Archivio per Maggio, 2007

AWAKE

30 Maggio 2007

Sole. Energia. Sono sveglia. Sveglia sveglia. Sul serio, cose che uno non ci crede se non le vede.

Sono sveglia come una che ha bevuto 10 caffè, che ha mangiato due fette di torta, che ha corso di primo mattino lungo i fossi di una strada sterrata, come uno psicopatico allegro, come una rondine a primavera, oggi sono attiva.

Animaletti non specificati hanno transitato su di me in metropolitana, e occhi indiscreti hanno cercato i miei che dormivano sonni quasi profondi sul sedile del treno, io accecata da un sole che ieri si sarebbe detto impossibile ho sognato il mio letto, un percorso al contrario, un tram in ritardo. E ho pensato che da qualche tempo non incontro più il lettore nel mio percorso, e proprio mentre lo pensavo eccolo lì, che parla con il collega, dov’è il tuo libro, questa mattina, dov’è?

Che quando è un Buongiorno vero, bisogna goderselo fino in fondo.

SONNO, TANTO SONNO…

29 Maggio 2007

Dormo

NUVOLA

28 Maggio 2007

Nuvole_2

Sto bene, e cosa importa se fuori piove e mi sono dovuta mettere la felpa rossa con il cappuccio ‘chè in casa fa freddo?

Cosa importano tutti i dubbi se poi so già che in qualche modo si risolve, cosa importa tutto quanto se in fondo sto così bene?

Che quando ci siamo visti la prima volta non pensavo proprio che saremmo finiti io e te tu ed io, alla fine Noi. Che così diverso da come ti pensavo, da come ti leggevo. E quando mi hai detto, al telefono, ti devo dire una cosa, e io mi sono seduta perchè pensavo che fossi già stufo di me, dimmi, ho detto, ed ero pronta a sentire che finalmente avevi capito quanto io non andassi bene per te, chissà per cosa chissà tutto, e volevo che me lo dicessi subito, avremmo messo giù il telefono, avrei respirato profondamente e sarebbe finita subitissimo. Ero davvero convinta. Invece mi hai detto, ti devo dire una cosa, e io dimmi, e tu allora Mi piaci e vorrei che provassimo a conoscerci sul serio, insomma, vuoi stare con me?

E io che non mi sentivo dire questa frase perlomeno da 10 anni, tu non eri lì con me, sulla poltrona con il telefono in mano, e meno male che non c’eri, che altrimenti avresti cambiato idea subito, che avevo un sorriso che non ci stava sul viso, e gli occhi sbrilluccicanti, e ti ho risposto ridendo, e ti ho risposto, si, voglio stare con te.

E sono passati solo pochi mesi, lo so. E c’è ancora un sacco da imparare, da conoscerci, da fare insieme. E ci sono i giorni al telefono, i giorni insieme, i giorni che andiamo in giro anche senza soldi, e le notti che accendi la luce soffusa metti la musica e mi fai i massaggi e io sono così stanca che non riesco neppure a ringraziarti e a dirti quanto sto bene e che da un po’ di tempo a questa parte ho preso in affitto una nuvoletta di zucchero filato, e quando ti bacio hai proprio il sapore di casa. E quando mi parli nella lingua del wraaaaa e quando ti perdi e ti chiedo a cosa pensi e mi rispondi sempre, e quando capisci al volo che c’è qualcosa che non va, e anche quando invece te lo devo spiegare con i sottotitoli, quando razionalizzi tutto e ti arrabbi se non lo faccio, quando invece non razionalizzi niente e perdi tutti i treni. Stamattina che ti sei tolto gli occhiali scuri e con quegli occhi blu mi hai detto "buon viaggio" e io se mi guardi ancora così non parto più, capito?

E’ QUESTO CHE MI DEBILITA:

25 Maggio 2007

Schema_2 A tutto ciò aggiungere che:

  • chiedo a mia madre quanto sarebbero disposti ad aiutarmi economicamente per continuare a studiare e la risposta è -occhi al cielo-: ancora a chiedere soldi, tu?
  • mio fratello che mi dice che non ho mai fatto un cazzo, quando ho cominciato a lavorare a 16 anni, e, a differenza sua, ho sempre studiato e avuto ottimi risultati scolastici. Tra parentesi lui sarà bocciato quest’anno e passa i pomeriggi sul divano.
  • mio padre che se esprimo dubbi sul mio futuro da studente non trova di meglio che rinfacciarmi l’errore di non aver fatto una facoltà -come radiologia o infermieristica- che mi avrebbero dato sicuri ed immediati riscontri lavorativi. Naturalmente il fatto che a me non interessi minimamente fare la radiologa -!!!- o l’infermiera non lo sfiora neanche.
  • BlueEyes di tutta risposta mi dice quanto sia meravigliosa la sua vita lavorativa e universitaria, del fatto che ha sempre fatto le scelte giuste e di come è stato bravo, che in fondo basta avere le idee chiare.

Argh Questa a lato sono io adesso.

OGGI SONO GIU’

25 Maggio 2007

Triste_2

RITORNATA ABBRONZATA

23 Maggio 2007

Che male lavorare quando a 500 metri c’è un mare così:

Villa_simius005

DOV’E’ MANTIDE? -si chiede Lavì-

17 Maggio 2007

Mantide è:

  • in un ufficio impazzito per scadenze imminenti, capessa generale che va e viene dalle nostre scrivanie, chiede, si risponde, fa, brega…
  • con un mal di testa terribile
  • con tanta tanta voglia di andare a casa, o meglio, da BlueEyes, perchè stasera ci si vede in via eccezionale… :)
  • (a casa sono senza pc che per l’ennesima volta in 3 mesi si è impallato)
  • ieri ero in universtà con una tesi che a detta del prOffico è "praticamente terminata", ma secondo me no
  • la sera ero al cinema con Rik
  • la notte era a letto con due telefoni sul cuscino, casomai BlueEyes chiamasse rientrando a casa (e infatti all’1.00 preciso preciso è squillato il cellulare, io dal mondo dei sogni ho risposto…)

Insomma, Mantide c’è, nascosta bene, dietro montagne di libri, di files, di treni, di amore, di palloni verdigiallieblu, di marmocchie pallavoliste, di prOffichi dalle personalità multiple, di biciclette e papaveri…Ah, sono in stand by fino a mercoledì: vado qua:

Sardigna

REMEMBER

15 Maggio 2007

Varanasi1

A mezz’ora da Varanasi, 22 giugno ‘05, h. 11.00, treno.

Nottata calda ma tutto sommato comoda in treno, alla volta di Benares. Manca solo mezz’ora, alle nostre spalle, coi chilometri, 14 ore di viaggio.
Fuori dal finestrino aperto i binari, il riverbero del sole cocente, basse costruzioni in mattoni rossi tra
cui gironzolano, pigre, le mucche.
Si prende velocita’ lentamente, un treno merci ci viene incontro, sui binari paralleli alla nostra via,
ma in direzione contraria. L’aria che entra nel treno e’ secca, calda. E i campi sono gialli, aridi; figure
di uomini e donne che portano, in un gioco d’equilibrio, grossi cesti di vimini sul proprio capo: mezzi di trasporto con cuore e pensieri. Capanne di fango, paglia; merda lasciata a seccare per poi poter cucinare riso e dal, sempre e solo riso e dal; capre a pascolare sui prati che sono quasi deserti.

Davanti a me Zach, che legge "The city of joy". Tel Aviv non e’ poi la fine del mondo…

E ancora visioni di sari avvolti su corpo di donna, il vento che ne modella i lembi come la Nike del Louvre; un pastore con un bastone, Giuseppe di chissa’ quale messia, con le sue poche capre, gli sta la mano per contarle: risibile, inestimabile ricchezza. Sari stesi ad asciugare, bambini che si sporgono ai muri, ragazze intente a spidocchiarsi a vicenda, gia’ donne con i capelli profumati di olio di cocco.

Superata la piccola stazion di Vyasnagar, uomini immobili sulla banchina aspettando un treno che ancora
nn arriva, con i loro carichi di doni non doni della terra.
Scorgo frammenti di vita da qst treno in corsa: quei bambini che giocano sull’albero, il ragazzo in moto,
la madre che lava i piatti guardata dal suo bimbo, giovani uomini con fame di fama di cricket, due cani
che si rincorrono l’un l’altro…
E’ questo il Gange?

******

Varanasi, 22 giugno ‘05, h. 21.30

Stanchi morti, gia’ in ostello, pronti per dormire. Varanasi ci ha accolto, al mezzogiorno, con il suo
calore secco, le sue bici-riscio’, i taxisti che (come sempre) cercano di fregarti.
Varanasi ci ha accolto con i bambini che vendono i colori e gli stampini, quelli che vendono cartoline, quelli che nn vendono niente ma che vogliono comunque qualcosa.
Varanasi ci ha accolto con la brezza del Gange, la vita guizzante di giovani fra le sue acque, la morte
galleggiante sotto forma di corpi gonfi d’acqua, in avanzato stato di decomposizione.
Varanasi ci ha accolto attraverso l’indiano che ci ha spiegato il rito della cremazione, il perche’ nn tutti
i morti vengono cremati sul fiume sacro; sullo sfondo i gath dal fuoco di Shiva, vite arrivate all’ultimo
-costoso- viaggio.
E’ stata una lunga giornata, queso "Wellcome in
Varanasi", intensa e stancante.
[...]

UN NOME UN PERCHE’

15 Maggio 2007

Ho fatto QUESTO TEST e ho ottenuto QUESTO RISULTATO.

DORMENDO

15 Maggio 2007

Oggi sto dormendo. Non ho proprio nessuna voglia di lavorare. Nessuna. Non che di solito ne abbia molta ma me la faccio venire. Oggi no, non riesco proprio.

In metropolitana ho immaginato cosa sarebbe la mia vita a fare un lavoro come questo, senza avere nient’altro che mi tenga occupata la mente. SUICIDIO. Nonononono. Non potrei. Quindi in primis l’anno prossimo specialistica, perchè lavorare per sempre senza un minimo di speranza di soddisfazione non esiste proprio, in secundis -??- dopo la laurea urge ricerca di lavoro più qualificante e soddisfacente e meno monotono e in cui il mio neurone possa avere una qualche funzionalità.

Questo è quanto.

Torno a dormire.