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MANCANZA

12 gennaio 2008

Ho fatto il caffè. Svita
sciacqua
riempi
riavvita
appoggia su fuoco basso.
Poi ho preso la mia tazza, quella bianca e rossa, ci ho messo un po’ di zucchero, e aspettando che il caffè salisse
-con quel suo rumorino profumato del mattino-
ho lavato il piatto la forchetta il bicchiere la padella
del pranzo.
Ho versato il caffè
nella tazza
quella bianca e rossa
e ho aperto il frigo
desolato e
desolatamente
ho visto che ho finito il latte, e
il caffè senza latte è imbevibile
e ho pensato
cazzodevopropriofarlaspesa
e siccome piove
mi bagnerò.

Così ora sto qui
scrivania, lampada di quelle vecchie a due braccia con il cappello a forma di lampada,
appunto
il caffè è nella tazza
tra il bianco e il rosso
ma è decisamente imbevibile. E
lo lascerò lì
così poi quando lo vuoterò
-nel lavandino-
nella tazza rimarrà il cerchio
marrone

e continua questo senso di
mancanza
che più provo a vederlo
più si sfoca
e lo sento
questo senso di
mancanza
non so di cosa, non so di che
che in fondo io sto bene
che in fondo tutto scorre
che in fondo il fondo è fondo

e sarà che mi manca
pace
sonno
sogni
un taglio di capelli che cambi la mia vita
un profumo che faccia girare le gocce
di pioggia
sarà che mi manca di sentire
la voce in vivavoce
in quanto proprio viva
e in presa di
retta
della mia casa

e mentre il caffè raffredda
imbevuto
perchè imbevibile
senza latte
bisogneràpropriochefaccialaspesa
penso che ci starebbe bene un mobile
basso color legno, su quella parete,
e che se avessi una abajour
chissà poi come si scrive
che un giorno imparerò il francese . lo prometto .
sul comodino
adesso leggerei “la casa del sonno” di tale Coe,
e non starei qua a scrivere di cosa sento la mancanza,
così tremendamente trans-itazionale,
di queste ore,
che più mi ascolto più non capisco
cosa manca
cosa manca
cosa manca
mancanza.jpg

che se magari riuscissi a bere
il caffè
potrei chissà
leggerci nel fondo
come starò tra qualche ora
ma nel caffè
manca il latte
e finirà nel lavandino
il caffè
giù per lo scarico
insieme alle previsioni preveggenze pre
rimarrà solo la tazza
bianca e rossa
che poi è un regalo della mamma
che
me ne diede due
una rossa e bianca
una bianca e rossa
la prima al primo uso
si è rotta, sbeccata, e poi crepata, piangeva caffèlatte dalla crepatura
e nonostante mi piangessero le crepe del cuore
di caffèlatte
l’ho buttata
e ora rimane quella bianca e rossa, caffè imbevibile,
e tanta mancanza
e

2 commenti leave one →
  1. 12 gennaio 2008 21:11

    e..infondo racchiudiamo il buio e la luce,
    siamo fuoco e acqua, terra e aria..dove c’é il tempo dell’inizio c’é anche il tempo della fine..ma siamo liberi di correre, vento del nord o sole allo zenit,
    siamo arbitri e giocatori di ogni incontro;
    coniuga il verbo io sono e accenditi ancora…

    f

  2. Mitch permalink
    17 gennaio 2008 19:19

    Che meraviglia!
    Sembra una poesia di Prevert.

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