Archivio per Marzo, 2007
HO IL CORAGGIO
29 Marzo 2007BLUEEYESche tradotto significaALTEZZA CUORE
29 Marzo 2007[E' la terza volta che perdo gli occhiali, oggi, il problema è che senza occhiali gli occhiali non li trovo finchè non ci inciampo dentro, e come minimo li ho appoggiati per terra e inciamparci dentro significa romperli. (e parlo naturalmente degli occhiali da vista, non quelli scuri da mettere con lenti a contatto -astuta- che ho comprato ieri e che devo ancora scoprire se ho abbastanza coraggio per indossarli, ma questa è un'altra storia]
Io non ve l’ho ancora esplicitamente detto, miei cari Bloggheri e NonBloggheri, Amici e NonAmici; un po’ si capisce, un po’ hanno capito, forse proprio dal mio non parlarne.
Non ho più parlato della mia situazione AltezzaCuore, non perchè non esista, anzi, è in piena attività, ma perchè BlueEyes (mai avuto una storia con occhi blu prima d’ora…)(credo) è in un certo senso blogghero anche lui, e ci si è anche un po’ conosciuti via blog, e io non ho mica voglia di sloggiare dal mio Mantide’s Blog solo perchè lui legge quello che scrivo, quindi sono un po’ restia a dire al mondo, o meglio, a lui, come sto con lui, appunto. Voi lo fareste? (A parte chi scrive quei blog mielosi mielosissimi quasi diabetici di baciabbraccietantoamore scritti a 4 mani, dico, le persone normali lo farebbero? NO. Quindi, sono io una persona normale? Non del tutto. Il sillogismo non riesce, ma io lo adatto e siccome sono io qua che decido cosa scrivere e cosa no, insomma, sono un po’ la Kalì del mio blog, e non c’è mica Aristotele o il prof. di filo del liceo a correggermi i sillogismi, io scrivo un sillogismo che non è un sillogismo e punto.)
[mi perdo sempre nelle digressioni]
Dicevo, non vi sto più parlando della mia Situazione Sentimental, ma questa esiste! Ora, sarò discreta, non mi lascerò tentare dal Raccontotuttoinogniparticolare, solo qualcosina poco poco pochino…
Mi fa guidare la sua macchina. Questo è già segno di squilibrio.
Fa dei massaggi che la mia schiena lo ama già, e anche il mio collo, e, insomma, un po’ tutto quanto…
[e non entrerò -con molto rammarico- in dettagli più dettagliosi]
Ha la testa abbastanza dura da prendermi a testate (metaforicamente, of course) e vincere, cosa da cui non posso prescindere.
Ed è abbastanza forte da stringermi e farmi male (dettaglio da non dare per scontato), altra cosa quasi imprescindibile (non il farmi male, ma l’essere abbastanza forte…)
E poi un sacco di altre cose, ma avevo detto che avrei detto solo qualcosina poco pochino, quindi basta così.
Ed è molto fico rispondere SI quando per strada faccio colpo su un biondoocchiazzurriuniversitario che mi chiede di uscire, sei impegnata? SI. [che mai mi sarebbe capitato se fossi stata single]
CONVERSAZIONE SUL CONIGLIO
29 Marzo 2007MantiduzzacioèIo: No, Silvia, dimmi che non è vero, dimmi che non vuoi prendere un coniglio!
Silvia: Si che voglio, lunedì vado dall’allevatore, ho deciso e non ci puoi fare nulla: non cambio idea.
M: Ma è un coniglio! Come fai?
S: Ho visto le gabbie. Sono grandi C-O-S-I’, sarà felicissimo…
M: Ma Sil…
S: Non ci sono MA. Ho deciso.
M: Si, ok, ma una cosa: il coniglio non è un surrogato di pisello, ok?
S: A no? E perchè dicono "trombare come conigli?"
M: Silvia…Guarda che non ti fa le coccole…E di notte morderà la gabbia per uscire e tu non dormirai.
S: E io lo chiudo in bagno.
M: Abiti in un monolocale di 10 mquadrati e lui non vedrà un filo d’erba nella sua vita da coniglio.
S: Ma io dico all’allevatore di darmelo piccolo, così non avrà fatto in tempo a parlare con i conigli adulti e non saprà che la vita nella gabbietta non è vita da veri conigli, e io gli racconterò che i veri conigli vivono in monolocale nella gabbietta di titanio con la carotina ammuffita e lui sarà un coniglio felice. Ignaro e felice.
M: …
S: Non guardarmi così!!! Ma in che mondo vivi? Non li guardavi i cartoni? Guarda che fra di loro gli animali parlano, devo prenderlo quando è ancora piccolo così non sa la verità.
M: E in vacanza?
S: Ho pensato di darlo a mia madre, e se non vuole ho visto che esistono le gabbiette da trasporto, ma costano po’, quindi ho deciso che se lo devo portare in auto-aereo-nave-bici lo metto in un sacchetto di plastica.
[Mantiduzzacioèio a questa frase scoppia in risata, pensando al sacchetto della spesa con il coniglio semi-soffocato, pronto da mettere nel soffritto]
S: E lo prenderò sfigato. Cercherò quello in disparte, quello che tutti i fratelli prendono in giro dicendo "nessuno ti sceglierà mai perchè sei sfigato", invece lo prenderò io, e gli vorrò tanto bene, tiè!
M: Un po’ come con i ragazzi…
S: Prrrrrrrrrrrr
M: Silvia, ma sei sicura? Sicurasicurasicurasicura? Guarda che è un coniglio!
S: E’ il mio sogno nel cassetto e non sarai tu a distruggerlo. Avrò un coniglio. Che mi vorrà bene. E mi aspetterà a casa la sera e mi farà le coccole e tu sarai gelosa e non provare ad avvicinarti al mio coniglio che ti spezzo, che sono gelosa, sai?
M: …
S: E lui sarà contento perchè se non sono io sarà una bimba con le trecce che gli tirerà le orecchie e quindi sono meglio io che lo tengo nella gabbietta di titanio da 50 euro e la carotina ammuffina, no?
BORSA II
27 Marzo 2007Mi sono ripresa.
Dormire troppo poco ha effetti devastanti sul mio umore. Ho dormito un pochino oggi pomeriggio e ho programmato la mia giornata in modo da poter andare a dormire alle 22 questa sera. E non ci sono storie, alle 22.10 voglio essere sognante nel mio pigiama di pile.
Così domani me ne vado a Milano bella sveglia a vascare in 3 biblioteche diverse, devo comprare gli occhiali scuri (che anche se non c’è il Sole il Sole ci sarà)(che ci vuole coraggio a indossare gli occhiali che voglio, ma ci vuole coraggio nella vita)(che anche quando ho tagliato i capelli a zero ci voleva coraggio)(ma poi che coraggio e coraggio…perfavore)(ci voleva più coraggio a tuffarsi dalla boa quando ero convinta che in acqua ci fosse uno squalo pronto a mangiarmi tutta intera)(e quindi era uno squalo bello grosso)(dicevo, gli occhiali scuri, poi domani posto una foto)(se ne avrò il coraggio), poi dal professore di tesi, che oltre che neopapà è anche un prof troppo fico, e quando parla mi fissa dritto drittissimo negli occhi senza mai togliere lo sguardo e a dirla tutta un po’ m’imbarazza.
Come sto? A parte che non ho soldi, che c’è un tempaccio schifino, che sto studiando abbastanza, che il lavoro rimane sempre temporalmente troppo lontano, che sono sempre abbastanza di corsa, che a casa la situazione non è invivibile-peggio, che tra oggi e ieri ho avuto i nervi che ballavano la samba in mezzo alla stanza, a parte tutto questo, sto bene.
BORSA
26 Marzo 2007La borsa della Felicità chiude quest’oggi in ribasso, ma in ribassissimo, signori, i broker sono sconfitti ed abbattuti, le quotazioni lampeggiano di rosso-
Solo le azioni di Acidità e Nervosismo sono andate bene per tutto il corso della giornata.
Gli economi cercano nelle troppe poche ore di sonno la causa del crollo di quest’oggi. Cercheremo di porvi rimedio andando immediatamente a dormire e svegliandoci solo domani h.7e30. Se il Sole dovesse poi decidere di tornare a splendere su di noi sarebbe proprio un bell’aiuto.
Proprio no, oggi.
DATEMI UNA SPADA II -diplomazia
26 Marzo 2007Che oggi ho dovuto chiudere la cintura un buco più in là, nel senso, in meno, nel senso che sono dimagrita di un buco di cintura, che se uno mi vede mi dice, ma scusa, allora prima com’eri, di chimavano Moby?
Che chissenefrega però, cioè della cintura, i suoi buchi e il mio essere dimagrita, non me ne frega proprio nulla.
Che meno male che ci sono panettiere ucraine che vendono superkrapfen superfarciti di supercrema, che anche se non hanno cambiato tanto il mio umore un pochino si, grazie anche a Silvia -SantaDonna- a parte che io parlavo e lei rideva quasi rotolandosi sulla sedia che, penso, grazie, bell’amica, ma poi si, alla fine ridevo anche io, due idiote.
Che meno male che stasera ho 4 ore no stop da passare in palestra prima con le dolci fanciulle poi con la mia squadra, che così voglio vedere se quando torno ho ancora la forza (che ti serve quando dici si comincia…) di essere arrabbiata e nervosa e unacordadiviolino, che dico perchè? Cioè, io so perchè ma so anche che è inkazzatura fine a se stessa, e mica fa bene.
Che adesso vado a fare la tassista, perchè il fratellino con la pioggia non può andare a scuola in bici, troppo faticoso.
My god, sono acida come un limone di sicilia. Che già saperlo aiuta, ma mica troppo. Mi vado a bere un litro di acqua e zucchero.
DATEMI UNA SPADA
26 Marzo 2007POST SCRITTO POSTATO E CANCELLATO.
FOTOGRAFIA ETICA?
23 Marzo 2007Sfogliavo il giornale, laRepubblica pagina 27.
Ora, sarà che si parla di India, e inspiegabilmente questo argomento mi tocca da vicino (ma credo che se si fosse trattato di altro Stato avrei fatto gli stessi ragionamenti) e sarà che si parla di fotografia, e -inspiegabilmente data la mia incapacità tecnica di fotografare- anche questo argomento mi tocca abbastanza, perchè fotografare mi imbarazza.
Ebbene, la fotografia dell’articolo mi ha infastidita. E non solo per l’accostamento -dettato da regole (più o meno condivisibili) di mercato- con la fotografia pubblicitaria appena più sotto.
Mi ha infastidita perchè è una foto rubata. Perchè racconta troppo poco, tolta la didascalia. Perchè il viso della donna è visibilmente seccato, rubatole l’attimo privato di un pranzo. Perchè mostra la parte intima di una famiglia, la casa, che, seppur smembrata, rimane Casa. Perchè racconta se la si legge bene, ma secondo me racconta nel modo sbagliato, senza un dialogo. Racconta dal punto di vista del fotografo, e non della famiglia indiana (in questo caso). Perchè non sappiamo come quelle stesse persone si sarebbero fotografate se a loro fosse stato chiesto.
Proviamo a pensare a come avrebbero potuto farlo. Supponiamo che il fotografo si fosse avvicinato, avesse chiesto loro di autorappresentarsi in relazione agli sgomberi e alla distruzione delle abitazioni di Mumbai (di questo si parla nell’articolo). Si sarebbero fotografati così, nell’atto di masticare un pranzo senza muri? Forse avrebbero scattato la stessa fotografia, ma più probabilmente no.
Perchè quando usiamo un’immagine per comunicare qualcosa (e quando questa immagine porta con sè significati- e non solo significanti- di una realtà lontana in termini geografici e culturali) dovremmo stare attenti ai rapporti di forza che esistono dietro lo scatto.
Dal momento che questa informazione visiva è veicolata da e per una certa "cultura" ma attraverso l’immagine di un’altra, in una relazione a forma di triangolo isoscele dalla base strettissima, sono convinta che nel processo di comunicazione sarebbe giusto (aggettivo inflazionato, lo so) che tutte la parti diventassero soggetti attivi, e che quindi non solo il fotografo e il pubblico, ma anche il fotografato avesse la possibilità di agire sulla comunicazione che avverrà attraverso un’immagine di lui in una società diversa e lontana.
Credo quindi sia necessario il dialogo anche nella "semplice" realizzazione di una fotografia. Il dialogo può eliminare gli stereotipi, i pregiudizi, e moltiplicare i punti di vista.
[www.fotografiaetica.com - "On Photography" Susan Sontang]
PIX, INTANTO NON CI CREDO
22 Marzo 2007Avevo 8 anni quando ho iniziato ad andare in palestra il sabato pomeriggio, minivolley: rete bassa, tantissime bambine, due allenatrici giovani come lo siamo ora io ed Elena.
Ne avevo 10 quando in partita ho fatto la mia prima schiacciata punto. E l’ho scritto sul diario, ero felicissima.
Ne avevo 12 quando per la prima volta ho firmato il referto da Kapitano (oh, yeah!)
E 13 quando mi sono rotta il gomito e siccome sugli spalti c’era tal Alessandro A. non mi sono messa a piangere e volevo continuare a giocare, anche se il braccio non stava più su.
E poi ci siamo trasferiti, ho cambiato squadra. C’è voluto tanto tempo per abituarmi, loro si conoscevano da anni e io ero l’ultima arrivata. Ed è sempre un duro lavoro conquistarsi la fiducia di una squadra, e soprattutto dell’alzatore.
Poi con Christian ho smesso: abitava lontano e l’avrei visto pochissimo se avessi continuato a giocare. Non credo di aver smesso per amore, solo per paura, per sciocchezza, perchè pensavo troppo con il NOI e troppo poco con l’IO.
Dopo 2 anni, in terza liceo, mi telefona Dile: "Ciao, sono Diletta, del classico" "si, ciao" "senti, ci chiedevamo, tu giocavi a pallavolo, vero? non ti andrebbe di ricominciare?" Tuffo al cuore, la sera ero in palestra, spolverate le ginocchiere. Di nuovo nuova squadra, bellissima squadra. E lo sai, scema, te l’ho detto. Io avevo il tuo ruolo, tu in panchina con le stampelle, non ci conoscevamo ancora e facevi un tifo sfegatato per me. Capito? Io che prendo il tuo ruolo, ultima arrivata anche un po’ piena di sè, e tu facevi il tifo. Che lo sentivo, sai? E pensavo che non sapevo se l’avrei fatto al tuo posto, e non avrei immaginato che saremmo state così legate, un giorno, nonostante le nostre abissali differenze. Le altre ragazze, che continuo a frequentare oggi, hanno quasi tutte smesso o cambiato società. Solo con Elena siamo rimaste "insieme". Un sacco di allenatori che si sono susseguiti, un po’ di autogestione, Ilbe che chiamava TimeOut per raccontarci le barzellette porno, Barbarella che non ne prendeva una, Paul che in fondo non era male. Tanto è sempre colpa degli allenatori. =)
L’anno scorso il muro con tanto di caviglia distrutta, le partite viste dagli spalti con le stampelle, il riprendere piano piano. E poi le tue ginocchia, non guardare dove vai, mi raccomando…schiantati pure contro gli spalti…
E poi ricominciare a giocare con la squadra di punta, la fusione con la società del paesello vicino.
E mi fa proprio arrabbiare sentirti dire che smetti, perchè eri tu che fino a 6 mesi fa mi dicevi che la cosa più importante era non mollare, che non possiamo smettere, che il pallone ce lo sogniamo di notte. Che intanto non ce la si fa. Che ieri sera anche io ero incazzata, che non si può mica giocare così, non esiste che non se ne ha voglia, ci si giocava il campionato in quel campo e l’abbiamo giocato male. Perchè poi? Ok, sono d’accordo su tutto. Con il fatto che le scelte fossero sbagliate, che eravamo tutte tese, che che che che… E anche se ieri sera ti avrei detto che smetterei, non l’ho fatto, perchè so che non riesco mica. Perchè quanti anni è che dico che smetto, che ci sono cose più importanti, che la pallavolo mi toglie tempo e troppe energie, che è inutile incazzarsi tutte le settimane, che insomma, chi ce lo fa fare? E anche se lo dico alla fine a Settembre siamo sempre lì a fare preparazione atletica, stanche morte, ancora abbronzate…E poi prova a dire che in spiaggia non sei sempre con un pallone in mano, perchè lo so che non è così, e i tornei di Beach li facciamo quest’anno, io e te, giusto? Perchè in fondo non vedo l’ora che ci sia la prossima partita.
Scema.
21 Marzo, EQUINOZIO PRIMAVERA – mi sento un po’ un’adolescente
21 Marzo 2007L’ho già detto, infinite volte, troppe volte, ho persino stancato. Ma io adoro il sole, i fiori, il profumo dell’erba tagliata, e starei ore in riva al Po a giocolare, giocare, bere e prendere il sole, come due primavere fa con Matteo, come l’anno scorso alla "base Nato" di Sanfio a scendere dalla collinetta con il culo su quel pezzo di legno, e quando il Daddy si decide a mettere fuori il tavolo in ferro battuto finalmente posso studiare in mezzo agli insettini schifini di Marzo-Aprile, costume e crema abbronzante, e cacciare la testa sotto la canna dell’acqua se no fondo, e sarà anche che i vestiti estivi sono meravigliosamente comodi e freschi, e finalmente smetto di indossare solo jeans, e e e…e gli allenamenti senza riscaldamento e sudare che la pressione non esiste più, pensi di svenire, tutte le porte di sicurezza aperte che il freddo gelido dell’inverno è solo un ricordo e guidare con i finestrini abbassati e gli occhiali scuri (che ho rotto) e i capelli che finalmente arrivano a coprirmi gli occhi.
Ebbene, nonostante da qualche parte d’Italia stia nevicando, e mi dispiace tanto per voi, qua al Paesello c’è un bellissimo sole caldo…e io sto benebene.
(e volevo mettere delle foto ma il pc si è impallato e allora col cavolo che ci perdo ancora del tempo…)
