Archivio per Febbraio, 2009

NIENTE DI CHE

26 Febbraio 2009

Devo lavare i piatti di 4 giorni, stirare una pila di vestiti, sistemare questa casa che ormai è più proprio chiamare covo di rifugiati disordinati.
Per fortuna stasera su italia1 danno Dirty Dancing.
Al lavoro è una noia mortale, il capo è in ferie e la capa è ansiosa. Io passo la giornata tra FB e cazzeggio galattico.
Domani torno al Paesello: finalmentefinalmentefinalmente. Sono solo 3 settimane che non torno a casa, ma sembra una vita, sono state 3 settimane un po’ così, e ho proprio bisogno di Casa.

Il mio cervellino bacato sta pensando un po’ troppo in questo periodo, ma questo già lo dissi.
Invece di farmi tante pippe mentali dovrei focalizzarmi sugli ultimi 3 esami e studiare, cosa che non sto facendo per nulla.
Malemalemalemalissimo.
Ho ancora un mese per preparare statistica sociale e non mi sembra poi molto tempo. Maledetto febbraio dai soli 28 giorni.
E poi la tesi.
Non ho la più pallida idea di cosa fare. Non si può riciclare la tesi della triennale? La rimpolpo un po’ e la rivendo…no eh?

Vabbeh. Vado a lavare i piatti. Cercherò di non prendere l’ebola.
Poi devo preparare il trolley per il we a casa. Dentro ci devo mettere:
-due libri per il treno
-un paio di jeans e una maglia
-il caricacellulare
-la maglia termica
-gli scarponi da montagna
-la giaccavento
-macchina fotografica
-sorrisi

TRA 8 MESI…

22 Febbraio 2009

Diventi mamma.
Capito?
Io ancora non del tutto, non l’ho ancora capito. E continuo a pensarci, da 2 giorni, e ti vedo sai, ti vedo perfetta in questo ruolo che è arrivato per fortuna, per caso, così fantasticamente a pennello (nonostante gli aggiustamenti che andranno fatti).
(che anche se tu dici che è il momento sbagliato, forse non poteva esserci momento più giusto).

E me lo dici così, al telefono.
Sono incinta.
E poi silenzio. Lungo, troppo lungo.
Sei felice?
Silenzio.
Ni.
Silenzio.
Ma… (non dovrei dirla questa frase, dovrei stare zitta e aspettare che sia tu a parlare)(invece parlo) lo tieni vero?
Si, certo.

Diventi mamma.

Mi hai detto
Tra 8 mesi sarai “zia”.
E io ero al lavoro e tremavo e non ho potuto dire altro se non
sono felice, davvero davvero felice, non sai quanto. sarà bellissimo e se non lo sei ancora ora è solo perchè sei un po’ scema, sarai felice e sarai una madre stupenda.
Era immaginabile che fossi tu la prima del nostro trio a diventare mamma. Era programmabile, era quasi inevitabile. Ma è una notizia così forte, così inaspettata. E’ una notizia così meravigliosa. E lo sai che non sono dedita alle romanticherie.
Cosa ci faccio a Bologna oggi? Non dovremmo essere fuori a brindare io e te?? (analcolico, ovvio!)

La prima Amica che diventa mamma.
Ed è così strano.
Mi sono alzata dalla scrivania, al lavoro, e sono andata in bagno, avevo le gambe così pesanti, e il cuore in subbuglio. E ho solo pensato
quanto vorrei essere lì con te, giorno dopo giorno, a vedere la tua pancia crescere, a vedere il tuo viso diventare adulto.
Dopo tutto quello che abbiamo passato insieme, Amica mia, tu porti dentro di te un esserino vivo e io sono a 200 km di distanza. ti ricordi quando ti ho parlato di tutti i miei dubbi, di quando ti dicevo, vorrei che mio figlio venisse a scuola con i tuoi e con i figli di S.?
Non era poi così lontana la realtà, no?

Mi hai chiamato e mi hai detto
Lo so da due giorni, non potevo aspettare a dirtelo.

Quanto vorrei abbracciarti adesso.
Sabato ti abbraccio stretta sai, stando attenta all’esserino.

Un giorno qualcuno mi ha detto
you’ll be a wonderful mother
e non ci sono altre parole per dirlo a te, Amica mia.
Sarai una madre meravigliosa.
E anche se tutto sembra complicato ora, non lo è per niente.

FORSE HO CAPITO

20 Febbraio 2009

planisfero1

‘NOTTE

17 Febbraio 2009

Che sonno.
Sono le 21.20 e non vedo l’ora che BlueEyes esca di casa per buttarmi sotto le coperte con il libro da leggere e addormentarmi tra un’ora.
Sono cotta oggi, chissà poi perchè.
FB tra oggi e ieri mi ha portato vicino amici lontanissimi. Rachel a cui è nato un figlio, Noah, non sapevo lo aspettasse e sono così contenta per lei…

Io.
Beh.
Che dire.
Ho sonno, l’ho già detto?
Non sto studiando per nulla e questo non è bene. Ma proprio non riesco a concentrarmi. Cazzeggio troppo. Decisamente troppo. Non più come quando al liceo passavo i pomeriggi a guardare simpson dawson’s creek e uomini e donne, ma sempre più di quello che mi sarebbe consentito.
Il mio cervello vola un po’ troppo spesso alla fine del 2009 e troppo poco vive il suo/nostro presente.
Che poi chissà se ci arriveremo a fine 2009, voglio dire, la vita non è che una corsa a ostacoli, chi lo sa cosa succede domani?
Quindi dovrei concentrarmi per vivere di più il QUI&ORA ma non è così simple as I would.

Sono giornate strane, l’ho già scritto a non finire.
E lo riscrivo: sono giornate strane.
Alcune volte penso che mi immedesimo troppo in ciò che leggo, i libri mi condizionano fino a non farmi capire dove finisce la lettura e dove inizia la realtà.
Oppure non c’entrano nulla i libri. Semplicemente sono giornate strane, queste che avvicinano la primavera.
Scendo dall’autobus, di ritorno dal lavoro e sento chiaramente il profumo di qualche fiore, di qualche gemma che tra i palazzi di Bologna riesce ancora a farsi strada.

Io vado a leggere, poi a dormire.
GattaPica manda un po’ di fusa a tutti…

PROPRIO NO.

14 Febbraio 2009

Mi sento in gabbia.
Avrei dovuto tornare al Paesello come avevo pensato.
Invece son rimasta.
Perchè?
Perchè pensavo che qualcosa ci sarebbe stato, che sarei cambiata, che avrei cercato di essere più accomodante. E invece non ci riesco.

Ieri a letto alle 22 per non pensare che ero in casa da sola. E ora esco -con un libro un quaderno una matita- per non pensare che alle finestre ci sono le grate che fuori c’è il sole e che qua invece è così buio. Maledetto pian terreno.

Ho un nodo altezza gola. E ho paura che si sciolga.

TUTTO QUEL CHE POSSO DIRE E’ CHE CAMBIO UN PO’ OGNI GIORNO

12 Febbraio 2009

Voglia di cambiamento…e nel mio piccolo posso cambiare solo il mio blogghino…
Ascolto Guccini (vero supplizio per un’anima nostalgica come me -ahah-), guardo la GattaPica che si sveglia dall’anestesia, guardo anche la pila di vestiti che devono essere stirati.

Il sentirsi nuovi, le cose sognate e poi viste, la mia America e la sua…..

Sono giornate difficili al lavoro, a casa, nella mia piccola testolina di *ehm*.
Ho necessità di primavera. Non ce la faccio più.
Ho bisogno anche di una vacanza. Di staccare, di andare al mare, di camminare con scarpe comode, di non avere niente a cui pensare, NIENTE.
Vorrei per un attimo svuotarmi di tutti i pensieri che mi vorticano nella suddetta testolina.
Fermi, neuroni, voi che siete rimasti, fermatevi.

Stoviglie color nostalgia…e le frasi quasi fossimo due vecchi…

Sarà il cambio di stagione, sarà, ma non mi sento affatto in forma.

Basta.

DA CONSUMARSI PREFERIBILMENTE ENTRO IL: VEDI RETRO.

10 Febbraio 2009

Giuro che scrivo poco e mi metto a studiare.

Ieri abbiamo parlato, io e BlueEyes.
Ha iniziato lui, a cena, a parlare di futuro, del fatto che adesso la sua priorità è il lavoro, ma solo perchè più avanti possa non esserlo più e possa diventarlo la famiglia, me e eventuali piccoli altri.

Io sono stata zitta fino a che non ha finito.

E poi ho detto che non so se sarò proprio io la sua priorità, quando la sua priorità smetterà di essere il lavoro e diverrà la famiglia.
Non so se ci sarò ancora. Ho capito di aver sbagliato io quando ho messo il NOI come priorità. Avevo 23 anni e ho lasciato la possibilità di essere mantenuta e quindi di cercare di trovare il lavoro che volevo per mantenermi con il lavoro che ho trovato. Ho lasciato la possibilità di frequentare la facoltà universitaria che mi interessava di più per accontentarmi del miglior compromesso universitario bolognese. Ho lasciato tutta la rete di salvagente che avevo per venire a vivere con lui.
E nonostante non me ne penta e sia convinta che mi sia comunque servito a crescere, non so se lo farei ancora.
E credo di essere scesa a compromessi che a 23 anni non si dovrebbe conoscere.
A 23 anni le priorità dovrebbero essere altre. Che i sacrifici per amore c’è tempo per farli.

Anche se lui non mi ha obbligata, nè cercato di convincere: ho fatto tutto da sola, come sempre, da testa dura di leone ascendente toro.
Mi rendo conto che ho abbandonato i miei sogni.
E ora che vedo la fine del mio percorso universitario non troppo lontano, sentire parlare di un futuro a lungo termine condizionato dal SUO futuro, dai SUOI piani, mi fa sentire terribilmente in gabbia.
E gli ho detto che non so se ci sarò. Che voglio vivere giorno per giorno tutti i giorni che mi separano dalla laurea, e poi si vedrà, deciderò cosa fare, e probabilmente quello che sceglierò non sarà comprensibile a lui, così sempre attento a vedere il lato razionale delle cose e delle azioni, che forse quello che sceglierò di fare non sarà finalizzato a migliorare il mio curriculum, a implementare skills, a posizionarmi sul mercato del lavoro. Perchè non voglio che sia la mia priorità adesso.
Ho pensato che lo fosse, nei mesi passati, forse anche influenzata giornalmente dalla sua visione del mondo. Che non è la mia, però.
Voglio sentirmi felice, voglio ridere. Voglio sentirmi utile.
E non so, non credo, che stare qua ad aspettare (lui? un lavoro migliore? un corso di yoga per principianti?) possa risolvere questa mia voglia di vivere.
Penso che adesso ne ho 24, di anni, e che forse è proprio ora che posso ancora permettermi di tentare e sbagliare e di cambiare le carte in tavola. E che non voglio pentirmi di scelte non fatte, decisioni non prese.
Ho paura di tradirmi. Di diventare grande e rimproverare la me stessa di quando avevo 24 anni di non aver seguito i sogni, i castelli in aria, i binari, anche fossero morti, senza sbocco, anche se fosse stato seguire una strada circolare per trovarsi allo stesso punto di partenza. Ho paura di deludermi. Di deludere la me stessa bambina, la me stessa che vuole fare qualcosa oltre che guadagnarsi di che vivere tornare a casa e lavare i piatti di ieri sera.

E ci siamo guardati, e lui mi ha abbracciato e mi ha detto lo sai che sarò il primo ad incoraggiarti se è quello che vuoi e mi ha detto io voglio che tu sia felice, con me o senza di me.
Ma lo sai che una storia a distanza, con te, non la voglio, non la posso sopportare.
Lo so, ma preferisco finire la nostra storia che saperti non felice.
Quindi se decido di partire, con la mia laurea ci lasciamo.
Si, abbiamo una data di scadenza. Però fino ad allora cerchiamo di stare bene.

Sto male perchè sono riuscita a dire quello che voglio. Sto male perchè mette in crisi tutto quello che ora ho. Sto male perchè anche se è un futuro non prossimo, non è comunque neppure lontano.
Sto male perchè ho tutto talmente chiaro che ho paura che in un secondo tutto possa intorpidirsi e io non capire più cosa voglio, e ho paura di scambiare per soluzioni paure assopite e di accantonare ancora una volta i progetti in cambio di sicurezza.

EPILEPCY IS DANCING

9 Febbraio 2009

Tolto un altro dente del giudizio. Mi sembra che stavolta l’iter sia meno traumatico. La guancia si sta già sgonfiando, dopo due giorni e mezzo.
Spero di riuscire a mangiare e parlare a lungo e a saltellare in breve tempo.

Intanto l’Italia va peggiorando. Ma mi fa talmente schifo che non ne parlo e mi rifugio nel mio particolarismo.

Sono stata al Paesello, questo week end appena concluso. Ho rivisto Silvi, Ric, i miei. Mancavano molto. Soprattutto le chiacchierate con Silvi. E’ come se il mio pragmatismo l’aiutasse nelle scelte difficili, come se la sua dolcezza e la sua empatia mi aiutassero a capire quello che non riesco a dire. Bella l’amicizia. Davvero.

Sto leggendo l’ultimo libro di Grossman, A un cerbiatto somiglia il mio amore. E continuo a chiedermi come si possa vivere così. Come si può?

Sono stanca, ho studiato tutto il giorno, ho pensato al mare, al profumo di sodio, ad aerei che atterrano e a isole che hanno mare e montagne in pochi metri quadrati. Ho pensato a ribelligentilietatuati. A popolazioni legate alla propria terra come mai io mi sono sentita legata alle mie. Ho pensato ai miei geni, al desiderio di maternità che vaga irrazionale dentro me, alle mie radici che affondano nel basso cuneese e al mio futuro che si srotola tra sogni paure e necessità. Ho cercato di ascoltarmi, ma quello che avevo da dirmi non mi piaceva, non ancora, non adesso.
Ho alzato la musica a tutto volume.

COSA DOBBIAMO FARE?

5 Febbraio 2009

Leggi QUI.

Mi viene da vomitare.
Sto per vomitare.
Siamo un paese razzista e schifosamente ipocrita.
Abbiamo una paura fottuta dell’Altro solo perchè valiamo zero.
Come si fa, come si fa ad approvare una legge del genere in Parlamento?
Come si può pensare di essere un paese civile?
Un paese in cui non ci si può curare per paura delle spie, del cattivoconilcamice, della pubblica gogna?
Come si può dare uno strumento di diseguaglianza tale a dei medici?

Sono davvero disgustata.
Non ho parole.
Cosa dobbiamo fare?

SCIVOLA, SCIVOLA VAI VIA

4 Febbraio 2009

Buonasera buonasera.
Sono tornata a dormire dopo notti insistentemente insonni causa colore della GattaPica.
Giovedì prossimo il vetchirurgo le taglierà tutto quanto, comprese coda e orecchie, così ci togliamo ogni problema relativo a questa scomoda fertilità.
Che cosa brutta da dire, ma riguardo la gatta questo è terribilmente e cinicamente vero.

Sono giorni strani.
Voglio altro.
Semplicemente voglio altro rispetto a quello che ho. Voglio un altro lavoro, decisamente. Ogni notte ormai sogno di consegnare le dimissioni, ma subito dopo, nel sogno, me ne pento per i più svariati motivi (assenza di altro lavoro, stipendio troppo basso, terrore). Vorranno dire qualcosa i sogni? Immagino di si, se no il sig. Freud sarebbe vissuto per nulla e non è bello.
Ho una tremenda voglia di viaggiare e di cambiare.
Di cambiare casa, strade, abitudini.
E queste strane voglie mi prendono soprattutto, guarda caso, la domenica. Quando si ha tempo, troppo tempo, per pensare.
Brutta cosa la domenica.

Ho voglia di nuove emozioni.

Ieri notizia sconvolgente, sempre grazie all’infernale FB: l’uomo della mia vita si sposa. O-D-D-I-O. Non lo vedo da 2quasi3 anni, eh, mica è una cosa attuale. Ma nel mio cuore è e rimarrà sempre l’uomo della mia vita. Si chiama Zach ed è di Tel Aviv, conosciuto a Calcutta. Ero stra-cotta di lui. E (strano, molto strano) non gliel’ho mai detto, se non mesi dopo la sua partenza per Delhi, quando ormai le possibilità di reincontrarsi erano pressochè nulle. I fell in love with you. Risposta: Really? I didn’t recognize it.
Vabbeh, si sposa. Cheffarci, son cose che succedono nella vita.

Scappo, vado agli allenamenti.
Quante cose che vorrei scrivere.
Quante emozioni che non escono. Hanno tutte il profumo del calycanthus.