Archivio per Gennaio, 2009

CONSIDERATE SE QUESTO E’ UN UOMO

27 Gennaio 2009

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Considerate se questo è un uomo, che urla spara ammazza. Considerate se questo è un uomo, che decide deride denigra.

E considerate se è uomo l’uomo che appicca fuoco aI campi rom, ai camper, alle brande, che disegna croci celtiche sui muri, che maltratta i compagni di classe. Considerate se è uomo l’uomo che sbudella i propri vicini -di casa di nazione di religione- che distrugge i campi e le case di chi sta dall’altra parte del muro, l’uomo che come unica arma usa il proprio corpo, ultima risorsa per farsi sentire. Considerate se è uomo l’uomo nei CPT, su materassi umidi cinti di filo spinato, se è uomo l’uomo che scappa sui gommoni abbandonando la propria terra lingua casa, se è uomo il soldato di entrambe le trincee.

Considerate se questo è un bimbo, costretto a prostituirsi a vendersi a vendere, figlio e padre del proprio amico, costretto a sparare a stesse età, diverso solo per lingua e esercito e bandiera. Considerate se questo è un bimbo sulle strade di Calcutta di Kinshasa di Milano, la mano aperta a chiedere soldi cibo a chiedere solo-chiedere sempre. Considerate se questo è un ragazzo, che combatte per ideologie fasulle credute vere, che vende felicità sulle panchine dei parchi, che si rifugia nelle fogne, che dorme in stazione coperto da cartoni. Considerate se questo è un ragazzo, che guarda il padre impotente, che vede i caterpillar distruggere la propria casa, che vede suo fratello ucciso da una mitraglia. Considerate se questo è un padre, che con le figlie elemosina il suo giorno, che con una borsa sulle spalle oltrepassa confini insanguinati, che emigra con una fisarmonica e un biglietto della metro. E considerate se questa è una madre, che solo può che vendere i figli, sognando futuri e piangendo realtà.

E considerate se questa è una donna, con le carni esposte in vendita sulle statali-provinciali-stradesterrate, le pellicce e le minacce, considerate se è una donna violentata ammazzata obbligata a perdere -i figli i mariti i padri i fratelli- a perdere sempre, in quanto donna. Considerate se questa è un donna lapidata disonorata bruciata sventrata. Considerate se questa è una donna.

Considerate se questo è un uomo, che distrugge il suo simile, lo giudica, lo esclude. Considerate se questo è un uomo, che decide guerre e che ammazza dall’alto con bombe intelligenti.

Considerate il Medioriente, il Congo, la Sierra Leone, il Darfur, considerate i migranti, considerate la resistenza centroamericana, gli scontri in India, in Tibet, in Iraq. Considerate gli Stati Uniti d’America. Considerate il Kossovo, l’Albania, la Cecenia. Considerate le minoranze, ovunque e di qualsiasi numero. Consideriamo i nostri marciapiedi, le nostre stazioni, le case sovraffollate di migranti scappati; consideriamo le nostre metropolitane, gli ingressi dei supermercati, le mani tese. Consideriamo i bisogni diversi dai nostri, consideriamo occhi di forme diverse e sguardi complementari.
27/1/07 (non molto è cambiato)

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no

Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia ve lo impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

P. Levi

STANCA E ANNOIATA

24 Gennaio 2009

Dopo una intensa settimana di lavoro tutto si vorrebbe fuorchè un sabato grigio, piovoso, passato in casa da sola a studiare ininterrottamente dalle 10 di mattina alle 6 di sera.
Per fortuna tra qualche ora esco con Teuz, mio amico della Magozia.
Sono stanca. Un po’ annoiata. E piena di dubbi.

V.I.V.A.

19 Gennaio 2009

so solo che ho voglia di scrivere perchè sento dentro che qualcosa non va, che vorrei qualcosa, ma non so cosa.
una sensazione altezza sterno che non riesco a tramutare in parole.

ma solo in voglia di correre
voglia di nuotare
voglia di ridere e giocare
voglia di conoscere
voglia di viaggiare
voglia
non so di cosa
non so di cosa

ho voglia di cambiare lavoro
ho voglia di prendere l’aereo
di cambiare casa
di imparare strade nuove
e nuove routine
ho voglia di assaggiare sapori diversi
e annusare profumi diversi
ho voglia di iscrivermi a un nuovo corso di laurea
e di studiare nuovi libri
ho voglia di parlare un’altra lingua
di avere i capelli lunghi e cambiare acconciatura
ho voglia di prendere nuovi autobus
e vedere nuovi cieli.

ho voglia di cambiamento
ho voglia di ballare ancora
e di parlare fino a notte fonda
con qualcuno che non conosco ancora
e parlare di un film
seduti su una panchina in un parco
e parlare di musica
e scoprire di avere tutto in comune
la stessa visione del mondo

ho voglia di sandali
e terra fra le dita dei piedi
ho voglia di farfalle
e di campi in fiore
ho voglia di corde e moschettoni
di vie ferrate che mi tengano stretta
ho voglia di sole
di mare
di una macchina decappottabile
e autoradio a tutto volume
ho voglia di un viaggiare a lungo
di un fermarmi solo per dormire
ho voglia di terra
e erba
e sabbia fra i capelli

voglio sentirmi VIVA.

PRIMA DI QUESTO LETTO

13 Gennaio 2009

Tu sei pronto a tirarti indietro in ogni momento, mi lasci accelerare mentre tu freni. Così io mi brucio viva e tu hai la tua storia a basso rischio personale.*

Ho letto un libro.
L’ho letto tutto d’un fiato in 4 corse d’autobus e 200×4 metri che separano la fermata dall’entrata al lavoro, e i 20 metri che separano l’entrata dall’ascensore, e i due piani in verticale e i 5 metri che separano l’ascensore dalla porta del mio ufficio.
L’ho letto tutto d’un fiato spezzato in 4/4 e vi ho letto me stessa.
E lui.
Ho letto la nostra storia.
A più di due anni dalla fine della nostra storia ne ho letto i risvolti più intimi e dolci e dolorosi e emozionanti. Li ho letti in un libro che non ha niente a che vedere con me. Quanto siamo simili noi uomini.
Ho letto, e sottolineato, e appuntato. Con una biro azzurra e brillantinosa, ricordo dei bigliettini natalizi.
Ho letto e le ferite si sono messe a pulsare come se risalissero a ieri. Sono diventate rosserosse e hanno bruciato forte.

Il 18 gennaio saranno 2 anni esatti che non lo vedo.
O almeno, che lui non vede me.
Io l’ho intravisto l’estate scorsa. Io in macchina lui a piedi. Sono sfrecciata via senza darmi il tempo di provare il minimo movimento di stomaco.

Ho letto e il libro mi ha ricordato tantetroppe cose. Perchè racconta di noi.
Racconta della storia durata un anno e finita da più di due.
Racconta dell’abisso inesistente che possono essere 27 anni di differenza, quando lei ne ha 21 e lui 48. (nel libro 14 anni di differenza – REALTA’ batte FANTASIA 1-0)
Racconta di noi.
E del dolore e dell’amore e della paura (sua) e della fiducia (mia).
E dell’addio.
E dell’amore comunque.
E dell’amore nonostante.
E dell’amore e del sesso e della nostra “casa con giardino”.
E quelle stesse parole che nel libro dicono : “tu sei pronto a tirarti indietro in ogni momento, mi lasci accelerare mentre tu freni. così io mi brucio viva e tu hai la tua storia a basso rischio personale.” sono le stesse parole che ti dicevo io. le stesse. identiche.
E dopo un anno che ti dissi addio e tu mi dissi vedrai tornerai da me e io sorrisi a voce dolce e testa bassa
ho detto
“non hai mai rischiato nulla mentre io avrei rischiato la vita “
hai detto
“non mi hai permesso di cambiare idea. mi serviva solo tempo. avevo paura.”
ho detto
“di tempo non ce n’era più. un anno hai avuto per farmi impazzire d’amore e sofferenza e sesso e dolore. non c’era più tempo. era troppo tardi. stavo per morire d’amore e tu non lo capivi non lo volevi non mi volevi non sentivi nulla eri solo Luilostronzo, e se ti sei scoperto umano troppo tardi io non posso più giocare, il nostro tempo è finito e si è tramutato in zucca, la mezzanotte è scoccata da troppo e non puoi capire quanto mi sia dispiaciuto e non puoi capire tutta la sofferenza che è stata ma è troppo tardi”

E’ finita Amore mio, ti lascio andare*

E si torna alla vita.

* Prima di questo letto, Stefania Piloni

MA I GATTI NON ASSORBIVANO LE ENERGIE NEGATIVE?

8 Gennaio 2009

Buongiorno. Su Bologna la neve dagli alberi si è già sciolta e per le strade rimane fanghiglia.
Sveglia ore 8.10 che per essere una studentella disoccupata è molto, molto presto.
Il fatto è che la GattaPica non ama il nuovo, temporaneo inquilino: il GattinoIno. E’ tutto tutto tutto bianco con la coda handicappata. Ed è cucciolo. Ora se ne sta sulle mie gambe e guarda il monitor.
Nell’altra stanza la GattaPica è incazzata e gelosa. UUUuuuu. Per fortuna oggi arriva Brother dalla Magozia e si prende GattinoIno e lo porta via con sè, che anche se è tanto carino piccino picciò, è un casino vivere con GattaPicaIncazzata.

IN questi giorni di fine disoccupazione starei anche studiando, tra una cosa e l’altra. Evitamus ogni commento all’attività universitaria: professori che non rispondono a email e solleciti, segreterie che non fanno il loro lavoro, io incazzata sempre di più.

Ovviamente sono incazzata anche per la mia situazione lavorativa! oh yes! Lunedì torno al lavoro. Dopo 23 giorni di disoccupazione. E sapete quanto ho ricevuto di stipendio a dicembre?
400 euro netti.
400 euro. praticamente ho pagato quasi l’affitto e le bollette.
Questo perchè? Perchè oltre ad aver lavorato solo 19 gg, a dicembre hanno fatto il conguaglio delle tasse. E questo perchè nel corso dell’anno non sono stati abbastanza oculati nel prevedere le mie tasse annuali.
Ovviamente ai miei colleghi questo non è successo.

Sembra che il 2009 sia partito con dosi di incazzatura troppo alte. Effettivamente sono sempre più arrabbiata.
Ieri sono andata in biblioteca universitaria a prendere due libri.
Scena.
Dietro il bancone (con vetro (vuoi mai che ci sia una rapina)) 4 persone: due ragazze e due adulti.
Una ragazza stava davanti a un pc
L’altra stava dietro ad una scrivania, braccia incrociate, sguardo nel vuoto
Il signore stava in piedi, appoggiato alla scrivania, braccia incrociate, sguardo alla lunga fila di persone in attesa
La signora stava allo sportello indicando alle signorine davanti a me che il modulo da compilare, alla voce “titolo di studio”, dovevano mettere diploma o laurea, a seconda della propria situazione.
E la fila cresceva…
NO COMMENT.
Come si fa poi a non arrabbiarsi?!?

Vado a studiare va, mollo di qua GattinoIno e vado da GattaPica prima che mi smonti casa…