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‘NOTTE

4 marzo 2007
Giornata lunga lunga che ora sono stanca che tra poco vado a nanna.
Solo qualche appunto buttato giù nella mia testolina velocemente, inciso nella memoria a breve termine perchè ne potessi scrivere e poi dimenticare.
Risate e scazzi familiari che ci stanno in una convivenza semi-normale come questa, un sole meraviglioso a illuminare tutta la casa.
Ho studiato tanto, sono davvero contenta. La tesi si delinea ogni giorno di più, ad ogni paragrafo che studio, ad ogni nuovo libro che viene nominato e voglio leggere, ad ogni nuovo film che devo vedere. Non vedo l’ora di iniziare a scriverla. Intanto a grandi linee si contornano i capitoli, le possibili analisi.
Serata a casa di Silvia, ci vuole proprio. Pasta con le verdure e tante chiacchiere che poi però ci si capisce con una sola occhiata, che non servono troppe parole per sentirsi. E abbiamo passeggiato per Piacenza, per i vicoletti stretti e bui, parlando parlando e ridendo come due sceme.
Ho lasciato il cellulare in macchina, e quando sono tornata c’era un messaggio, che non doveva esserci, che non volevo ci fosse, che non mi aspettavo, che ho cancellato senza neppure prendere in esame la possibilità di rispondere. Perchè nonostante Silvia cerchi di farmi capire quanto lui possa stare male, quanto davvero possa soffrire per arrivare a mandarmi un messaggio così, dopo 3 mesi, non ce la faccio. Ho un muro alto e spesso attorno a me per tutto quello che lo riguarda. Sono stata troppo male. E finalmente riesco ad amare più me stessa che lui -che ho smesso di amare un mattino, di punto in bianco. Il giorno prima lo amavo da farmi fare male, il giorno dopo no.- E anche se mi dispiace leggere quello che scrive, non riesco a provare niente. Perchè avrei solo voglia di tornare dalla Francesca di quei mesi e rimboccarmi le coperte, e consolarmi, e dirmi che l’amore sarebbe passato, che tutta la rabbia, l’amore, il dolore sarebbe passato. E non posso prendermi cura di lui, non posso prendermi cura del suo amore "fuori tempo".
E poi, poi la fine della serata tornando a casa in macchina, SUNRISE di Nora Jones che comincia e i ricordi di quel pomeriggio di giugno, ostello di Varanasi, Zach era appena partito per andare a Dheli, me ne stavo sdraiata implorando che tornasse la corrente, il ventilatore, ti prego, il ventilatore, noi tutti sudati immobili sul letto, canicola da 45°C all’ombra, e dalla hall dell’ostello è partita questa stessa canzone, dopo mesi senza musica occidentale, è stata un’epiphany, una rivelazione, un momento di pura felicità, che non importa dove sei, con chi, perchè, sei felice e basta, hai il battito del cuore sincrono con il mondo intero, e che importa se sei a 8000 km da casa, il migliore amico che hai in questa terra straniera è partito e non sai se lo rivedrai mai, cosa importa se hai voglia di pasta al pesto da settimane, se ogni giorno dici takecare a troppe persone e quasi quasi takecare inizi ad odiarlo, se non sai cosa sarà della tua vita quando tornerai a casa, cosa importa se qualsiasi cosa, sei felice e basta, e dura la frazione di un secondo, ma è come se durasse un’intera ora.
2 commenti leave one →
  1. brutto anatroccolo permalink
    6 marzo 2007 12:23

    evviva la tesi!
    è una gran bella soddisfazione quando comincia a prendere forma.

  2. 6 marzo 2007 14:46

    Adoro in questi casi stare in auto e viaggiare con la musica, al buio. Andare piano e godermi nota dopo nota.

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