Archivio per Giugno, 2007
OM
26 Giugno 2007DOLCEMENTE ANNEGO
25 Giugno 2007LA NOSTRA PRODE EROINA -CIOE’ IO-
22 Giugno 2007Sfido lo sciopero nazionale dei treni e provo a raggiungere BlueEyes.
26 euro di Eurostar
2 ore di treno
Cosa non ci fa fare l’amore.
YO SOY YO -OJOS CERRADOS
21 Giugno 2007Gelato al cioccolato. Pigiama-maglietta con le anatre. Colazione da Tiffany letto tra un andata/ritorno in treno+prenanna. Abbronzatura da 1 giorno mare+1 giorno piscina (poco nulla). Noia da tesi finita e tensione diffusa. Sciopero dei treni (domani) sveglia più presto del solito presto e rientro al Paesello previsto più tardi del solito tardi.
C’è il Sole in questi giorni anche se preannunciano pioggia; il palinsesto televisivo è da suicidio e ora che ho finito gli allenamenti me ne rendo conto. Mancano tanto le marmokkie, le mie compagne di volley, le serate in palestra, i lividi e l’odore di cuoio Mikasa. Uff, caldo-afa, uff, caldo.
Vi delizio con questa meravigliosa foto. Per fortuna abbastanza sgranata. (ah, c’è CSI!)
RINGRAZIAMENTI
19 Giugno 2007Ringraziamenti in ordine sparso.
Al calycantus di Febbraio, indice. A Mozart e Allevi, capitolo 2-3. A Ian McEwan, conclusioni. A Santa Pazienza, bibliografia-filmografia-note. Ai Cure, tutti insieme, introduzione. A Ziulano, capitolo 1 e soprattutto paragrafo 1.2.
Grazie a chi c’è sempre stato, durante questi 3 (quasi 4) anni. Grazie a chi c’è stato un po’ si un po’ no un po’ si. Grazie a chi ha pagato, metaforicamente e non. Grazie a chi ha incoraggiato, a chi si è fatto incoraggiare. Grazie alle serate sui libri, ai viaggi in treno, al chiostro di filosofia e a Turchetta (primo esame).
Grazie a Dile e al braccialetto del primo 30, dei nostri baci saffici divertiti. Grazie a Pammy, del ripasso spagnoleggiante nel chiostro -gonna sandali e caldo-. Grazie a Isabel, che se ci siamo perse sono cose che capitano. Grazie a Simo, che senza di lei non sarei io così come sono. Grazie anche a tutte quelle persone brutte e cattive che mi hanno fatto tirar fuori le unghie oppure respirare e contare, respirare e contare. Grazie a tutti gli amori, tutti che mi hanno dato energia per affrontare l’esame giornaliero di sorridere. Grazie a tutte le infatuazioni, che mi hanno fatto camminare a 3 centimetri da terra. Grazie ai mille mille libri letti in treno, a Murakami, al bus 6 Piccadilly-Willesden Green, a Plaza Mayor en Salamanca, a tutti i compagni di viaggio, a tutti i viaggi.
Grazie a Silvia, certamente e immancabilmente, e non dico altro… Grazie a Pixel, con la sua energia, il suo messaggio che ancora ho salvato. Grazie a Rachi, compagna di liceo, compagna di copiate. Grazie a tutte le ragazze che mi chiamano Kekka, Coach; grazie alla pallavolo, agli allenatori, alle compagne di squadra. Tutte, una a una. Grazie a Luce, all’India (insieme enorme di visi sorrisi abbracci calore odori musiche e saluti), a Christian Tedesco, a Christian l’ex, a Zachi, nonostante la distanza, e anche grazie a quella. Grazie a Ricca e a quel giorno che l’ho trovato in metropolitana per asciugarmi quelle lacrime di rabbia, grazie a Teo e alle manifestazioni da giovani ideologi, grazie alle notti passate a servire birra e alle mattinate successive a studiare, grazie ai viaggi a Perugia da Fabio.
Grazie a Ziulano e al suo filetto di salmone, grazie a Maura-mamma per le serate chiacchierose e i pomeriggi a urlare e tirare ciabatte che due leoni in casa perlomeno ruggiscono, grazie a Graziano-papà per i rari sorrisi e i troppi silenzi, grazie a Johnny-brother che nonostante tutto è tutto. Grazie alla cuginetta Anne-Claire, e a tutti i parenti-serpenti, che se io sono io è anche grazie alla genetica. Grazie alla nonna al nonno e a chi non c’è più.
Grazie a chi mi ha consigliato i libri, a chi me li ha prestati, grazie a chi mi ha offerto la propria casa e la porta aperta sempre, lo stesso che mi ha saputo fotografare come se fossi vestita. Grazie al Cicerone londinese, a chi alla fine è riuscito a farmi capire -con tutto il male- quanto bene meritassi. Grazie a chi si fida, a chi riesce persino a convincermi che posso farcela. Grazie a tutti i bloggari, a questo spazio. Grazie immensamente a chi mi sta rendendo le giornate assolate, anche quando piove. Grazie per la nuvoletta di zucchero filato in cui mi ha fatto trasferire, il 24 Febbraio scorso. Amore a prima vista, anzi, a prima telefonata.
Grazie a chi materialmente mi ha dato una mano con questo lavoro-tesi: Gazzo, Silvano, le mie colleghe che hanno corretto in pausa pranzo, i bibliotecari di Scienze Politiche -meravigliosi!-, e-mule, Professor PrOffico, BlueEyes.
Grazie a me.
Che faticaccia, ma ci siamo.
DLIN, DLON! PUBBLICITA’
17 Giugno 2007Siamo un po’ una grande familia, ormai, qua nel nostro piccolo mondo blogghero…E chi non conosce Valentina, l’artista di kataweb?
Ebbene, in questi giorni le sue creazioni eteree e virtuali si sono trasformate in merchandising vero e proprio che si potrà trovare a Milano e on-line! Sbirciate qua: http://www.tiamoancheoggi.com/
Brava Vale, bravissima!
SABATO, IERI
17 Giugno 2007Sabato, ieri:
sveglia; stiraggio di mille vestiti mille con il vapore che mi appannava gli occhiali, nebbia in val padana; a recuperare macchine da meccanici con Battiato che canta; e poi arrabbiature per il suo ritardo; andare a fare shopping, gonna maglia, con lui che infila la mano nel camerino e mi tocca le tette; e poi il sesso-sesso su una sedia; e il pranzo e il dopo pranzo; l’acqua della piscina freddaslada, le ragazzine della pallavolo che mi abbracciano e mi chiamano Kekka, Kekkina, Franci o Coach; giocare a beach con loro e ridere un sacco, poi la doccia, il beauty farm negli spogliatoi, Vanne che mi stira i capelli che neppure gli spaghetti crudi, la pizzata con i genitori le ragazze la mia splendida collega amica compagna Pixel, e la Cri che si avvicina -chè era seduta ad un altro tavolo- certo che sei sempre figa anche con due stracci addosso, e per stracci intendeva jeans rotti da troppa vita e canotta stinta da troppa temperatura, con figa non ho ben capito cosa intendesse, ma ho sorriso; e poi tanti abbracci e buona estate alle mie tesore pallavoliste in erba; poi di nuovo con lui, a farci in giro e ridere come se non ci conoscessimo, che però mica ci si riesce, e il sesso-amore questa volta in un letto, e addormentarsi nudi nudi stretti stretti fino alle 7 di mattina, e la colazione pane miele latte e caffè, il rientro in casa, mezz’ora fa.
QUESTI FAZZOLETTI NON VALGONO NIENTE
14 Giugno 2007Lei in realtà scherzava, ma davvero si chiedeva cosa ci fosse che non andasse più. Le montagne russe del suo umore avrebbero fatto invidia a quelle di Mirabilandia, pensava.
Indossava una vestaglia azzurra a mezze maniche, scalza. Le gambe piegate sulla sedia. I gomiti sulle ginocchia e i palmi delle mani sugli occhi, chiusi. La bocca invece semiaperta, pulsante, rossa. Cosa c’è che non va, cosa c’è.
Questi fazzoletti di carta non valgono niente, pensava.
E sfogliava la rubrica dei suoi amici, la rubrica salvata a doppia mandata in mente, e cercava qualcuno a cui dire che stasera sto male, e piango, e non riesco a smettere più, e singhiozzo di quei singhiozzi silenziosi e senza aria che alla fine è inevitabile il rumore da risucchio-ossigeno, sto male e non so perchè, o forse un po’ lo so o forse è solo tristezza accumulata. E invece della rubrica salvata a doppia mandata non trova nessun numero da chiamare, e la telepatia non funziona. Non oggi, non stasera. E i fazzoletti proprio non valgono niente.
Era al telefono prima, al telefono con un uomo dalla voce profonda e gli occhi scuri. Un uomo che parlava parlava parlava, voce profonda e occhi scuri, quasi infossati. Era al telefono e ascoltava, solo ascoltava quella voce, tesa nello sforzo (smettila-smettila-smettila-smettila) di ricacciare indietro quel mare salato che voleva scappar via dai suoi occhi. Ascoltava ascoltava ascoltava quella voce profonda, nonpiangerenonpiangerenonpiangerenonpiangere.
L’uomo Voce Profonda Occhi Scuri era il suo uomo. E sorrideva, e parlava, e rideva. Cosa le dicesse, a noi, non è dato saperlo. Solo lei lo sa. Lui parlava parlava e sorrideva e raccontava. Riuscite a vederlo, all’altro capo del telefono? Lui stava alla scrivania, si, il portatile acceso davanti, la mano sul mouse, e lavorava, leggeva, commentava, si interrompeva e poi riprendeva. Lei invece, venite, venite da questa parte del cavo!, lei stava sdraiata sul letto, su un fianco, nonpiangerenonpiangerenonpiangere, il cordless tra l’orecchio e il cuscino, lato destro. Non diceva niente, solo qualche raro mm-mm d’assenso, per mantener il contatto.
E lui disse, alla fine, abbassando il volume della voce profonda, abbassando pure il tono, ho parlato solo io, amore.
Non fa niente.
E sarà forse poi il suono regolare delle comunicazioni finite tuuu..tuuu..tuuu..tuuu, delle buone notti che già si sa essere solo retorica, del silenzio finalmente silenzio, e del non dover più nonpiangerenonpiangerenonpiangere. E le dighe si aprono, e questo mare salato scende giù giù giù tra le mani, gli avambracci, i fazzoletti. E questo mare salato poi finisce, o perlomeno dà una tregua.
E sul ripiano del computer stanno in ordine sparso -molto sparso- : un taccuino, un libro fotocopiato (in inglese), un cd e un porta cd (che non si appartengono), un pacchetto di fazzoletti vuoto (della coop) e uno pieno (tempo), il cordless, un segnalibro(dove c’è scritto: "In una situazione sessuale perfettamente liberale, c’è chi ha una vita erotica varia ed eccitante…gli altri sono ridotti alla solitudine"), la macchina fotografica, una bic, una cartellina di plastica, una tazza natalizia, due fazzoletti accartocciati. Di fronte, sulla parete, un quadro piccolo in una cornice grossa. Sulla sinistra la libreria stipata di libri, cd, riviste. La lampada accesa. Poco.
Non posso andare a dormire con questa faccia, sussurrò a se stessa a mezza voce.
MISUNDERSTANDING DI CASA
14 Giugno 2007
C’era il profumo del secondo caffè mattutino, quello della domenica ore 10, dimenticato un minuto di troppo sul fuoco e lasciato fuoriuscire, due tazze sulla tavola, i biscotti semifiniti e le sedie spostate. Che la domenica il rito voleva la colazione presto, il rientro tra le lenzuola, la porta semiaperta, il sesso di uno dentro l’altra, di uno sopra l’altra. Il sesso della domenica mattina al sapore del secondo caffè mattutino lasciato fuoriuscire, dall’aspettare il sole attraverso la finestra che illumini le lenzuola, qua si qua no qua si. La domenica tra le lenzuola e il sole che sale, aspettando che i figli si sveglino, che la casa prenda vita, la domenica mattina, odore di caffè bruciato, di amore consumato.
E lei gli dice
T’amo
E lui la guarda, e vede quella stessa lei che gli ha detto t’amo, e l’ha sentito quel t’amo e risponderebbe a fusa, se solo fosse un gatto, con alito al sapore di secondo-caffè-mattutino-della-domenica.
E lei lo guarda, gli ha detto t’amo, lui non risponde ma non l’ha mai fatto, lui la ama a fusa, a silenzi, allontanandosi e con qualche, raro, sorriso. Se solo fossi un gatto, pensa lei, potrei capire.
HA FUNZIONATO!
13 Giugno 2007Post di ringraziamento.
Ragazzi, ha funzionato!!
Domenica sera il PrOffico mi darà l’ok definitivo per andare in stampa, mi ha detto:
"Mantiduzza, le posso proprio dire che sono soddisfatto di questa tesi, è risultata un buon lavoro, sicuramente molto più che discreto. L’introdurrò in commissione, e poi, mi scusi, ma chiunque sfogliasse questo lavoro, già solo dall’indice, capirebbe che è stato molto pensato ed articolato. Farò leggere la tesi anche a un collega, per avere un’opinione esterna, poi entro domenica sera le rimando via mail l’elaborato totale con le ultime, eventuali, correzioni, lei riguardi solo quel paio di punti nella conclusione e direi che poi ci siamo. E’ pronta?"
Non si è ricordato della cronologia!! La conclusione va solo sistemata! Il layout va bene!! Le note vanno bene!
Sono pronta?
Certo! Se solo mi dicessero la data della discussione…potrei prenotare il parrucchiere!



