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CASA MIA

18 luglio 2006

Qualche giorno fa sono stata invitata ad una festa in un paesino a 15 chilometri da dove vivo.

Invece di aggregarmi alla compagnia decido di prendere la mia macchinina e di fare il breve viaggio in solitaria. Questo perchè il paesino a 15 chilometri da dove vivo è stata la mia residenza fino a 8 anni fa.

Sono cresciuta in cascina, allevata tra cani gatti cavalli mucche e maiali. Mio padre lavorava la terra, io venivo su con l’odore dell’erba nelle narici.

Il primo cane che mi ha adottata si chiamava Zara, pastore tedesco; poi ce ne sono stati innumerevoli altri.

La casa era circondata di alberi. E le mie case immaginarie si ergevano sul ciliegio e sull’albicocco. C’era una grossa acacia, che mio padre aveva piantato quando sono nata. Poi i fichi, i peri, gli alberi da fiore e i due peschi, che quando sono stati abbattuti (causa stupida malattia delle pesche) ho pianto tanto tanto.

Tutt’attorno al giardino, come si confà ad una cascina, il cortile, con i porticati, l’aia, i capannoni. A settembre l’aia veniva invasa da una montagna gialla di granoturco. Io mi ci rotolavo dentro, ed incappavo sempre in qualche cimice. Poi c’era la zona paglia-fieno, dove le galline facevano le uova, e dove con il cane Lara mi arrimpicavo sempre, e da cui a volte cadevo. Ho fatto tanti pic-nic negli angoli del cortile.

Poi c’era il pollaio, che però mi faceva paura perchè fitto fitto di arbusti pieni di ragni (mamma mia i ragni!) e i muretti da scavalcare.

Era una casa scomoda: la corrente che non reggeva due elettrodomestici e la centralina all’altro capo del cortile, che se pioveva ci si bagnava tutti ad andare a sistemare. E le finestre che sbattevano col vento, e il non avere il citofono…

Ma era la casa ideale per ogni bambino; stavo ore a giocare con i cavalli, a dar loro le carote. Ad arrampicarmi sugli alberi. A camminare tra i campi.

Non avevo tanti amici (paese piccolo, la chiesa al centro. no chiesa, no amici), e a volt emi annoiavo enormemente. Ma tant’è, la noia non mi spaventa più.

Ho fatto le prime esperienze di morte e di sessualità, con il mondo floreale e animale che tutt’attorno a me moriva e si riproduceva. Mi sono arrampicata sui balconi e ho fatto prove di areodinamicità con i cani: zampa rotta e mia consapevolezza che i gatti cadono meglio.

Quando siamo andati via, quando ci siamo traferiti in "città" (ah, l’urbanizzazione), mi sono mancati gli odori. Di fieno, erba, gelsomino, concimi, animali. E poi gli spazi.

E tornata al paesino, in anticipo per la festa, ho fatto un salto in quella che era stata casa mia. Non c’è più neppure un albero, neppure uno. La stanno mettendo a posto, l’hanno riempita di inferiate. Hanno aggiunto un cancello, e il citofono. Non c’è più erba, e gli animali scomparsi. Sembra una casa fantasma, senonchè alle finestre vedo un uomo.

E vorrei dirgli "cos’hai fatto a casa mia? come l’hai ridotta? perchè l’hai uccisa?".

Ma so che non è più casa mia, quella casa non esiste più, se non nei miei ricordi di bimba.

18 commenti leave one →
  1. 18 luglio 2006 10:19

    a me è andata meglio. anche io ho i ricordi di orti, vendemmie, fagiolini da sbucciare. Niente animali.
    POi da quando è morto mio nonno quella casa non è stata più frequentata. si è pensato di venderla (ma ho minacciato che mi avrebbero venduto con lei).
    alla fine anch io ho visto mettere le inferriate e cadere gli alberi piantati con la mia nascita…ma per fortuna adesso ci vivono i miei genitori, che dalla città si sono trasferiti in campagna.

  2. 18 luglio 2006 10:28

    E’ sempre un po’ deludente tornare nei luoghi dell’infanzia. Si ha l’impressione che il mondo cambi troppo velocemente, che si allontani da noi.
    Forse è meglio conservare il ricordo di cose viste con gli occhi innocenti del bambino.

  3. freakete permalink
    18 luglio 2006 12:06

    Croniche epifaniche, un libro di Francesco Guccini. Un ritratto spendido sulla sua vita di bimbo che vive in campagna e scopre il mondo attraverso la natura, le tradizioni, la gente.
    Pensa un po’ invece come crescono i bimbi di città che vedono la finta fattoria nel centro commerciale. Personalmente sono daccordo con scad, tuttavia la curiosità di vedere come quel mondo è cambiato (o forse come siamo cambiati noi) ci fa tornare nei posti dove siamo cresciuti.

  4. 18 luglio 2006 13:47

    la mia famiglia non ha mai avuto una casa sua, nonostante questo anchio ho quegli odori, la mia è una famiglia di contadini, mio nonno domava i cavalli per tutte le cascine, e io un pò me lo ricordo, mi manca un “luogo del ricordo” ma non dispero, un giorno di costuire un mio rifugio, magari un giorno ti potrai riprendere la tua casa, e liberarla dalle inferiate e dal cemeento, se ci credi ci riuscirai.

  5. Adri permalink
    18 luglio 2006 18:49

    Sono felice di aver trascorso la maggior parte della mia vita nell’appennino, perso nel verde e nella neve. A volte mi sento come quei luoghi: umile e forte; sereno e concreto. La citta, al confronto, la percepisco come uno spot pubblicitario….

  6. omar permalink
    18 luglio 2006 20:02

    il fatto è che continuano a costruire e non lasciano l’erba, aprono nuovi cantieri dappertutto in nome del progresso e dello sviluppo: io non sono per niente daccordo. il vero progresso è nella crescita morale di un popolo, non nel numero di autostrade e tangeziali e nemmeno nella quantità di citofoni che abbiamo al cancello. ma è difficile cambiare, a tanti sembrerebbe un’involuzione. alla maggiornaza della classe politica, sopratutto a quella che di mestiere fa il costruttore sembrerebbe una pazzia. il fatto è che A ME NON FREGA ASSOLUTMANETO NULLA DELLO SVILUPPO ECONOMICO. io sto bene con la Y10 del ’89 e la mia vespa scassata. non voglio un auto piu’ veloce, una casa piu’ bella, il televisore al plasma. voglio solo vedere il cielo ancora azzurro e gli uccelini sul balcone. ed è possibile anche nell’era di internet…

    saluti a tutti, torno nella caverna.

  7. 18 luglio 2006 20:11

    Grillina, ma dimmi la verità: chi paghi per essere sempre in prima pagina?

  8. 18 luglio 2006 23:13

    complimenti per il senso di poesia che hai fatto sgorgare da sentimenti di perdita provata nel corso di un ritorno e relative rimembranze.
    Anche io da piccolo fui adottato da un cane pastore – Aras – che per la verità smanazzavo un po’ troppo, ma per fortuna lui era molto paziente. Devo aver sfiorato il concreto rischio di essere fatto a pezzi da un cane… Ti invidio perchè a differenza tua non ho provato il piacere di crescere
    immerso nella natura. Nemmeno ebbi un albero piantato in mio onore o ricordo. Comunque. Grazie.

  9. 18 luglio 2006 23:44

    anche io ho provato il piacere di crescere nella natura, nel verde degli orti mangiando le albicocche d’estate e giocando con i coniglietti … sono ricordi semplici ma bellissimi che mi porto dentro … Odio lo smog e l’inquinamento

  10. 19 luglio 2006 04:39

    Questo e’ un post stupendo per due ragioni. Una e’ che hai perfettamente ragione dovremmo vivere a contatto con natura ed animali per ritrovare la nostra dimensione parte di questi elementi e in questo modo ritroveremmo la gioia e la spensieratezza che la citta’ ci ha tolto. La seconda ragione e’ quel senso di morte continua del passato, una separazione dolorosa da quello che e’ accaduto e che non tornera’ piu’. Comunque la tua casa non sarebbe stata piu’ la stessa perche’ anche tu non saresti satata la stessa e non l’avresti vista con gli stessi occhi.
    Ti sono profondamente grato di questo post.
    http://www.romoletto.eu/index_ita.html

  11. ariela permalink
    19 luglio 2006 07:28

    ho sempre vissuto in città, da bambini si giocava per strada o al parco che sorgeva lì vicino, non si poteva andare in bici perchè ti arrotavano, il palazzo in cui vivevo era costituito da 27 famiglie eppure ho un magnifico ricordo della mia città. la ampagna l’ho conosciuta adulta ora ci vivo per dare a mia figlia quel verde che io non ho avuto ma mi rendo conto di sottrarle altro: buone scuole concorrenti tra loro, teatro, musica e tutto quello che un cittadino vive.

  12. NEWYORKER permalink
    19 luglio 2006 08:18

    ciao grilla, ancora complimenti 🙂

  13. Massimiliano permalink
    19 luglio 2006 08:47

    Evito di tornare nei posti che mi sono piaciuti: le volte successive vedo solo i difetti; preferisco portare con me il bel ricordo di come li ho trovati la prima volta.

    Ciao,
    Max

  14. angien permalink
    19 luglio 2006 09:17

    Scusami…hai un fratello che si chiama Giuseppe? Curiosità…Zara era il nome del loro primo cane…
    Ciao!

  15. 19 luglio 2006 09:20

    no, nessun giuseppe nella famiglia.

  16. 19 luglio 2006 09:33

    Splendidi, quasi sognati, i ricordi di campagna dei tempi bambini… Una volta l’anno, d’estate, tutta la famiglia, e intendo la famiglia patriarcale di una volta, si riuniva per una settimana ‘in campagna’, nella tenuta dei nonni. Si raccoglievano i frutti della terra. Soprattutto i pomodori, tantissimi, con cui si preparava la conserva. Per tutti i parenti, e bastava quasi fino all’anno dopo. I giochi nel fango con i cugini coetanei e gli enormi fusti a bollire sui fuochi di legna sono i ricordi più vivi. E le ore passate a scrutare tra l’erbe gl’insetti più curiosi, e le uova nel pollaio, gli alberi, il sole caldissimo del Sud, i pranzi sotto il pergolato e l’acqua del pozzo sempre freschissima.

  17. 19 luglio 2006 10:24

    Anche io a volte torno nella zona di Roma dove sono cresciuto, e mi viene da piangere nel non riconoscere nulla o quasi… meglio tenersi i bei ricordi 🙂
    Ciao
    Ale

  18. 19 luglio 2006 14:22

    La mia casa di campagna c’è ancora, coi miei genitori che ci vivono.. ma non è più quella di una volta. La vecchia stalla per le mucche venne ristrutturata per far posto alla nostra casa (i nonni rimasero in quella dove ho vissuto i primi 10 anni), l’antico EBI (abbeveratoio animali) lasciò il posto al nostro patio, la conigliera venne sostituita da una legnaia più moderna, la porcilaia fu coperta e il porcile trasformato in deposito attrezzi. E persino il fienile divenne un garage. Resta solo l’antico pollaio, con mia nonna ultima custode di quelle quattro pietre incrostate e piene di ragnatele, scarafaggi e impregnate dell’odore acre dello sterco di gallina.
    Che dire? LE cose cambiano, ma fortunatamente nella nostra memoria restano sempre le stesse. E nessuno potrà mai toglierci i ricordi meravigliosi d’infanzia.
    PS: anche nella nostra prima coppia di cani c’era una Zara 😉

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