto ciò che cerco di non essere nella vita in carne ed ossa.

Ma io, Francesca, sono Io.
Mantiduzza è solo un alterego un po’ depresso.

12 commenti leave one →
  1. headonair permalink
    24 settembre 2008 22:43

    Con un po’ di umiltà e responsabilità, non sarebbe bene, cara, considerare di sospendere la scrittura del muro del pianto…? L’effetto alone si può risucchiare nel vortice chi s’immedesima in affezioni simbiotiche … pensaci…
    hai ragione: la vita è altrove e se per te è facile saperlo, qualcun altro potrebbe confondersi…
    responsabilità…

  2. 25 settembre 2008 09:09

    “caro/a”, vediamo se ho capito. due le interpretazioni:
    1-siccome la gente legge questo blog online e si può affezionare fino alla simbiosi e non distinguere più la sua realtà dalla mia scrittura, allora devo smettere di scrivere.
    2-siccome io scrivo e mi identifico con ciò che scrivo finisco in un circolo vizioso che fa di me davvero solo quello che scrivo.
    Quale di queste due interpretazioni è giusta, caro/a?

    Nel primo caso, scusa eh, ma non credo affatto a questo. Io credo piuttosto che quando uno legge, se vuole, può leggere anche se stesso. (e non lo dico io, ma lo diceva Proust). E poi non credo ci siano persone così simbioticamente vicine a questo blog per le quali la vita sia stata o sia rovinata dal “muro del pianto”.
    Per fare solo un esempio: se sei stato lasciato da quella che pensi essere la donna della tua vita, credi sia colpa mia? avrei indotto io la donna della tua vita a lasciarti? o forse a prescindere dal muro del pianto, semplicemente, tu non sei l’uomo della SUA vita?

    Nel secondo caso, caro/a, non credi che siano affari miei di quanto tanto o poco cado nel circolo vizioso dell’autocommiserazione e pianto?

    In ultimo, Headonair, sarebbe carino che prima di chiamarmi “cara” di parlare di responsabilità ed umiltà tu ti presentassi in maniera un po’ meno anonima. Perchè altrimenti sembra che il tuo sport preferito sia sparare sentenze ben nascosto dietro un nick di fantasia.

  3. verypipuffa permalink
    25 settembre 2008 10:14

    stavo per tirare un paio di porconi al primo commento, ma poi ho visto che hai risposto molto bene e molto diplomaticamente tu.
    il mio blog mi manca, lo usavo per i tuoi stessi motivi, per sfogare la parte più nera e adesso che per i motivi che sai non lo posso più fare mi manca.
    pensare che qualcuno possa confondere il blog mio tuo e di chiunque altro con la propria vita mi fa ridere… se succede, è chiaro che la persona in questione ha dei seri problemi e dovrebbe farsi vedere da uno bravo assai, ma non vedo perchè io tu o altri dovremmo nasconderci per proteggere queste persone. Toglietegli internet la tv i giornali perchè ovunque troverà storie disperate (molto più di queste) per cui struggersi.
    A parte questo, MantidùFrancesca, che tu non sia “solo” questo blog è evidente, bastano i tuoi sorrisi a mostrare chiaramente l’altro lato della tua personalità. Che in fondo sei una “tosta” io te l’ho sempre detto, ma non certo perchè te lo dico io che lo sai!

  4. leucosia permalink
    25 settembre 2008 10:48

    mi sono affezionata al tuo blog da quando vidi le foto della laurea. per me non c’è bisogno di ulteriori chiarimenti, sei quello che sei, una ragazza piena di speranze. e coraggiosa, tanto. e se ogni tanto ti sfoghi scrivendo, che male c’è?
    la scrittura è terapeutica.

  5. 25 settembre 2008 15:37

    beh, ma certo che sei mantidù. sei francesca E mantidù. come io non sono totalmente zdora. buona parte si, ma non totalmente. e poi, a me piace leggere il tuo blog, che tu ti lamenti o no. e se c’è qualcuno che pensa che tu sia lagna e non ha ancora capito pazienza, che te frega?

  6. aless permalink
    26 settembre 2008 09:40

    Sono stata anche io accusata di essere “plagiata” o di farmi “confondere” dalla lettura di un blog, perdendo di vista il confine tra realtà e mondo virtuale. Beh, chi lo ha fatto in effetti non mi conosce abbastanza, o conosce e accetta di me solo la parte che vuole conoscere e accettare, e attribuisce al blog responsabilità che stanno decisamente altrove.
    Leggo questo blog con molta partecipazione, l’ho fatto ben prima di conoscere “Francesca”, e lo faccio con maggiore consapevolezza adesso che la conosco. Rispetto il fatto che questo sia il tuo “alterego un po’ depresso” e lo faccio sapendo che tu sei anche tutto il resto che tu elenchi. E mi identifico a volte, altro ché! Mi identifico nella parte depressa e che si autocompatisce, quella che a volte si detesta, che prende il rescue remedy nella crisi di ansia o nella tempesta del dubbio, che detesta le parti peggiori di sè, e le combatte e a volte si sente proprio una nullità. Ma mi identifico anche nella parte vitale di Mantiduzza, quella che secondo te non compare in questo blog e che invece è pure tanto presente, qui oltre che nella tua vita reale: la parte che conosce tutta Sudden Street, come io conoscevo tutta Bloor a Toronto; che ama sorridere, ridere, stare bene con gli altri, conoscere, comunicare, andare in giro per il mondo col naso all’insù a respirarselo tutto sorridendo agli sconosciuti per strada o in bus, che parte per un weekend da sola e torna con tante persone nuove nel cuore, e che ha spazio nel suo cuore per l’India, l’Inghilterra, il Canada, ma anche e soprattutto per il suo Paesello, la sua famiglia, gli amici di sempre. Mantiduzza è anche quella che ha scritto un post stupendo come quello sugli autisti di Londra, che dice tutto sul carattere solare e sull’apertura di Mantiduzza e di Francesca.
    E’ in questa Francesca, vera, reale, carne, ossa, e sorriso aperto che io mi identifico.
    Che poi tu abbia anche il coraggio di guardare dentro te stessa e di mettere in discussione la parte di te che meno ti piace tra le pagine di un blog, per me è un ulteriore segno di socialità positiva ed una cosa per la quale io ho stima come ne ho per tutti coloro che si mettono in discussione fino in fondo, senza aver paura di affrontare i propri lati oscuri.
    Che una bambina o un’adolescente possa essere influenzata negativamente dal mondo del web, incluso questo blog, è possibile, e sta ai suoi genitori vigilare perchè questo non accada.
    Ma non dobbiamo strumentalizzare questo discorso.
    Io, grazie a Dio, sono abbastanza adulta, non ho più bisogno di ‘padri’. E quando leggo Mantiduzza, ritrovo me stessa, così come – ancor più – mi “ritrovo” quando parlo al telefono con Francesca o quando siedo con lei in riva al mio mare a parlare del nostro precariato, delle nostre paure, della bellezza della Sicilia e dei nostri amici all’estero, e a guardare l’orizzonte lontano, che per entrambe significa libertà.

  7. aless permalink
    26 settembre 2008 10:54

    ps. ho usato spesso l’espressione “mi identifico”, perchè è vero che chi legge, legge un po’ se stesso (ne abbiamo già parlato anche recentemente a proposito di narrativa) ma da qui a confondere i piani tra realtà altrui, mondo virtuale e realtà PROPRIA c’è una gran bella differenza.
    Identificarsi significa ritrovare se stessi. Non pienamente, è ovvio, senza simbiosi e senza sovrapposizioni. Diciamo meglio una parte di se stessi.
    Ma è ovvio che se ti sento più vicina, ti leggo più spesso, e che so io, se motoredischietti avesse un blog, ecco, non lo leggerei! 😉
    Baci, alessandra

  8. headonair permalink
    26 settembre 2008 14:03

    Perchè io sono tutto questo, sono egoista lunatica piagnona brutta e abbruttita annoiata e noiosa cellulitica e con le occhiaie, assonnata e svogliata triste. Io mi piango addosso e mi fa tutto schifo.

    Ipse dixit

  9. 26 settembre 2008 15:35

    @headonair:
    Ma io sono soprattutto una che porta la spesa a casa della vecchina con 4 borse e troppi anni da dividere per 4, sono quella che ride scherza e ride di nuovo, che ha le amiche più anziane nella MegaCasaFarmaceutica, sono quella che conosceva tutta Sudder Street, che ha amici in tutto il mondo, che si fa volere bene anche da Eri a cui ha rubato il posto di lavoro, che è testarda e se le cose non le capisce s’incazza. Sono quella “con i coglioni”, quella che ascolta e parla e che alla fine chissenefregadituttoquesto alla fine si sta bene comunque. E dopo le lacrime chissenefrega se gli occhi sono rossi. Sono quella che le piace la montagna e il mare e il mangiare bene le compagnie in cui ci si capisce a sguardi e starsene con i piedi sotto il sedere di mio fratello mentre si guarda la tv sul divano. Quella che tira su la squadra, quella che non molla. Sono quella che regala un teddybear a suo padreorso, e che incoraggia la madre nei suoi esami universitari. Sono quella che si fa un gran culo sui libri e ce la fa.

  10. gedanke permalink
    26 settembre 2008 17:11

    …“Al Sé manca qui la forza dell’esteriorizzazione, la forza di farsi cosa e di sopportare l’essere. La coscienza vive nell’angoscia di contaminare con l’azione lo splendore del proprio Interno; e, per conservare la purezza del suo cuore, fugge il contatto con la realtà e persiste ostinata nell’impotenza che le impedisce di rinunciare al proprio Sé inerpicatosi fino all’astrazione ultima e di darsi sostanzialità, che le impedisce cioè di trasformare il suo pensiero in essere e di affidarsi alla differenza assoluta.
    L’oggetto vacuo generato dalla coscienza stessa la riempie perciò solo con la consapevolezza della vacuità. La sua attività è il sospiro struggente che, nel divenire oggetto privo di essenza, non fa che smarrirsi, e che al di là di questo smarrimento ricade presso sé trovandosi soltanto come smarrito. In questa purezza trasparente dei suoi momenti, divenuta ormai, come si è soliti chiamarla, un’anima bella infelice, essa va affievolendosi entro se stessa e svanisce come nebbia informe che si dissolve nell’aria”…
    Phaenomenologie des Geistes, cap. VI

  11. mantiduzza permalink*
    26 settembre 2008 20:19

    un covo per analisti….
    “esci da questo corpoooooooo, gedanke!!!”

    mi rinchiuderò in un manicomio ad alta sicurezza.
    au revoire.

  12. 28 settembre 2008 16:26

    mamma mia mantidù che hai scatenato con sto post??!?!?!? hhihih ti capisco benissimo
    un abbraccio

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