Archivio per Dicembre, 2007

IO VOLPE NON RIESCO AD ADDOMESTICARMI

30 Dicembre 2007

Così il piccolo principe addomesticò la volpe.
E quando l’ora della partenza fu vicina: “Ah!” disse la volpe, “…Piangerò”.
” La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
” E’ vero”, disse la volpe.
” Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
” E’ certo”, disse la volpe.
” Ma allora che ci guadagni?”
” Ci guadagno”, disse la volpe, ” il colore del grano”.

TORNO A SCRIVERE

28 Dicembre 2007

Paesello, tanta nebbia, tanta nanna, tanto studio.

Ci sono.

Sono solo chiusa in quella che è-era-fu la mia camera, a studiare, ad ottimizzare i tempi per provare a dare 2 esamini a gennaio, chissà se ce la faccio.

Ieri sera a vedere Giovanna col colera, L’amore ai tempi del, con amici. Bello, bello. Ma il libro era ovviamente più. Più colorato, sofferto, ironico, surreale, caldo, umido. Semplicemente più.

Torno a scrivere, promesso (ora ho anche un portatile ;) )

PRECARIATO

18 Dicembre 2007

Mi hanno chiamata all’ufficio personale della MegaCasaFarmaceutica per dirmi che, siccome tutti dicono che lavoro bene e che sono contenti di me, ed i feedback sono ottimi, mi danno ulteriore proroga di contratto per altre 4 settimane, dal 7 gennaio al 6 febbraio. Uh, che bel regalo di natale.

Non ho parole, 4 settimane.

Mi sembra che stiano facendo di tutto per farmi licenziare e cercare qualcos’altro.

Devo pensare seriamente se cercare altro.

Perchè queste sono prese per il culo.

Prima 4 settimane, poi 3, poi dal 22 dicembre al 7 gennaio a casa senza contratto, poi di nuovo 4 settimane.

Ma che merda è?!?

E UN ALTRO GIORNO ANDATO

14 Dicembre 2007

E’ morto Gino, che fino a qualche anno fa solo era il cugino di mio padre, figlio dei figli di quei bisnonni mai conosciuti che espatriarono in Argentina in cerca di fortuna, la cui ultima e 13° figlia fu mia nonna, madre di mio padre, unica figlia nata in Italia, dopo 12 esserini sfornati tra la prima e la seconda guerra mondiale in terra sudamericana, prima di tornare, lunghissima traversata al contrario, in Piemonte, in quella valle ai piedi del Monviso, in quel paesino che vide le estati di mio padre e di questi suoi cugini tanto più grandi di lui, che vide guerre, e ricostruzioni, e fabbriche, e nipoti nascere lontano e crescere, e tornare per Natale e Pasqua, come siete cresciuti, né, tu sei Francesca, la figlia di G. e M.? Ma quanto sei cresciuta…

Poi in pochi incontri con quel signore cugino anziano di papà si è iniziato a raccontare, attorno al tavolo, mentre la malattia già cercava di tenerlo fermo e lui che rideva e che diceva “un altro Natale l’abbiamo passato insieme”.  Ha convinto mia madre che i miei viaggi erano bene, ha spronato mio fratello nello studio della chitarra “che quando suonavamo noi e tutto il paese era in festa”, e parlando mi guardava “ma tu lo capisci il piemontese? Si, dai, che lo capisci, che alla fine è la tua lingua”, ha riso e sorriso e si è alzato con fatica a salutarci, e ci ha detto “ci vediamo una prossima volta, né, mi raccomando, in gamba”.

Ancora tante cose da raccontare.