Quindi?
Perchè inquieta?
Forse perchè sono solo 5 mesi che mi sento bene.
E ho la terribile paura che una relazione “seria” possa togliermi questa serenità, questo spazio che tengo stretto per me, che mi serve come l’aria.
A volte mi chiedo cosa ci faccio a bologna, cosa ci faccio?
Sono a bBlogna perchè ho seguito il cuore.
E perchè ho seguito il cuore sono stata male un anno e mezzo a Bologna, e faccio un lavoro che non mi piace, e studio il meno peggio che posso studiare, perchè la facoltà che mi piaceva di più era a Milano, non a Bologna.
Mi sono ripetuta per un anno e mezzo che era un errore, che non l’avrei mai rifatto se avessi potuto tornare indietro.
Eppure è così.
E non dico che non ci siano stati momenti belli, o che, nel caso avessi scelto di rimanere al Paesello sarebbe stato meglio.
Dico solo che ho seguito il cuore, e le conseguenze che ne sono derivate non mi sono piaciute, è brutto da dire, ma non lo rifarei.
E poi 5 mesi fa la svolta. Perchè di svolta si tratta.
Mi sono ascoltata, mi sono confidata con me stessa, mi sono guardata e mi sono voluta più bene di chiunque, ho superato i DEVO e i COME SI FA, i problemi pratici e quello che si sarebbe detto.
Mi sono liberata.
Metaforicamente e non.
La mia vita è di nuovo cambiata, in meglio questa volta.
Non so spiegarti la sensazione.
Avere il mondo in mano, tutte le possibilità aperte, ogni incontro possibile, ogni persona un pianeta da scoprire, non DOVER più nulla a nessuno, non sentire il peso del rientro a casa, ma solo la LEGGEREZZA, sempre sempre sempre LEGGERA, anche quando ero triste e piangevo, o stanca, o impaurita, o in ansia per i mille problemi che non avevo mai affrontato da sola, e che ora invece mi cadevano in testa come un macigno.
Leggera, sempre.
Libera.
Cazzo, una sensazione così da quanto non la sentivo?
Completamente libera, cosa importa l’affitto, cosa importano le radici, cosa importa lo studio e il lavoro, ero libera di fare ogni cosa volessi.
Piccole cose, non credere, ma erano proprio quelle che così tanto mi pesavano durante gli ultimi mesi di convivenza. I piatti, l’ordine, la spesa il sabato mattina, gli orari, le scadenze, i baci del rientro in casa, il baci del buongiorno. Basta, libera di fare, ma soprattutto di non fare quello che volevo.
Ho ricominciato a vivere. In ogni senso.
A sorridere, a sentirmi bene.
Libera e leggera.
L’aria di Bologna si è resa d’un colpo respirabile, non dico aria di casa, ma aria di città accogliente, e dire che fino a un mese prima Bologna era per me una spina nel fianco, un dovere, una tristezza, un rientro sempre forzato dopo i week end al Paesello.
Cazzo, tutto è cambiato.
(è davvero triste da dire, questo dipinge la mia storia con BleuEyes come un’immane tragedia, non è così, sto parlando di me e solo di me, poi ovviamente la nostra storia è stata soprattutto una storia di bei momenti).
Eppure sono rimasta a Bologna. Finalmente una scelta mia. non che di trasferirmi a Bologna io sia stata costretta, ma era una scelta dettata dalla me irrazionale, dalla me innamorata.
Invece ora sono a Bologna perchè Francesca vuole stare a Bologna per Francesca. Io per me.
Stop.
Perchè a Bologna ho l’università, il lavoro, alcuni amici.
Perchè sto iniziando a starci a mio agio.
E perchè posso andarmene quando voglio, anche domani, se volessi.
Mi sento davvero grande, sai.
Nonostante le mie debolezze.
Mi sento davvero grande. Brava, mi dico, guarda tutto quello che fai, che hai fatto, ti riconosci ancora?
E da sola sento di avere il mondo ai miei piedi, se lo voglio.
Tutto posso fare, tutto.
Posso trasferirmi a Londra e lavorare in un negozio di dischi a Camden Town, o in Spagna e lavorare in un ufficio, o in Sudamerica e fare la cameriera in Brasile, imparare il portoghese e ballare il tango (!), stare a Bologna e far carriera, sposarmi e fare figli, andare in Africa e fare la missionaria, tutto mi è possibile.
Non so se riesco a spiegare quello che sento.
Tutte le possibilità davanti a me, dopo la laurea.
Il mondo.
E’ da quando sono piccola, da quando sono alle elementari, che sento (non ridere) che io voglio conoscere.
E’ l’unica cosa che voglio.
Non mi interessa la fama, la reputazione, i soldi, neanche troppo la felicità. Io voglio conoscere. Voglio vedere, voglio sentire, voglio annusare.
Da sempre.
Ho sempre pensavo che un giorno senza imparare almeno una cosa, anche piccola, sia un giorno perso.
Ogni giorno bisognerebbe incrementare il peso del bagaglio invisibile che abbiamo sulle spalle, fatto di conoscenze, di sensazioni, di emozioni, di esperienze. Che anche emozionarsi è conoscere.
E da sempre sento un po’ il peso del mondo sulle mie spalle, una crocerossina laica abbastanza sorridente e poco incline alla serietà.
E da sempre sento dentro di me, intimamente, che quello che voglio fare è vedere più mondo possibile.
Non stare rintanata nella mia stanza, nelle mie certezze, nel mio comodo trantran quotidiano sicuro e accogliente. Non stare nella stessa cultura, negli stessi gesti di ogni giorno, la stessa traiettoria ogni mattina. Non fa per me.
Nonostante io sappia, perchè un pochino mi conosco, che ogni cambiamento per me è un piccolo trauma, che cambiare mi è difficile tanto, tantissimo. Lo so, so che ad ogni cambiamento c’è un periodo di assestamento, lacrime e tristezza desolante, ma poi passa.
Non è la certezza che cerco, non è la sicurezza di un uomo, non quella di una casa, non quella di un contratto a tempo indeterminato.
Cerco solo serenità sufficiente per ascoltarmi, per non mettermi a tacere, per non ingannarmi, per guardarmi in faccia sempre onestamente, e potermi dire “lo sapevi”, comunque lo sapevi.
E non credo che nessuna scelta io farò sia una scelta facile, nel mio futuro, soprattutto lavorativo.
Ma voglio essere consapevole. Di quello che desidero e di quello che ho.
Detto tutto questo.
Inquieta, mi senti, talvolta.
Forse è proprio per tutto quello che ti ho scritto.
Ho un po’ paura. Ho paura di non ascoltarmi più, di ascoltare più il NOI che l’IO, come ho fatto per tanto tempo e che è una cosa meravigliosa, che voglio arrivare a fare, ma non credo adesso.
Adesso non sono pronta a parlare a due, a pensare al plurale, a lasciarmi andare e non preoccuparmi di me, pensare “l’amore basta”.
Ho paura di sentirmi ancora in gabbia. Di non trovare la forza di pensare a me.
E contemporaneamente -non pensare che sia totalmente solo presa da me stessa- ho paura che tutto questo “egoismo” possa ferire chi ho attorno.
Ma non voglio neppure più donare tutto il cuore a chi mi sta accanto; devo tenerlo nel mio petto, il mio cuore. E’ stato troppo in giro negli ultimi anni.
Voglio poter essere contraddittoria, poter essere incoerente, poter cambiare idea. Poter dire TIAMO e dopo cinque minuti non dirlo più, perchè semplicemente nonamopiù.
Sono tesa tra paura di far male agli altri con troppo affetto nei miei confronti e far male a me con troppo poco affetto nei miei confronti.
Oddio, sembro terribilmente complicata e tortuosa, no? Una adolescente banale e tardiva.
E’ così chiaro dentro di me, tutto quanto, che non so se riesco a spiegarmi.
E in tutto questo, in tutto il saliscendi della mia piccola vita attuale, eccoti, spunti sul mio cammino sotto forma di regalo mandato dal cielo (direbbe un credente), mandato dal caso, dalla coincidenza (dico io), il giorno del mio 25° compleanno, quando non volevo più andare avanti dal dolore al ginocchio, quando i miei programmi erano di camminare sola tutto il giorno e non ascoltare altri che me, e cammini con me 10 giorni, mi sostieni e ti fai sostenere in uno scambio biunivoco di amore.
E sembra che di strada si riesca a farne ancora un po’, anche lontani dalla spagna, che ne dici?
E sto meravigliosamente.
E mi sento a casa, (già detto).
E
e
e
e ho paura (un po’, niente a che vedere con il terrore che mi provocano i ragni).
Sono sincera e non sono frasi fatte, ma ho paura di innamorarmi, di far diventare NOI più importante di IO. (non son cose che si programmano, lo so, lo so bene, ma è così, realmente, ne ho paura) (e so anche che NOI>IO=MERAVIGLIA, ma adesso è presto, lo sento così chiaro) (sai, c’è una vocina dentro di me. l’ho sentita per la prima volta a ottobre 2003, non l’ho ascoltata. a febbraio 2004 aveva ragione. e poi ancora, mi parla spesso. non l’ascolto mai e alla fine ha sempre ragione lei. adesso ho deciso di ascoltarla un po’ di più, e questa vocina, che guarda caso ha la mia stessa identica voce, mi dice che il NOI è troppo per me, ora).
Ho paura di farti male, di ferire, di “addomesticarti” (el principito dixit) e poi sparire. Ho paura di fare male.
Tu forse mi dirai, non preoccuparti di me, son abbastanza grande per prendermi cura di me stesso, vivi e viviamo.
E sono d’accordo. 100%.
Solo voglio essere onesta. Dire le cose stanno così, dentro io son fatta così, un gomitolo di casino. Pensi di poterci stare comodo lo stesso? E se un giorno non ci sono più?
Odio chi dice Te l’avevo detto, che schifo di frase, ma voglio che tu sappia che “te l’avevo detto”.
E così.
Niente in più.
Credo di aver detto tutto.